La Comunità degli Italiani di Crevatini ha ospitato, alla Casa della cultura di Scoffie, la pièce “Giacomo Casanova – La donna è come un fior”. Evento rievocativo del terzo centenario della nascita del dongiovanni per eccellenza (avvenuta nel 1725), lo spettacolo teatrale è omaggio al fascino e all’ingegno della “garanzia veneziana d’ardore” che trova il contemporaneo spessore nella “non violenza contro le donne”.
A dar voce allo scrittore, avventuriero e spirito libero del Settecento europeo, le performance di Raffaele Sincovich, autore, direttore artistico, nonché interprete nei panni del protagonista coadiuvato da Michela Cembran, sublime attrice nei panni della bramosa di conoscere vita e vicissitudini dalla sua voce. Un dialogo condito da musiche barocche a cura di Edoardo Milani al flauto traverso e Polina Barinova al pianoforte, oltre ai suggestivi costumi d’epoca e alle atmosfere carnascialesche. Pubblico partecipe ad ammirare umorismo e brillantezza di aneddoti e interpreti, la dimensione di “travestimento” restituisce con facile garbo quell’alone di mistero e magia che caratterizza l’unicità di Casanova. Seduttore sfrenato ma al contempo simbolo di libertà e passione, questo Re del Carnevale rappresenta, nell’immaginario collettivo, la quintessenza del donnaiolo.

Di modeste origini, Giacomo riuscì con maestria a frequentare le personalità più influenti del XVIII secolo. Nella fiorente Repubblica di Venezia dalle ferree regole che gli stavano strette, lazzi e intrallazzi non hanno contenuto le effusioni del protagonista che, come nella realtà, ha esercitato un’ascendente negli equilibri politico-nobiliari del tempo. L’accoppiata artistica Sincovich-Cembran fa emergere la personalità eclettica e creativa di Casanova che si destreggiò fra piaceri, duelli, fughe, cospicui arricchimenti e tracolli, in un susseguirsi di pellegrinaggio tra corti e salotti europei. Musicista, alchimista, diplomatico, agente segreto ed esiliato (dopo l’evasione che lo vide imputato di libertinaggio a Venezia), l’errare da fuggiasco lo porta a Trieste nell’allora rilevante porto asburgico. Il protagonista si districa tra alto borgo e gioco d’azzardo e, per difendere l’onore della patria durante un ballo in maschera, sarà un duello all’ultimo sangue a restituirlo alla Serenissima da uomo libero.
Dopo il bis a passo di danza, la presidente della CI di Crevatini, Maria Pia Casagrande ha ringraziato le istituzioni per il sostegno finanziario e la Comunità locale di Scoffie per l’ospitalità, pronta a supplire i lavori alla Casa di Bosici. “Sono veramente soddisfatta delle collaborazioni intraprese e di aver potuto ospitare questo spettacolo così vicino alle corde veneziane. Credo che il pubblico ha gradito l’impartita lezione di storia tra le righe, quando a monte c’è un immenso lavoro di ricerca e competenze teatrali e musicali per allestirlo”. Il prossimo appuntamento per il sodalizio di Crevatini con “L’amore è una cosa meravigliosa?” è in programma, sempre a Scoffie, il 5 dicembre.

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