Costruire una storia condivisa apprezzando gli sforzi degli storici

Omaggio al monumento nel cimitero di San Canziano a Capodistria per ricordare le «vittime della guerra e delle esecuzioni del dopoguerra»

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Costruire una storia condivisa apprezzando gli sforzi degli storici
I rappresentanti delle Istituzioni. Foto AIA

In occasione del Giorno del Ricordo, l’Unione Italiana, la Comunità Autogestita Costiera della Nazionalità Italiana e la Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati hanno deposto una corona di alloro presso il cimitero di San Canziano. Un’unica corona, sotto al monumento dedicato alle “vittime della guerra e delle esecuzioni del dopoguerra”, posta a nome di tutti, a testimonianza di un percorso di riconciliazione ormai consolidato. Ad aprire gli interventi è stato Alberto Scheriani, presidente della CAN Costiera, che ha sottolineato l’intensità emotiva di questi giorni: “I ricordi vanno ai momenti tristi e bui della nostra storia. Le nostre famiglie si sono divise, disperse in vari Stati, e le seconde e terze generazioni hanno rischiato di perdere il contatto che dovrebbero avere con le proprie radici”. Un passato doloroso che, però, non deve inscatolare il presente. “La storia deve essere un monito. Dobbiamo ora lavorare affinché ci sia un’integrazione aperta e costruttiva, per un futuro in cui i nostri figli e nipoti avranno un momento migliore”, ha aggiunto. Il presidente dell’UI, Maurizio Tremul, ha riflettuto sul significato storico della fine della Seconda guerra mondiale. Se in gran parte del mondo si ricorda la liberazione dall’oppressione nazifascista, in queste terre quel passaggio coincise con l’inizio di una nuova stagione di sofferenze. “La conoscenza e lo studio di questi fatti sono fondamentali per capire il passato, governare il presente e costruire un futuro di collaborazione, di amicizia, di rispetto e di dialogo interculturale”, ha ribadito. Questa parte di storia europea deve trovare spazio nei programmi scolastici e universitari, senza reticenze né negazionismi, ma con spirito critico e metodo scientifico. A tal proposito: “È necessario far conoscere la realtà della CNI e la sua presenza storica, con il suo inestimabile contributo alla creazione del patrimonio culturale, materiale e immateriale italiano, che ha dato vita allo spazio plurale istro-quarnerino-dalmata”, ha concluso.

La corona sotto al monumento. Foto AIA

Anche Renzo Codarin, presidente di FederEsuli, ha ribadito l’importanza di far conoscere una storia a lungo taciuta, poiché: “Con l’entrata in Europa, i popoli di Slovenia, Croazia e Italia hanno capito di avere un destino comune”. Negli ultimi anni, ha sottolineato, sono stati compiuti passi significativi nel dialogo reciproco, superando diffidenze e contrapposizioni del passato: “Continuiamo su questo percorso, che può garantire una vita più serena ai nostri figli e ai nostri nipoti, in questo territorio, dove l’Adriatico è un mare di pace”. L’ambasciatore d’Italia a Lubiana, Giuseppe Cavagna, presente con la consorte, ha evidenziato come riconciliare la memoria aiuti a compattare ulteriormente i rapporti tra l’Italia e queste zone: “Ringrazio e riconosco il lavoro dei presenti, le loro vite e le loro testimonianze: un impegno importante, riconosciuto dalle istituzioni”. La console generale d’Italia a Capodistria, Simona Ciuffoni, ha concluso la cerimonia sottolineando che il ricordo non debba essere motivo di divisione, ma uno stimolo per il dialogo: “Come ha detto il presidente della Repubblica italiana, Mattarella, si devono apprezzare gli sforzi degli storici per costruire una storia condivisa. E laddove questo non fosse possibile, bisogna compiere gesti concreti per unire le popolazioni, promuovendo dialogo, integrazione e rispetto reciproco, mettendoci sempre dalla parte delle vittime”.

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