Žiža: «Scuola, negati diritti costituzionali»

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Žiža: «Scuola, negati diritti costituzionali»
Felice Žiža

“L’attuale legge sui diritti particolari delle Comunità nazionali autoctone, italiana e ungherese, nel campo scolastico è incostituzionale, perché non rispetta i dettami dell’articolo 64 della Costituzione sul diritto all’educazione e all’istruzione nella propria lingua, compresi lo sviluppo e la formazione”. È il principio al quale si è richiamato il deputato della CNI al Parlamento sloveno, Felice Žiža, nel commentare l’esito della seduta plenaria della Camera di Stato dove è stata affossata la modifica di legge con la quale si puntava a elevare le competenze linguistiche del personale docente e tecnico-amministrativo nelle nostre scuole. A seguito del veto sospensivo espresso dal Consiglio di Stato serviva la maggioranza assoluta di 46 voti ma, anche a causa di alcune assenze causa Covid, sono mancati un paio di voti.

Lingua italiana ai massimi livelli

Tempo addietro la legge è stata oggetto di diversi interventi normativi, tra cui l’ultimo soltanto quattro anni fa, prima della conclusione del mandato del deputato Roberto Battelli, quando era stato stabilito che un docente che non ha frequentato la scuola primaria e secondaria in italiano oppure una delle due, concludendo poi gli studi in italiano, doveva svolgere un esame di conoscenza della lingua italiana e dimostrare una competenza linguistica a livello C1, secondo il quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue straniere, non tenendo conto che nel territorio nazionalmente misto ad es. la lingua italiana è paritetica allo sloveno. Già quella volta la nuova legge aveva sollevato diverse obiezioni, ma come ha spiegato Žiža, allora consigliere alla CAN costiera che aveva appoggiato tale modifica, era stato fatto “un compromesso politico”, perché la legge portava anche altre importanti novità. Nel corso del suo mandato in Parlamento, dopo aver interpellato i presidi degli istituti, la legge è stata nuovamente posta in discussione, anche perché non era stato ancora steso il regolamento attuativo. Come sottolinea Žiža, le modifiche proposte al disegno di legge sono frutto di un lavoro corale che ha visto in prima linea i presidi scolastici, i consulenti pedagogici e Nives Zudič Antonič del Dipartimento di Italianistica dell’Università del Litorale, convinti della necessità di “migliorare la qualità dell’apprendimento e dell’insegnamento, non soltanto della lingua italiana ma anche di tutte le materie che vengono insegnate in italiano”. “Le disposizioni su una conoscenza più elevata della nostra lingua d’insegnamento anche da parte dei professori di sloveno, quale lingua d’ambiente e delle lingue straniere, nonché del personale tecnico-amministrativo, tendono a creare un ambiente scolastico dove sia possibile apprendere la lingua e la cultura italiana ai massimi livelli”, lo hanno ribadito, appunto, i presidi delle scuole CNI nel comunicato stampa congiunto a seguito del veto posto dal Consiglio di Stato. Il deputato Žiža, inoltre, ha specificato che “la nostra lingua non può essere valutata secondo i gradi di valutazione delle lingue straniere, perché non è una lingua straniera”.

Condizioni troppo severe

La legge aveva incontrato il consenso dei partiti della coalizione di centrodestra e del ministro dell’Istruzione Simona Kustec, ma non dei burocrati del dicastero. “Il Ministero responsabile ha bocciato la legge per motivi puramente tecnici che sono problematici rispetto agli obiettivi che le modifiche alla legge cercano di perseguire”, ha puntualizzato il leader sindacale del settore Branimir Štrukelj, nonché presidente della Commissione per la cultura e l’istruzione al Consiglio di Stato, secondo il quale in caso la legge fosse emendata le scuole con lingua di insegnamento italiana sarebbero costrette a fare i conti con una carenza di quadri professionali, problema che secondo lui sarebbe già attuale e che porterebbe ad assumere professori soprattutto dall’Italia, poiché in Slovenia un numero minore di persone potrebbe soddisfare tali condizioni, che pertanto andrebbero ad approfondire delle differenze nel sistema educativo. Inoltre, sempre secondo Štrukelj il nocciolo del problema delle scuole della CNI concernente la lingua sarebbe un altro, ossia che gli alunni che frequentano i nostri istituti sono di diverse nazionalità e soprattutto figli di migranti che “entrano nel processo educativo senza conoscere l’italiano e abbassano la qualità della comunicazione e dell’italiano stesso”.

Diritti non tutelati

“Non possiamo accettare che i funzionari del Ministero non riescano a capire l’incostituzionalità della legge stessa e che le forze del centrosinistra non ammettano questa grave mancanza di applicazione e tutela dei nostri diritti costituzionali quando dovrebbe aiutarci a mantenere la cultura e la lingua nei nostri istituti scolastici ai massimi livelli”, è stato critico Žiža. A bocciare la modifica di legge, infatti, sono stati i partiti all’opposizione del governo Janša, che trovano inammissibile soprattutto il fatto che anche il personale non docente debba avere una conoscenza dell’italiano a determinati livelli, trovandola persino “possibilmente discriminatoria”. Come ha evidenziato Branislav Rajić del partito di Alenka Bratušek, una persona che da altre regioni slovene si trasferirebbe in Istria per cercare lavoro, non conoscendo la lingua italiana non potrebbe mai venire assunta nelle scuole della CNI, anche se “sapesse preparare delle frittelle da leccarsi i baffi”.

Incontro al vertice

“La prima cosa che faremo in settimana sarà organizzare una riunione con i presidi, i consulenti pedagogici e i vertici delle CAN, dove discuteremo sul da farsi. Dobbiamo capire come muoverci perché non è una questione solamente politica, ma anche pratica. Ci sono professori che stanno aspettando da quattro anni per fare l’esame di conoscenza della lingua, senza il quale non possono ricevere un contratto a tempo indeterminato o fare avanzamenti di carriera. Dobbiamo, dunque, capire se procedere immediatamente, aspettare il nuovo mandato o attuare il regolamento e accettare il gioco al ribasso. Nonostante tutto, la cosa deve essere portata a termine. Si tratta di una questione né costituzionalmente né politicamente corretta e men che meno dal punto di vista della tutela dei nostri diritti”, ha concluso il deputato al seggio specifico del Parlamento sloveno, Felice Žiža.

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