Isola. Passione e innovazione per celebrare il Refosco

Alla decima edizione della rassegna una quarantina di produttori

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Isola. Passione e innovazione per celebrare il Refosco
Il taglio del nastro. Foto AIA

Le sale di Palazzo Manzioli si sono riempite, sabato, di bottiglie color rubino e tintinnii di calici nell’ospitare la decima edizione del Refuscus mundi, la manifestazione internazionale dedicata al Refosco. Il vitigno autoctono dell’Adriatico settentrionale che unisce storia, cultura e lavoro, quest’anno ha richiamato a Isola una quarantina di produttori provenienti da Italia, Croazia e Slovenia a raccontare non soltanto di vino, ma anche della passione, della fatica e della dedizione che lo accompagnano. Organizzato da “VinAdria” e “Vinakoper”, in collaborazione con la Comunità Autogestita della Nazionalità Italiana di Isola, l’evento ha accolto appassionati di vino, visitatori internazionali e rappresentanti delle istituzioni. I saluti di benvenuto, introdotti da Kim Jakopič, coordinatrice culturale della CAN, sono stati affidati a Jan Pulin, presidente della CAN di Isola, che ha sottolineato il valore identitario del Refosco quale ponte tra tradizione e innovazione. Matej Zaro, organizzatore e produttore, ha ricordato che “nel nostro lavoro non esistono termini come vostro o nostro, né al di qua o al di là del confine: esiste un solo territorio, raccontato dal rosso del vino e dalla fatica dell’uomo. Qui ci sono più di 40 storie di vita e di sacrificio e siamo orgogliosi di condividerle con voi”. Una tra gli ospiti più affezionati è anche la ministra slovena dell’Agricoltura, Mateja Čalušić, la quale ha evidenziato l’importanza della collaborazione tra produttori in un periodo segnato dal calo globale dei consumi di vino rosso. La titolare del dicastero per le politiche agricole e alimentari ha ribadito la necessità della cooperazione per costruire riconoscibilità e fiducia sui mercati, confermando il sostegno del Ministero al settore anche in ambito comunitario. Il ruolo della scienza in questo campo è stato ricordato dal direttore del Centro di ricerche scientifiche di Capodistria, Rado Pišot, che ha sottolineato la collaborazione tra l’Istituto di viticoltura ed enologia e quello di olivicoltura con i produttori. La manifestazione è stata benedetta dal parroco Janez Kobal, che ha richiamato l’origine divina della vite come dono alla terra, augurando abbondanza e prosperità ai vigneti e ai coloro che li lavorano. Alla cerimonia del taglio del nastro assieme alla ministra Čalušić, nonché a Zaro e Pulin, ha partecipato pure la Console generale d’Italia a Capodistria, Simona Ciuffoni. Subito dopo, si sono aperte le degustazioni libere e guidate, con due appuntamenti tematici nella Biblioteca di Palazzo Manzioli. Sašo Dravinec, giornalista ed esperto del settore, ha illustrato gli assemblaggi rossi carismatici della regione del Litorale, mentre il capo enologo della cantina “Vinakoper”, Boštjan Zidar ha raccontato la storia dei vini istriani premiati a livello internazionale. Il Refosco, nome comune di diversi vitigni locali, è storicamente associato a vini rubino, fruttati e aciduli, legati alla vita contadina. Negli ultimi vent’anni, grazie a tecniche di vinificazione innovative, ha conosciuto una nuova evoluzione, dando origine anche a rosati, spumanti e vini da dessert. Un intero mondo, quindi, da esplorare e sorseggiare.

Il parroco Janez Kobal. Foto AIA
Degustazioni in sala nobile. Foto AIA
Refuscus mundi a Palazzo Manzioli. Foto AIA

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