Nella sede storica e rinnovata del Collegio dei Nobili di Capodistria è stato presentato il volume bilingue “Dal Seminario al Gian Rinaldo Carli. Secoli di istruzione a Capodistria”, a cura di Kristjan Knez e Roberta Vincoletto, pubblicato dal Centro “Carlo Combi” in collaborazione con lo stesso ginnasio “Carli”. Un’opera notevole, frutto di anni di ricerca, che ripercorre oltre quattro secoli di storia educativa cittadina, dalle origini sino all’età contemporanea.
La storia dell’istituto affonda le radici nel 1612, anno in cui venne inaugurato il primo Seminario-Collegio per chierici e laici. Nonostante la breve durata dell’esperienza, interrotta a causa del conflitto tra Venezia e gli arciducali che mise a ferro e fuoco buona parte dell’Istria veneziana, i capodistriani continuarono a battersi per mantenere viva un’offerta formativa stabile. La perseveranza portò frutto nel 1675, quando la città ottenne dal Senato veneziano l’autorizzazione a fondare il Seminario laico di educazione, noto come Collegio dei Nobili. Da allora l’edificio, ampliato e rinnovato nei secoli, ha conservato la medesima vocazione educativa, ospitando (quasi) ininterrottamente istituzioni scolastiche sino ai giorni nostri. Come ha illustrato Knez, il progetto del volume nacque nel 2011 su richiesta dell’allora preside, Luisa Angelini Ličen. “La storia del ginnasio”, ha affermato, “è come un fiume carsico: scorre, scompare e riaffiora nel tempo”.

Foto: AIA
Per ricostruirla si sono dovuti esplorare archivi di Capodistria, Venezia, Roma, Milano, Lubiana, Trieste e non solo. “Ogni informazione si basa su documenti ed è corredata da note, in modo che chiunque possa verificare l’attendibilità del lavoro”. Il risultato è un’opera articolata in cinque capitoli, ricca di documenti inediti e fonti di prima mano. Il primo, di taglio storico, è stato presentato da Knez in dialogo con Rino Cigui, storico e ricercatore, nonché Ezio Giuricin, giornalista di TV Capodistria. Cigui ha sottolineato come il volume restituisca “le turbolente vicende di un istituto che ha avuto un ruolo decisivo nella formazione dell’intellighenzia istriana”. Dalle scuole umanistiche del Seicento al Collegio dei Nobili, dai padri somaschi e scolopi sino al ginnasio moderno, il libro segue l’evoluzione cronologica del sistema educativo capodistriano, specchio delle trasformazioni politiche e sociali dell’Istria. Sopravvisse a pestilenze, guerre, mutamenti amministrativi e moti patriottici, diventando un punto di riferimento solido e stimato.
Il Novecento segnò invece una fase di profonde discontinuità: due guerre mondiali, fascistizzazione, regimi e cambi di confine trasformarono il ruolo della scuola, che dovette confrontarsi con ideologie contrapposte e difficoltà materiali. Dopo l’esodo e la crisi degli anni Cinquanta – quando gli iscritti si ridussero a meno di dieci – il Ginnasio rinacque grazie soprattutto all’impegno degli insegnanti e al sostegno del governo italiano. Il secondo capitolo del volume, presentato da Dean Krmac, è dedicato agli ex allievi illustri “che hanno portato in alto il nome della scuola”: Giuseppe Tartini, Gian Rinaldo Carli, Carlo Combi, Nazario Sauro, Fulvio Tomizza, e molti altri. Sono 55 biografie, accompagnate da fotografie e note biografiche, tra le quali però, non compaiono figure femminili. Le prime a essere ammesse, soltanto nel 1908, furono tre studentesse provenienti da Capodistria, Pola e Muggia.

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Il terzo capitolo, di Marco Apollonio, approfondisce la storia della biblioteca dell’istituto scolastico, che custodisce preziosi volumi del Cinquecento e Seicento, tra cui gli Statuti di Capodistria. Apollonio ha sottolineato come la biblioteca, “luogo dell’anima”, rappresenti non soltanto la memoria dell’istituto ma anche quella culturale della città. La professoressa Loredana Sabaz, autrice del quarto capitolo, ha illustrato il museo del ginnasio, che raccoglie oltre duemila oggetti, tra strumenti scientifici e reperti naturalistici. “Le collezioni”, ha osservato, “devono tornare a essere parte integrante del percorso scolastico”. L’ultimo capitolo, corale, guarda al “Carli” del terzo millennio: una scuola moderna e plurilingue, attiva in numerosi progetti europei, capace di coniugare tradizione e innovazione e di attrarre studenti di diverse provenienze. Alla serata, organizzata dal Centro “Carlo Combi”, erano presenti anche il Console generale d’Italia a Capodistria Giovanni Coviello, il presidente dell’Unione Italiana, Maurizio Tremul, i vicesindaci di Capodistria Mario Steffè e Mateja Hrvatin Kozlovič, le presidi del “Carli” e della “Vergerio” Selma Širca rispettivamente Helena Maglica, l’ex preside del ginnasio Luisa Angelini Ličen e il presidente della “Fameia Capodistriana” Piero Sardos Albertini, oltre a numerosi docenti ed ex studenti del ginnasio.
Le pagine del volume e le mura dell’edificio, oltre a una storia, raccontano la continuità di un’idea: quella che vede nell’istruzione scolastica la più solida forma di civiltà, oggi come allora e come domani.

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