Anche quest’anno una delegazione della Comunità degli Italiani “Pasquale Besenghi degli Ughi” è stata ospite della Festa dell’Emigrante, la manifestazione trevigiana del comune di Tarzo, giunta alla 49esima edizione. Quando si parla di emigrazione, il Veneto ne sa qualcosa: tra il 1866 e il 1990 sono partiti oltre tre milioni di persone in cerca di un posto e di un lavoro migliori. Anche oggi sono molti, soprattutto giovani, a trasferirsi lontano. Chi se ne va lascia un vuoto nei luoghi, tra i cari e nei cuori, con una tensione che spinge a sentirsi legati alla terra natia anche oltreoceano e a farvi ritorno di tanto in tanto.

Da questo bisogno nacque, nel 1976 a Fratta di Tarzo, La Festa dell’Emigrante, come un momento di ritrovo per chi aveva lasciato e chi era rimasto. Nel tempo, grazie all’organizzazione dalla Pro loco locale, l’occasione si è arricchita di nuovi appuntamenti, tra cui il Campionato Triveneto, i Cortili dell’Arte, la Marcia tra le Colline e i Castagni, la Santa Messa e la deposizione della corona d’alloro al Monumento all’Emigrante. La festa comprende ora musica, spettacoli, eventi sportivi, proiezioni e mostre d’arte per il pubblico proveniente dal Veneto ma anche dal Cile, dalla Colombia, dalla Francia, dal Portogallo e da molte altre zone del mondo. La CI “Besenghi”, rappresentata dal presidente Robi Štule e da alcune socie del gruppo pittorico “La Macia”, è ormai un’ospite fissa della manifestazione. L’invito degli isolani, giunto dal presidente della Pro Loco Luciano Piaia, porta alla Festa dell’Emigrante un contributo di senso, aprendo un dialogo tra due storie di italianità. C’è chi ha lasciato la propria terra portando la lingua e la cucina italiana nel mondo, e chi, come la Comunità nazionale italiana dell’Istria dopo l’esodo, ha scelto di restare, custodendo una lingua e una cultura che a questo territorio sono sempre appartenute. Partenza e permanenza sono infatti due modi di rispondere alla stessa domanda su come mantenere viva un’identità.

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