Mirato teatrale volto a conoscenza, aggregazione e reciproco sostegno – dopo gli educatori della Media professionale “Coppo” di Isola e i ginnasiali del “Sema” di Pirano – l’Associazione Italiana Arte e Spettacolo di Capodistria porta a buon fine i laboratori finalizzati all’altruistico “fare gruppo” chiudendo il ciclo con i ragazzi del “Gian Rinaldo Carli”. L’approfondimento “AIAS per le scuole” incentrato su socializzazione e fiducia, parte dall’esperienza teatrale dalla dialettologa e glottologa Rosanna Bubola. Lezione tri oraria destinata agli otto studenti della III, l’attrice in sinergico coinvolgimento punta a rimuovere barriere, conflitti interiori e confini mentali attraverso il sorriso. Stimolo d’apprendere curioso, per porre un “salvarsi a vicenda” nello studio e nella vita, la Bubola scruta l’introspettiva individuale del mondo teenager di delicati e complessi meandri psicologici accompagnando gli studenti nello sviluppo d’empatia e fiducia. Si parli di blocchi intellettivi, caratteriali, d’imprinting o preconcetti, il percorso cognitivo dal recitato d’impersonificazione enfatizza la comunicazione verbale arricchendo vocabolario e fluidità linguistica italiane. L’eliminazione di inibizioni e paure emozionali, attraverso l’interloquire giocoso, vanno a colmare le carenze filologiche dovute non solo all’abuso di tecnologia ma all’ignaro incorrere in errore che pietrifica durante le interrogazioni. Nell’ambito delle attività finanziate dalla CAN Comunale, l’AIAS di Capodistria fa luce sull’argomento che addentra nell’interiore grazie all’aiuto d’immedesimazione che la mentore Rosanna incoraggia attraverso movimento, dialogo e improvvisazioni che invitano a collaborare scrutando e decifrando l’altro.
Goffaggine punto di forza, la comprensione/accettazione del “diverso” diventa processo intellettivo del nostro ambiente plurilingue, dove un ruolo fondamentale lo gioca il sostegno (sia esso di un amico o compagno di classe), provvidenziale scialuppa di salvataggio che in tempi moderni evita alienazioni, derisioni o beffeggiamenti che potrebbero scivolare in frustranti “social-meme”. Futile discriminazione del carattere timido e chiuso, adattarsi all’ambiente “creando gruppo” diventa puro talento del normale “stare insieme” ma deve esserlo altresì l’unione e il supporto intergenerazionale spontaneo. Altruistico gesto che accetta le diversità (peculiarità non solo adolescenziali), grazie all’AIAS lo sperimentale liberatorio studentesco invoglia i giovani ad aprirsi, deridersi e mettersi in gioco anche su ben più complesse problematiche di vita. Ritrovata fiducia verso coetanei, insegnanti o genitori adulti, lo sfogo porta a comunicare al mondo il proprio bagaglio emotivo interiore quale ultimo grido d’aiuto.
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