Capodistria. San Nazario e le reliquie saccheggiate dai Genovesi

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Capodistria. San Nazario e le reliquie saccheggiate  dai Genovesi
I presenti alla presentazione del libro. Foto AIA

Il duomo ha visto ieri, 21 ottobre l’incontro degli esperti della figura di San Nazario, dalla storia della sua devozione compreso lo studio delle fonti che parlano del Santo quale primo vescovo capodistriano insediatosi oltre 1500 anni fa. L’occasione è stata offerta dalla Società umanistica “Histria”, rappresentata dal segretario Dean Krmac, per presentare il libro sulla restituzione delle reliquie di San Nazario.

Il primo luglio 1380, durante lo scontro tra Genova e Venezia nel contesto della “Guerra di Chioggia”, le truppe genovesi guidate da Matteo Maruffo saccheggiarono diverse città istriane, tra cui Capodistria, asportando anche le reliquie dei Santi, Nazario e Alessandro Papa. Nel 1422 furono finalmente restituite, grazie alla collaborazione tra l’arcivescovo di Genova, Pileo de Marini e del vescovo di Capodistria, Geremia Pola che insistette per la restituzione, mentre il primo sostenne la tesi che i resti dei Santi debbano riposare nei luoghi d’origine. Alcuni esperti di vari settori hanno studiato la vicenda, producendo importanti scritti in onore dei 600 anni dalla restituzione, raccolti poi nel libro presentato ieri in duomo.

Alcuni dei relatori in duomo.
Foto AIA

A introdurre l’evento il parroco, don Primož Krečič, che ha sottolineato come la figura di San Nazario contribuisca a unire i capodistriani. È coautore dell’opera che porta la firma della storica dell’arte Mojca Marjana Kovač, curatrice della pubblicazione, con le collaborazioni dello storico Salvator Žitko, uno dei massimi esperti di storia veneziana, di Josip Banič che ha analizzato la corrispondenza tra i due prelati che portò alla restituzione, nonché i contributi di Giovanni Luca, Renata Novak Klemenčič e Jure Vuga, che hanno tratto spunto dagli archivi storici. Nel volume viene presentato dettagliatamente anche il sarcofago in marmo che contiene i resti di San Nazario e trova posto nel retro dell’altare maggiore. È un’opera scultorea risalente alla metà del Trecento che rappresenta allo stesso tempo un altare e un reliquiario. Si tratta di un esempio di scultura veneziana originale che fu collocato nella cappella dell’altare maggiore del duomo romanico ristrutturato in stile gotico.

Il libro presentato ieri.
Foto AIA

I contributi degli autori affrontano temi inerenti il quadro storico e l’ampia interpretazione storico-artistica dell’opera, con l’intento di esporre le nuove ricerche relative alla sua realizzazione, la sua collocazione e il saccheggio delle spoglie del santo, consentendo così una nuova valorizzazione del significato di questo straordinario manufatto gotico. A finanziare la pubblicazione sono stati il Comune di Capodistria, l’Università popolare di Trieste e il Ministero sloveno della Cultura.

L’arca di San Nazario in duomo.
Foto AIA

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