È in corso un’indagine da parte degli agenti della prima stazione di polizia di Fiume sul violento episodio avvenuto lo scorso 21 luglio nel quartiere di Zamet, dove un 31enne, Endi Aničić, cittadino croato con disabilità, è stato vittima di un’aggressione brutale. L’uomo è rimasto gravemente ferito dopo essere stato attirato con l’inganno in un’area isolata e lì selvaggiamente picchiato.
Secondo quanto emerso dalle prime ricostruzioni, alcune persone – tra cui anche dei minori – avrebbero contattato Endi attraverso una piattaforma social, proponendogli un incontro. Una volta giunto nel luogo convenuto, un’area giochi, il giovane sarebbe stato circondato e aggredito con calci e pugni al volto e al corpo. Le ferite riportate sono gravi: ha fratture facciali e forti dolori che gli impediscono anche di alimentarsi normalmente.
La polizia ha già identificato alcuni dei presunti responsabili, che sono stati denunciati alla Procura per lesioni personali gravi e affidati al fermo del giudice istruttore. Le indagini proseguono per accertare il coinvolgimento di altri partecipanti.
Il caso ha immediatamente suscitato una forte reazione pubblica. Sui social la famiglia ha lanciato un appello accorato: “Lo hanno attirato lì e lo hanno picchiato. Endi è grande, ma è come un bambino di tre anni. È spaventato, dolorante, non riesce neppure a mangiare. Non ci fermeremo finché i responsabili non saranno puniti”.
La condanna del difensore civico
Il giorno successivo all’aggressione è intervenuto anche il difensore civico per le persone con disabilità, Darijo Jurišić, sottolineando la gravità del contesto: “Pregiudizi, stigma e ignoranza favoriscono l’emergere di episodi di violenza contro le persone disabili. I dettagli dell’aggressione lasciano ipotizzare che Endi sia stato scelto proprio per le sue caratteristiche personali. È possibile che ci si trovi davanti a un crimine d’odio”.
La sindaca Rinčić: «Fiume non è questa»
A condannare l’episodio è stata anche la sindaca di Fiume, Iva Rinčić, che ha parlato di un “atto codardo e inaccettabile”, evidenziando un clima crescente di violenza urbana. “Come donna, madre e sindaca – ha dichiarato – non posso accettare che simili episodi diventino la normalità. Non lo sono. Chi colpisce i più deboli compie atti vili. Questo non è un semplice fatto di cronaca, ma un campanello d’allarme per l’intera comunità”.
La prima cittadina ha annunciato misure concrete, tra cui un incontro urgente con i vertici della polizia, il potenziamento dei programmi di prevenzione della violenza e un rafforzamento delle politiche di inclusione per i gruppi socialmente vulnerabili.
“Fiume – ha concluso – deve restare una città sensibile, giusta e sicura. Non possiamo cambiare ciò che è accaduto a Endi, ma possiamo scegliere che città vogliamo essere domani”.
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