Comitato istruzione: sostegno alla CNI

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Comitato istruzione: sostegno alla CNI

Il Comitato istruzione e scienza del Parlamento sloveno ha espresso nuovamente appoggio alle modifiche di legge sui diritti particolari delle Comunità nazionali, italiana e ungherese, nel campo dell’istruzione. Il documento, approvato dalla Camera, era stato bloccato dal veto sospensivo del Consiglio di Stato. Riguarda le competenze linguistiche del personale docente e non docente delle nostre scuole e il loro potenziamento. Per i professori che insegnano in italiano è richiesta la conoscenza a livello di lingua materna, per quelli di sloveno quale lingua d’ambiente e di lingue straniere, il C1 in base al catalogo europeo. Il presidente della Commissione istruzione del Consiglio di Stato, Branimir Štrukelj, che ha proposto e ottenuto l’approvazione del veto, ha ripetuto ancora una volta le sue argomentazioni. Ha parlato di condizioni troppo severe per l’assunzione di professori e insegnanti nelle scuole italiane, del rischio che diventi ancora più complesso trovare personale qualificato per gli istituti scolastici della Comunità Nazionale Italiana e che si giunga ad una chiusura in se stessa di tale realtà. Criticato l’operato del Ministero dell’Istruzione nelle procedure, assente anche all’ultima riunione in Parlamento. Da altri interventi sono state riproposte riserve alle quali si era già risposto nelle scorse settimane, come il presunto mancato sostegno del dicastero competente. Il deputato della CNI, Felice Žiža, è tornato a spiegare i motivi che hanno portato al testo di legge, armonizzato per lunghi mesi con presidi, consulenti pedagogici e con la CAN costiera, prima che fosse depositato in Parlamento. È stato garantito il diritto di qualsiasi laureato a concorrere per i posti vacanti nelle scuole italiane, a prescindere dalla sua nazionalità, a patto però che dimostri la conoscenza della lingua italiana ai massimi livelli. Nel dibattito è stato fatto presente ancora che l’eventuale mancanza temporanea di personale docente può essere ovviata con l’assunzione a tempo determinato dei professori, che dovranno poi perfezionare l’uso dell’italiano e delle terminologie nelle rispettive materie. Al termine il Comitato istruzione ha votato la delibera che definisce la legge in questione adeguata. Il Parlamento sarà chiamato ora a votarla nuovamente e per farla entrare in vigore serviranno 46 voti, ossia la maggioranza assoluta.

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