«Libertas», storia di voga tra guerre e pace

Nell’ambito del ciclo «Incontri in Contrada» della Società «Histria» conferenza a cura di Franco Stener

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«Libertas», storia di voga tra guerre e pace
Franco Stener. Foto AIA

CAPODISTRIA | La voga, tra le guerre, i cambiamenti di confine e la relazione con il mare, è stato il tema della conferenza “Sport e canottaggio tra guerre e pace a Capodistria”, tenutasi giovedì nell’ambito del ciclo dedicato al mondo marittimo degli “Incontri in Contrada”, organizzati dalla Società umanistica “Histria”. In qualità di relatore è stato invitato Franco Stener, pubblicista e conoscitore del patrimonio storico del territorio. Dean Krmac, a nome dei promotori, ha presentato la serata, salutando il pubblico e in particolare un ospite d’eccezione, ovvero Mario Fonda, figlio di Renato Fonda il quale fu l’ultimo presidente della “Libertas”.

La storia della società, ha spiegato Stener, si divide in tre parti: dal 1888 al 1918, dal 1919 al 1945 e dal 1946 al 1960, anno dell’ultima presenza agonistica, prima che la memoria sfumasse nel ricordo. Stener ha contestualizzato il canottaggio adriatico, che nacque nella Trieste di fine Ottocento, quando amici benestanti si ritrovavano per gite e scampagnate in barca lungo la costa. Al rientro, scherzosamente, gareggiavano tra loro. Da questa consuetudine si generarono le prime regate: nel 1883 una gara nel Vallone di Muggia convinse la Società Ginnastica Triestina a fondare la Società delle Regate di Trieste, precursore di una federazione tra i circoli nautici triestini e istriani. Oltre a città come Parenzo e Pirano, toccò anche a Capodistria.

Il nome proposto, “Venezia Giulia”, fu respinto dagli austro-ungarici, che vi leggevano una rivendicazione irredentista e si optò per “Libertas”. La società divenne presto un riferimento per i giovani locali, finché la Prima guerra mondiale non segnò una brusca interruzione. Molti soci fuggirono per sottrarsi alla leva austriaca arruolandosi nell’esercito italiano e alcuni persero la vita. La sede, un capannone in legno, andò distrutta, forse in un incendio legato alla guerra o forse di proposito, chiudendo la prima fase della storia del club di canottaggio. Tra le due guerre la squadra si ricompose e fu protagonista dei campionati italiani, con molte vittorie ma anche con anni di difficoltà economica per la ricostruzione di sede e imbarcazioni. Nel 1919, a Lecco, la “Libertas” conquistò il titolo nazionale dell’Otto. Nel 1925 nacque la rivale di Isola, la “Pullino”, straordinariamente motivata e capace di un titolo olimpico e diversi europei. Stener ha ricordato l’episodio delle selezioni del 1932 per Los Angeles, quando un’onda di un motoscafo fermò la “Pullino” in una gara testa a testa, favorendo la qualificazione della “Libertas”. Questa alle Olimpiadi sfiorò l’oro, arrivando seconda dietro la Germania, ma la sconfitta lasciò un segno duraturo nello spirito del gruppo.

Dean Krmac e Mario Fonda. Foto AIA

Durante la Seconda guerra mondiale l’attività si fermò quasi del tutto, tra bombardamenti e coprifuoco. La ripresa fu breve, poiché il 13 febbraio 1947, pochi giorni dopo il Trattato di pace di Parigi, la sede fu svuotata con la forza, con la scusa di destinarla ad attività più necessarie. La fine dell’attività sportiva fu determinata anche dal tracciamento di un confine, attraversabile liberamente sino al giorno prima e poi invalicabile. Nel Territorio Libero di Trieste, lo sport si doveva dividere tra CONI italiano e UCEF, legato alla Jugoslavia e chi era tesserato con l’uno non poteva allenarsi con l’altro. Gli atleti della “Libertas”, esuli o pendolari, dovettero scegliere un’affiliazione quasi come una cittadinanza e la società trasferì la sua sede in quel di Trieste. L’ultima gara risale al 1960. La storia delle “Libertas”, quindi, è dipesa da quella complessa del suo territorio: ogni ridisegno di confine ha prodotto una rifondazione forzata, una migrazione di atleti o la cancellazione.

A chiudere la serata è stato Mario Fonda che ha ripercorso con fotografie d’epoca la vita del padre Renato, nato a Pirano, poi trasferito a Pola, arrivato a Capodistria e infine a Trieste. La prossima conferenza di “Incontri in Contrada” si terrà giovedì 23 luglio con relatore Giuliano Orel sulla pesca nel Mediterraneo, nell’Adriatico e nel golfo di Trieste.

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