Antifascismo in Istria: da Colarich a Sema

A Palazzo Pretorio rievocato il periodo storico del secolo scorso

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Antifascismo in Istria: da Colarich a Sema
La sede del ginnasio “Antonio Sema”. Foto: MARIELLA MEHLE

Le Associazioni combattentistiche regionali e gli attivisti che mantengono vive le tradizioni del Movimento TIGR, in collaborazione con il Centro di ricerche scientifiche di Capodistria, hanno promosso a Palazzo Pretorio una giornata di studio dedicata all’antifascismo nelle aree di confine. Nei saluti introduttivi Jadranka Šturm Kocjan, già deputata e diplomatica, ha voluto sottolineare le peculiarità del Capodistriano, ma anche del Goriziano e del Carso, sottoposte prima e durante la Seconda guerra mondiale alle violenze dell’occupatore nazi-fascista, ai tentavi di assimilare le popolazioni slovene con vari metodi, ma soprattutto perseguitando gli attivisti progressisti e antifascisti. Ha rimarcato inoltre la collaborazione esistente oggi nelle terre di confine tra le varie etnie e in questo clima gli organizzatori hanno deciso di non garantire un servizio traduzioni per i vari interventi in sloveno, italiano o croato, certi che i presenti fossero in grado di seguire le esposizioni e di capirsi tra di loro. Il primo intervento è stato affidato al professor Salvator Žitko, noto storico, che si è soffermato sulle figure di alcuni attivisti antifascisti, concentrandosi su Natale Colarich – Božo, uno dei punti di forza del movimento comunista nel Muggesano e a Trieste negli anni difficili del periodo fascista. Ha tratteggiato il momento storico anche in Istria, soffermandosi sull’attività di Colarich e dei suoi compagni a favore dei contadini e degli operai soprattutto nell’entroterra capodistriano dove più forte era la pressione degli squadristi e del regime fascista per impedire l’uso della lingua slovena, il mantenimento della cultura e delle tradizioni di queste genti. Per la sua attività fu più volte incarcerato sino al suo internamento nella Risiera di San Sabba, dove trovò la morte nel 1944. A presentare la vita e l’opera di Antonio Sema, invece, è stato chiamato Kristjan Knez, ricercatore storico, direttore del Centro culturale italiano “Carlo Combi” di Capodistria. Ha citato note biografiche sulle sue origine umilissime con la famiglia originaria del villaggio di Semić in Cicceria, tra Lanischie e Lupogliano, i cui avi nel corso del XIX secolo si erano trasferiti a Capodistria, in cui aprirono una rivendita di legna e carbone, mentre altre generazioni si spostarono a Isola e infine, negli anni Ottanta dell’Ottocento, a Strugnano. “Antonio frequentò la scuola elementare a Isola e per un breve periodo il ginnasio di Capodistria, ma dovette abbandonarlo dopo alcuni mesi, dato che la famiglia non era in grado di sostenere gli studi del figlio. Entrò nel mondo del lavoro, fu pescatore e ai primi del Novecento trovò impiego come manovale durante la costruzione della ferrovia Trieste-Buie-Parenzo. A Isola, centro industriale con una rilevante concentrazione operaia, ebbe contatti con le organizzazioni giovanili e culturali del locale Partito socialista”, ha rimarcato Knez nella sua presentazione. Ha citato ancora gli studi di Sema da autodidatta, sino alla qualifica di insegnante, che gli permise di lavorare nelle scuole istriane, prima di essere espulso per la sua attività politica e propagandistica. “S’interessò ai problemi dei contadini e si spostò in tutta l’Istria, entrando in relazione anche con gli sloveni e i croati, i cui rapporti erano facilitati dalla sua conoscenza delle lingue. Sosteneva l’autonomia delle nazionalità presenti nel Litorale austriaco e non abbracciò l’irredentismo. Ebbe contatti con i massimi esponenti del socialismo: Giuseppina Martinuzzi, Giovanni Tonetti, Giuseppe Tuntar, Domenico Contento e altri ancora. Da spirito libero riteneva che al partito si dovesse dare tutto, ma chiedere nulla, al tempo stesso l’attività entro il movimento non doveva servire per ottenere posti e/o vantaggi, per questo motivo Sema mai volle candidarsi a qualche carica”, ha rilevato Knez, che si è poi concentrato sulla tumultuosa vita di Sema, sulla stima che si guadagnò come insegnante tra i ragazzi, sul prestigio che accumulò da attivista per i diritti dei più poveri emarginati, che cercò di sostenere sino alla sua scomparsa, l’ultimo giorno del 1945, battendosi anche per la democrazia e l’affermazione della volontà dei popoli. “L’opera di Sema”, ha concluso Knez, “è ancora poco conosciuta nel Capodistriano, dove a ricordarlo c’è almeno il nome del ginnasio italiano di Pirano”.
Nella seconda parte del convegno di ieri sono stati presentati i libri di Milan Radošević e Renato Matić sempre sul tema dell’antifascismo, introdotti da Borut Klabjan.

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