Capodistria. Invito a ricomporre fratture di frontiera

Alla sala di lettura «Fulvio Tomizza» della Biblioteca presentato il romanzo «Tra due fiamme» di Umberto Zuballi

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Capodistria. Invito a ricomporre fratture di frontiera
Irene Visintini e Umberto Zuballi Foto AIA

Un segreto di confine sepolto nel Carso goriziano. Per svelarlo, alla Sala di lettura “Fulvio Tomizza” in seno alla Biblioteca civica “S. Vilhar” è stato presentato il romanzo di Umberto Zuballi “Tra due fiamme”. A moderare l’incontro con l’autore, scrittore e giurista di origini capodistriane, la critica letteraria triestina, Irene Visintini. Saluti iniziali di Ivan Markovič a nome degli ospitanti e Mario Steffè, presidente della CI “Santorio Santorio”, tra i tanti promotori di serata accanto alle CAN, Costiera e locale, al Comune e al Ministero della Cultura.

Umberto Zuballi si è riconfermato protagonista del dialogo culturale dell’area adriatica. Intercalate nell’inconsapevole storia d’amore capace di sanare ogni divisione, viene tessuto nella narrazione un groviglio di fondo a evocare memorie d’esodo e ferite di frontiera. Pubblicato da Giuliano Ladolfi Editore nella collana “Perle”, “Tra due fiamme” contrappone, oggi come ieri, doppi protagonisti. Sulle tracce dei nonni scomparsi da tempo – non potendo attingere alla fonte – l’avvincente viaggio di ricerca delle proprie radici vive un parallelo attraverso l’approccio generazionale di nipoti desiderosi di verità. Lei, Luisa, istriana figlia di esuli e residente nell’italiano Villaggio del Pescatore e lui, Zoran, sloveno di nascita, con una vita “oltre” che lo porta a Bruxelles ma dalle radici “poco più in là”. Saranno i giovani a incarnare la forza redentrice d’amore e vicendevole comprensione che scorre tra le righe. Fortuita coincidenza d’indagine sul passato di consanguinei, i due sconosciuti scoprono uno scontro diretto di nonni che ha segnato per sempre le vite di tutti. Carso goriziano, Seconda guerra mondiale. Nei bui giorni del gelido gennaio 1943, emerge la parte storica del racconto che ripropone un ben più duro contrapposto mettendo di fronte due nemici: un soldato italiano e un ardente partigiano. Tragici destini attorcigliano “fiammate dei colpi di fucile” lasciando dietro di sé vicende di conflitti, dolori e un logorante segreto che li avrebbe angosciati sino alla morte. Peso di coscienza, crucci e arrovellarsi nel dubbio, l’azzeccata fluidità d’accattivante scrittura tra le pagine, schematizza Luisa e Zoran nel cliché di due ragazzi senza consapevolezza alcuna l’uno dell’altra, che scavando riportano alla luce intricati dettagli di storia e commoventi episodi di vite ancestrali.

L’unicità del libro nella doppia visuale che unisce Italia e Slovenia, in quel velato peso di uno scomodo passato e nello sforzo dei protagonisti di capire per dare un senso alle azioni dei loro avi, mira a liberare le future generazioni dall’ombra della guerra. Zuballi imbecca il lettore a piccole dosi, fornendo punti di vista diversi sulle tormentate vicende di queste terre nel “bianco-nero” che lascia spazio a entrambe le verità. Opportunità di riflessione su scelte e conseguenze fatte in tempi bellici, l’autore non spinge a “dimenticare” bensì a “superare” il passato in un’ottica di pace e armoniosa convivenza delle genti. Nato nel 1947 da una famiglia di Capodistria riparata a Varese dopo l’occupazione jugoslava, l’ultima opera letteraria di Zuballi è frutto della visione di uno scrittore profondamente radicato nel territorio. Carriera giuridico-amministrativa come magistrato del TAR di Trieste-Venezia prima e, presidente dell’omologo a Pescara e Trieste poi, lo scrittore che non ama definirsi tale traspone “indagini del cuore”, rivelando solo all’ultimo l’atavico “segreto”. Noto come l’ideatore dei convegni annuali tra giuristi italiani, sloveni e croati sul tema del “Diritto amministrativo che cambia”, Zuballi porta in lettura traumi e rimorsi di giovani soldati giocoforza “nemici”, convinti d’aver messo fine ad una vita “ad occhi chiusi”. Testo inserito nel filone documentaristico, dopo varie vicissitudini Luisa e Zoran s’incontrano, s’innamorano e intraprendono un costruttivo percorso esistenziale comune, a formare un’unica famiglia. A calcare lo spirito precursore di “GO2025 – Gorizia-Nova Gorica, Capitale europea della cultura”, questo erede della tradizione tomizziana di narrativa, anche nel suo quinto volume intriso di storia intergenerazionale ha voluto rappresentare un inno alla pace, alla memoria condivisa e alla prospettiva di un futuro oltre ogni barriera ideologico-politica e ogni confine imposto quando il cuore, non batte per alcuna bandiera.

Mario Steffe, Irene Visintini e Umberto Zuballi
Foto AIA

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