Una celebrazione di musica, memoria e identità linguistica ha animato la serata di sabato a Palazzo Manzioli, la quale è stata dedicata al cantautorato istriano dei Calegaria. L’evento, organizzato dalla Comunità degli Italiani “Dante Alighieri” di Isola in collaborazione con l’Associazione Italiana Arte e Spettacolo di Capodistria, ha celebrato quasi vent’anni di attività del gruppo. Michele Fatigato, presidente della CI “Dante” ha dato il benvenuto al pubblico, tra il quale erano presenti anche il deputato della CNI al Parlamento sloveno Felice Ziza, il presidente della CI “Santorio Santorio” di Capodistria Mario Steffè e il presidente dell’AIAS, Roberto Colussi.
A condurre l’incontro è stata Rosanna Bubola, che ha dialogato con i protagonisti della serata: Stefano Hering, Sergio Settomini, Leonardo Klemenc e Piero Pocecco. Il complesso, come ha ricordato Klemenc, nacque nel 2006 da un gruppo di amici che si trovavano semplicemente “per suonare assieme”, finché la passione non li spinse a fare qualcosa di più strutturato. Il loro primo concerto fu benefico alla Casa Cankar, evento che segnò l’inizio di un lungo percorso musicale durante il quale i Calegaria hanno realizzato quattro album, in cui si fondono musiche originali e brani in dialetto istro-veneto. Il nome “Calegaria”, richiama la via centrale di Capodistria, arteria della vita cittadina e simbolo del legame con le radici linguistiche e culturali italiane. Nel corso della serata gli artisti hanno ripercorso le tappe principali della loro storia e non sono mancati aneddoti simpatici, momenti di riflessione e musica dal vivo. Ampio spazio è stato dedicato alla commedia “Giro de aria in Calegaria”, scritta da Sergio Settomini e pubblicata dall’AIAS, con glossario annesso, nel 2024. L’opera, in dialetto istro-veneto con qualche inflessione triestina, restituisce con ironia l’atmosfera della contrada, tra chiacchiere, soprannomi e pettegolezzi di quartiere, ma propone anche riflessioni profonde sulla condizione umana. Sono presenti, tra i personaggi, due figure femminili fortemente simboliche: la Matta, emarginata ma libera, che con la sua apparente follia dice le verità che gli altri tacciono e Zaira, giovane, autonoma e consapevole, che rivendica la libertà di essere se stessa.
L’opera ha ricevuto una menzione d’onore al premio “Istria Nobilissima” e, pur non essendo ancora stata portata in scena, è disponibile per chi desideri rappresentarla. Piero Pocecco ha poi ricordato con affetto gli anni Sessanta e la sua prima band, I Semplici, sino al successo con i Faraoni. Due momenti toccanti sono stati l’omaggio a Stojan Stankovič (Stole) e il saluto a Danilo Fermo, ex membri e amici del gruppo. Hering, che conobbe i Calegaria grazie a Stole ed entrò a farne parte dopo la sua scomparsa, ha raccontato di aver riscoperto, grazie a loro, la ricchezza del dialetto quale esperienza artistica, come mezzo espressivo valido per parlare di tutto e come un insieme di suoni e parole perfetto per essere cantato. E così, tra ricordi, battute di spirito e belle canzoni, i Calegaria hanno restituito al pubblico l’anima della loro unione, “una storia che no finisi mai, come un sogno che ne ingruma e ne porta via insieme, per no lasarse più”.
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