Video e foto dell’aggressione a Fiume: «Così si moltiplica il trauma»

La posizione del Garante per l'infanzia e il Centro per i bambini scomparsi e le vittime di abusi

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Video e foto dell’aggressione a Fiume: «Così si moltiplica il trauma»
Foto Shutterstock

Dopo la diffusione sui media di notizie e immagini relative al violento pestaggio di un ragazzo di 16 anni avvenuto a Fiume, il Garante per l’infanzia e il Centro per i bambini scomparsi e e le vittime di abusi hanno rivolto un appello ai mezzi di informazione, invitandoli a trattare i casi di violenza sui minori e tra minori con particolare attenzione e responsabilità.

Condannando con la massima fermezza l’aggressione ed esprimendo solidarietà al giovane e alla sua famiglia, le due istituzioni hanno sottolineato in una nota diffusa oggi, giovedì 12 febbraio, l’importanza, in momenti come questi, di mettere al centro il sostegno alla vittima. La pubblicazione di video del pestaggio e di fotografie che mostrano il minore con ferite visibili, avvertono, può avere conseguenze gravi e durature sul piano psicologico.
Secondo il Garante e il Centro, la responsabilità dei media va ben oltre l’eventuale consenso dei genitori. Un bambino, ribadiscono, non è un contenuto mediatico, ma una persona il cui diritto alla dignità, alla privacy e a un sereno percorso di recupero deve essere una priorità assoluta. Diffondere immagini e filmati di questo tipo significa, anche inconsapevolmente, contribuire a una nuova vittimizzazione.

L’invito rivolto alle redazioni è quello di astenersi dalla pubblicazione e dalla condivisione di immagini di violenza e di fotografie di minorenni, soprattutto quando mostrano le conseguenze degli atti subiti. Viene raccomandata il totale anonimato di tutti i bambini coinvolti nei casi di violenza tra pari e l’eliminazione di qualsiasi dettaglio che possa, anche indirettamente, portare all’identificazione della vittima o dell’autore. Particolare attenzione viene chiesta anche nell’evitare contenuti visivi disturbanti.

Le due istituzioni suggeriscono inoltre di orientare il racconto giornalistico verso l’analisi delle cause, la prevenzione e le responsabilità del sistema, coinvolgendo specialisti in grado di fornire un contesto adeguato e indicazioni concrete, nonché segnalando contatti utili per l’assistenza a bambini e genitori.

La diffusione di video e fotografie, avvertono ancora, non solo approfondisce il trauma della vittima, ma finisce per offrire visibilità agli aggressori, normalizzare la brutalità e violare diritti fondamentali come la privacy, la tutela della dignità e la sicurezza dei minori.

Pur riconoscendo il ruolo cruciale dei media nel portare all’attenzione pubblica i temi legati alla protezione dell’infanzia, il Garante per l’infanzia e il Centro per i bambini scomparsi e abusati ribadiscono la necessità di mantenere standard elevati di professionalità ed etica, evitando la pubblicazione di immagini e filmati che possano arrecare ulteriore danno ai minori coinvolti.

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