La giornalista e scrittrice triestina Nadia Pastorcich è tornata al Salotto del libro italiano di Capodistria, per presentare il suo volume “Livio Cecchelin, una vita al pianoforte” pubblicato quest’anno da Luglio Editore. Tra il pubblico, accolti dalla responsabile del Salotto, Nicoletta Casagrande, anche la presidente della CAN di Capodistria, Roberta Vincoletto, il responsabile del Centro “Carlo Combi”, Kristjan Knez e la presidente dell’Associazione per le pari opportunità POEM, Isabella Flego. Pastorcich ha dialogato con Claudio Cecchelin, figlio del celebre pianista triestino, che ha spiegato la genesi del libro.
“L’idea è nata dopo la morte di mio padre, nel 2020. Sentivamo la necessità di ricordarlo e di mettere ordine nella sua grande eredità culturale. Abbiamo pensato a Nadia perché lo aveva già incontrato e intervistato una decina d’anni fa”. Per l’autrice, la scrittura del volume è rientrata in un progetto più ampio, quello di raccontare la Trieste del passato e valorizzare la memoria orale dei suoi protagonisti. Pastorcich ha infatti già dedicato altri due libri a Spiro Dalla Porta Xydias e a Lelio Luttazzi e sta già lavorando al prossimo volume. Un fil rouge accomuna queste figure: persone, spesso appartenenti a una generazione segnata dalla guerra, che non si sono mai arrese e sono state capaci di vivere ogni giorno come una sorpresa. “Ho scritto questi libri come testimonianza del tempo”, ha spiegato Pastorcich, “ma anche per ricordarci che siamo tutti frutto di un percorso. Le persone hanno sempre qualcosa da raccontare e questo è fondamentale per costruire un ponte tra passato e presente. Per citare Spiro Dalla Porta, la vita è un continuo perdersi e ritrovarsi e non siamo poi così diversi gli uni dagli altri”. Il volume su Livio Cecchelin offre un ritratto a 360 gradi, non tanto perché pretenda completezza assoluta, ma perché restituisce la personalità dell’artista, uomo e padre, attraverso aneddoti, ricordi, testimonianze e momenti condivisi da chi lo ha conosciuto. Ne emerge anche un affresco della Trieste di un tempo: vivace, aperta al jazz, protagonista della rinascita culturale italiana nel dopoguerra e molto aperta al rapporto oltreconfine.
Il lavoro è costruito su dieci ore di interviste, trenta testimoni, ricordi familiari e centinaia di articoli di giornale. Nella prima parte si racconta la storia della famiglia Cecchelin, a partire dai genitori, il comico Angelo Cecchelin e l’attrice e cantante Margherita Naccari. La seconda parte segue la carriera di Livio tra le collaborazioni teatrali, le compagnie dialettali, le pièce prodotte da La Contrada, spettacoli musicali e programmi radio. La terza parte riporta invece il ritorno del varietà, mentre il libro si chiude con una raccolta di episodi quotidiani, gaffe, passioni e ricordi che restituiscono un’immagine affettuosa e spontanea del pianista. “Ho inserito anche aneddoti divertenti – come quando dimenticò il nome della moglie – perché volevo mostrare non solo l’artista, ma anche l’uomo”, ha raccontato Pastorcich.
“Livio era famoso per le sue battute, per il suo amore per le donne, per la sua galanteria, per la sua capacità di tirar fuori il meglio da ciascuno e per la sua disponibilità a condividere un buon bicchiere”, ha concluso, ricordando un uomo che, nonostante le difficoltà, aveva conservato lo sguardo di un bambino, con la curiosità di chi vuole scoprire la bellezza della vita sino all’ultima goccia.

Foto AIA
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