C’è una storia che la musicologia ufficiale ha raccontato solo a metà. Una storia in cui le donne compaiono come destinatarie di dediche o come voci in prestito ai capolavori degli uomini. Il concerto per archi andato in scena a Capodistria, venerdì, ha raccontato l’altra metà: quella delle compositrici, delle cantanti, delle donne che hanno ispirato capolavori senza che nessuno ne pronunciasse il nome. Il Quartetto, formato dalle giovani Terézia Kučerová al primo violino, Mariapia Scalari al secondo, Staša Jovović alla viola e Clara Di Giusto al violoncello, ha scelto una scaletta di brani di sola musica scritta da donne, dedicata a donne o resa immortale da donne. La serata si è svolta a Palazzo Gravisi-Buttorai e si è aperta con il saluto del presidente della CI “Santorio Santorio”, Mario Steffè. Tra il pubblico davvero numeroso erano presenti anche la Console generale d’Italia a Capodistria, Simona Ciuffoni e la presidente della CAN di Capodistria, Roberta Vincoletto. Ogni brano è stato introdotto da una breve spiegazione di Di Giusto, che ha reso il concerto molto interessante oltre che piacevole. Si è cominciato con Bach, ricordando la moglie Anna Magdalena, cantante e copista, senza la quale parte del patrimonio bachiano come lo conosciamo oggi probabilmente non esisterebbe. Una condizione che si è ripetuta per Fanny Mendelssohn: pianista e compositrice, passò la vita a creare arte che la fama del fratello Felix oscurò. Una storia affascinante si cela dietro all’Ave Maria di Schubert, un brano universalmente conosciuto che la Chiesa cattolica vieta di eseguire in chiesa. La tradizione vuole che Schubert l’abbia composta mentre si consumava d’amore per una prostituta. Una donna stigmatizzata e ai margini della società, che lui scelse di elevare al grado del divino dedicandole le parole della preghiera più antica del culto cristiano. Ma, in effetti, la Madonna non fu forse la prima donna della tradizione occidentale a rivendicare una scelta sul proprio corpo sottraendolo al controllo maschile? Conclusa la parentesi classica, le quattro sono passate al jazz di Gershwin, con “Summertime”, pezzo diventato immortale attraverso la voce di Ella Fitzgerald. Un’ afroamericana nell’America della segregazione, che ha dovuto affrontare il razzismo sistemico prima di divenire la “first lady of song”. Poi “Bésame Mucho”, scritta da Consuelo Velázquez e cantata da Chavela Vargas, amante di Frida Kahlo, che porta l’intensità di una storia d’amore che la società dell’epoca non riusciva ad accettare. La scaletta ha proposto in seguito “Michelle” dei Beatles, il singolo “Someone like you” di Adele, “Moon river”, composta da Henry Mancini per “Colazione da Tiffany” e interpretata da Audrey Hepburn, per concludersi con “Somewhere over the rainbow” cantata da Judy Garland per il film “Il mago di Oz”. La serata è stata organizzata per la Giornata Internazionale della Donna, il giorno in cui si fa il punto sulla condizione femminile. E poiché anche la storia della musica si intreccia con quella dell’emancipazione di genere, il concerto ha scelto di dimostrare come, nonostante le esclusioni, le donne ci sono sempre state.


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