Il nuovo difensore civico per l’infanzia, Tatjana Katkić Stanić, indica la sua road map: contrasto alla violenza sui minori e tra minori, tutela nel mondo digitale, rafforzamento della salute mentale e maggiore accesso ai servizi sanitari e sociali. Senza dimenticare la battaglia contro la povertà infantile e l’esclusione sociale, problemi che – sottolinea – “i bambini stessi identificano come centrali”.
Il ruolo degli adulti
La garante insiste su un punto: il comportamento degli adulti è decisivo nel formare quello dei bambini, dice all’agenzia Hina. “Bisogna essere consapevoli di quanto le nostre azioni influenzino i più piccoli. Sui social circolano messaggi aggressivi, derisioni, ostilità. I bambini osservano e imparano. Anche in auto, nel traffico, registrano ogni gesto, ogni sfogo”, spiega. Per questo invita a un cambio di prospettiva: “Ciò che non vogliamo vedere nei comportamenti dei bambini, non dovremmo farlo nemmeno noi adulti”.
Secondo i dati dell’Ufficio del garante, nel 2023 sono arrivate 1055 segnalazioni di violazioni dei diritti personali dei minori: metà riguardavano violenza o negligenza. “È la conferma di quanti bambini vivano in contesti violenti e di quanto sia decisivo intervenire in tempo”, osserva.
Divorzi conflittuali e tempi della giustizia
Tra le situazioni più delicate, Katkić Stanić cita i divorzi conflittuali, dove i figli finiscono al centro dello scontro. “Serve che i tribunali decidano rapidamente. Le decisioni possono essere modificate, ma il bambino ha bisogno di protezione ora”. Per questo annuncia un incontro tecnico con ministeri, ordini professionali e associazioni per migliorare le valutazioni del rischio e accelerare gli interventi nei casi urgenti.
Sicurezza nel mondo digitale
La tutela dei minori online sarà una delle priorità dei prossimi anni. “Non abbiamo ancora una strategia unitaria per la protezione dei bambini nell’ambiente digitale”, avverte.
I ragazzi passano ore sui social, mentre molti genitori non conoscono i rischi e raramente ne parlano. “Nelle scuole, durante l’intervallo, quasi nessuno conversa più: tutti sul cellulare. Questo pesa sulla socializzazione e sullo sviluppo emotivo”.
I dati parlano chiaro: un terzo degli studenti è online tre o quattro ore al giorno, il 13 per cento supera le sette. L’Ufficio ha presentato un volume dedicato alla sicurezza digitale, che suggerisce un Piano nazionale, una banca dati sulle violazioni dei diritti online, norme più definite sui servizi digitali, corsi di alfabetizzazione mediatica nelle scuole e formazione per adulti e ragazzi.
“Più l’età è bassa, maggiore è il rischio. Bisogna valutare forme di limitazione dell’uso dei telefoni, se non divieti totali. Ma la sola proibizione non basta: serve educazione digitale”, chiarisce. Il testo del Programma nazionale è pronto ma non ancora approvato. “Ci batteremo affinché venga adottato e definisca azioni a breve, medio e lungo termine”.
Prevenzione del bullismo
Contrastare la violenza tra i minori richiede metodo e coordinamento. Il nuovo Protocollo sul comportamento in caso di violenza fra bambini e giovani introduce per la prima volta obblighi espliciti di prevenzione per istituzioni e organizzazioni. Ma la sua applicazione è ancora incerta.
“Le scuole spesso intervengono quando il fatto è già accaduto. A quel punto lo spazio d’azione si riduce”, avverte. Il tutore civico annuncia incontri interministeriali e un lavoro più stretto con i dirigenti scolastici. “Servono persone formate in modo omogeneo e programmi preventivi continui. Senza una rete stabile, non possiamo aspettarci cambiamenti reali”.
Raccomandazioni e trasparenza
Nel 2024 l’Ufficio ha pubblicato 65 raccomandazioni: il 58 per cento accolte, il 17 per cento accettate solo in linea di principio, il 22 per cento respinte e nove rimaste senza risposta.
“Le raccomandazioni dovrebbero essere il ponte tra ciò che è scritto nei documenti e ciò che cambia davvero nella vita di un bambino”, afferma.
Il difensore civico promette anche maggiore accessibilità delle informazioni e guide pratiche per le famiglie. “Molti genitori sanno che qualcosa non va, ma non sanno come intervenire. Vogliamo essere più aperti, dare indicazioni chiare e promuovere iniziative concrete per la protezione dei minori”.
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