Isola. CI «Dante Alighieri»: brindisi e concerto

A Palazzo Manzioli respirate atmosfere della Mitteleuropa e della tradizione con l’ensemble Lumen Harmonicum

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Isola. CI «Dante Alighieri»: brindisi e concerto
Il brindisi a Palazzo Manzioli. Foto AIA

Con un brindisi augurale e un Concerto di Capodanno, la Comunità degli Italiani “Dante Alighieri” di Isola ha voluto accogliere il 2026 con i migliori auspici. L’iniziativa, giunta al secondo anno e pensata per diventare un appuntamento fisso del calendario, ha riunito soci, ospiti e rappresentanti istituzionali sabato a Palazzo Manzioli. Ad aprire la serata è stato il presidente del sodalizio “Dante Alighieri”, Michele Fatigato, che ha colto l’occasione del brindisi per rivolgere il proprio augurio alla comunità. Ha sottolineato l’importanza di rafforzare il senso di coesione interna, ricordando come lo stare insieme e il benessere condiviso rappresentino il fondamento stesso dell’associazionismo. Accanto a questo auspicio, Fatigato ha voluto ampliare lo sguardo al contesto internazionale, esprimendo la speranza che il nuovo anno possa essere segnato da un ritorno alla pace, in un’Europa attraversata da tensioni e conflitti che destano crescente preoccupazione. Il presidente ha anche accennato alle attività culturali in programma per il 2026, che spazieranno da incontri con protagonisti della cultura italiana alla valorizzazione del patrimonio locale e delle tradizioni isolane e istriane. Dopo il brindisi, la serata è proseguita con il concerto presentato da Kim Jakopič, nuova coordinatrice culturale della CAN di Isola, che ha salutato il pubblico, tra cui erano presenti la Console generale d’Italia a Capodistria, Simona Ciuffoni e il deputato al seggio specifico della CNI al Parlamento sloveno, Felice Ziza. A esibirsi è stato l’ensemble Lumen Harmonicum, diretto dal maestro Massimo Favento di Trieste. Accanto al suo violoncello, al violino di Marco Favento e al pianoforte di Corrado Gulin, il cantante e attore Paolo Venier ha accompagnato l’ascolto con interventi recitati e canori, interpretando poesie ed estratti legati alla Giulianità e alla Triestinità. Dai salotti borghesi ai caffè, dai teatri ai giardini pubblici, dai valzer alle operette della Belle Époque, il concerto ha riportato il pubblico nelle atmosfere della Mitteleuropa tra Otto e Novecento, dove la musica rappresentava non soltanto intrattenimento, ma un elemento fondamentale della vita sociale. Accanto a questa dimensione che si potrebbe definite più raffinata, il programma ha saputo valorizzare anche l’anima quotidiana e ironica della tradizione, attraverso canzoni in dialetto triestino e istro-veneto che raccontano l’inverno, l’amore, la bora e le piccole fatiche della vita di ogni giorno. Il finale ha lasciato al pubblico un augurio un po’ stuzzicante: certo, bisogna coltivare i propri desideri, ma anche avere la saggezza di riconoscere che, talvolta, proprio ciò che non si ottiene può rivelarsi una forma di fortuna.

Kim Jakopic saluta il pubblico. Foto AIA
Michele Fatigato porge gli auguri. Foto AIA
L?ensemble Lumen Harmonicum con Paolo Venier. Foto AIA

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