Zagabria si prepara per il mega-concerto di Thompson

Il premier Plenković con la famiglia alle prove generali

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Zagabria si prepara per il mega-concerto di Thompson
Foto Matija Habljak/PIXSELL

Zagabria è praticamente bloccata in vista dell’enorme concerto che si terrà sabato sera, 5 luglio, all’Ippodromo, dove il controverso cantante croato Marko Perković, in arte Thompson, si esibirà davanti a un pubblico previsto di mezzo milione di persone. Si tratta dell’evento musicale con il maggior numero di spettatori mai registrato non solo in Croazia, ma in tutta Europa.

Tutti i servizi di emergenza sono stati mobilitati: polizia, ambulanze, elisoccorso, protezione civile e personale sanitario saranno dispiegati in forze. La città è già sotto pressione, e le autorità invitano i cittadini a evitare l’area del concerto, temendo un collasso totale del traffico. Dodici ospedali sono stati posti in stato di allerta, mentre nei pressi dell’Ippodromo sarà allestito un ospedale da campo con 200 letti. I visitatori sono stati avvisati di prepararsi anche alle alte temperature previste.

Il numero di forze di polizia impiegate è impressionante, e l’intera macchina della sicurezza è operativa come in occasione di un’emergenza nazionale. L’evento, infatti, rappresenta una sfida logistica e organizzativa senza precedenti nella storia del paese. Oltre all’ospedale da campo e alla sorveglianza costante, sono previsti corridoi sanitari e zone di evacuazione. Le autorità hanno pubblicato mappe con percorsi alternativi per il traffico cittadino, ma si prevede comunque un blocco diffuso.Durante la prova generale di ieri sera, il primo ministro croato Andrej Plenković si è presentato insieme ai ministri Davor Božinović e Tomo Medved. I tre si sono fatti fotografare con Thompson, e in un’immagine diffusa da Radio Imotski Nu si vede Plenković accanto al cantante, con il figlio in braccio.

Polemiche internazionali

Il concerto ha attirato l’attenzione dei media internazionali. L’agenzia di stampa francese AFP e lo storico israeliano Efraim Zuroff, del Centro Simon Wiesenthal, hanno criticato duramente l’evento, definendolo un esempio grave di revisionismo storico. Thompson è accusato da anni di simpatizzare con il regime ustascia, che durante la Seconda guerra mondiale collaborò con i nazisti ed è responsabile di crimini contro serbi, ebrei, rom e antifascisti.

Tra le accuse principali, l’uso del saluto “Za dom spremni” (Pronti per la Patria) all’inizio della canzone “Bojna Čavoglave”, considerato equivalente al “Sieg Heil” nazista. Zuroff ha inoltre ricordato che il cantante ha in passato interpretato canzoni che glorificano i campi di concentramento di Jasenovac e Stara Gradiška, nonché criminali di guerra ustascia come Ante Pavelić.

Nonostante le forti critiche, il concerto sta conquistando un successo straordinario. I biglietti sono andati esauriti in pochi giorni ad aprile. Secondo la piattaforma di vendita Entrio, un terzo degli spettatori ha meno di 28 anni. Un giovane fan ha dichiarato all’AFP: “Lo seguiamo per le sue canzoni patriottiche e per l’amore verso la Croazia. Quelle frasi legate agli ustascia? Sono solo un retaggio del tempo di guerra. Io nemmeno ero nato quando uscì quella musica”.

Il manager di Thompson ha definito le accuse “inappropriate” e ha insistito sul fatto che “si tratta di un concerto, non di un comizio politico”.

Tuttavia, molti osservatori fanno notare che in Croazia si sta registrando una crescente tolleranza verso simboli e retoriche legate al regime ustascia.

Nel suo commento per il Jerusalem Post, Efraim Zuroff ha definito il concerto il più clamoroso esempio finora di distorsione pericolosa della storia nella Croazia contemporanea. Ha criticato il governo croato per consentire una manifestazione che, secondo lui, glorifica i responsabili del genocidio durante la Seconda guerra mondiale. Ha ricordato inoltre che la Croazia è membro dell’Unione europea, della zona Schengen, della zona euro e ha presieduto l’Alleanza Internazionale per la Memoria dell’Olocausto (IHRA).

Zuroff si è chiesto come sia possibile che un Paese con queste responsabilità consenta “spettacoli pubblici che celebrano assassini di massa”, sottolineando anche il tentativo di rimuovere dalla memoria collettiva il contributo dei croati che combatterono nelle file partigiane contro il fascismo.

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