Vicesindaci CNI. Furio Radin: «Pari diritti»

Il vicepresidente del Parlamento e deputato della CNI interviene nel dibattito sulle modifiche alle leggi sulle autonomie locali e regionali. Niente discriminazioni nei confronti dei sostituti dei primi cittadini eletti tra le file delle minoranze nazionali

Il vicepresidente del Sabor e deputato della CNI, Furio Radin. Foto Patrik Macek/PIXSELL

Il vicepresidente del Sabor e deputato della CNI, Furio Radin, ha dato a intendere di non gradire l’idea che i vicesindaci eletti nelle file delle minoranze nazionali e quindi anche di quella italiana non possano, all’occorrenza, subentrare al primo cittadino di una Città o di un Comune qualora questo fosse impossibilitato a svolgere il proprio incarico per un periodo prolungato. Intervenendo a nome del Gruppo parlamentare dei deputati delle minoranze nazionali, Radin ha affrontato l’argomento, ieri, nel corso del dibattito connesso alla proposta di modifica del pacchetto normativo attinente alla Legge sull’autogoverno locale e territoriale (regionale), alla Legge sulle elezioni amministrative e alla Legge sulla Città di Zagabria.
La reazione di Radin è stata sollecitata dalla risposta fornita precedentemente dal ministro della Giustizia e dell’Amministrazione, Ivan Malenica, alla deputata Katarina Nemet (DDI). Nel porre il suo quesito al ministro la parlamentare regionalista ha rilevato che i vicesindaci eletti nelle file delle minoranze nazionali non vengono eletti in pacchetto con il sindaco, bensì per il tramite di votazioni specifiche. Malenica, il cui dicastero ha preparato le proposte di modifica delle suddette tre Leggi, ha dichiarato che “il loro mandato (quello dei vicesindaci eletti nelle file delle minoranze nazionali) non è legato a quello dei titolari degli organi (d’autogoverno); loro (i vicesindaci espressione delle Comunità nazionali) non sono i sostituti generali che vengono eletti assieme ai titolari degli organi (d’autogoverno), né li sostituiscono quando i medesimi sono assenti”.

Malenica: «Una buona soluzione»

Il ministro della Giustizia e dell’Amministrazione ha poi espresso l’opinione che, per quanto concerne le eventuali assenze brevi dei sindaci, l’ordinamento proposto contempla una buona soluzione. Più correttamente, in caso di assenza del sindaco il Consiglio municipale o comunale dell’unità interessata provvederà a indicare un suo membro al quale affidare l’incarico di sostituto provvisorio del primo cittadino.
Furio Radin, dal canto suo, ha obiettato che “non possono esistere due funzioni che si differenziano per contenuti. Sarebbe come se io che provengo dalle file delle minoranze nazionali valessi meno, ad esempio, del collega Miro Bulj (Most), che proviene dalle file della maggioranza”. Nell’esprimere la sua opinione Radin ha sottolineato che ai sensi della Costituzione ai deputati e a tutte le persone elette sono sanciti i medesimi diritti.
Sull’argomento è intervenuto pure il deputato del Partito conservatore croato (HKS), Marijan Pavliček, affiliato al Gruppo parlamentare dei Sovranisti croati (HS), il quale ha invitato Radin a “non mischiare mele e pere”.
Pavliček ha detto di sostenere le soluzioni proposte dai Banski dvori. “Difficilmente – ha affermato – il vicesindaco eletto nelle file di una minoranza nazionale può sostituire il primo cittadino, in quanto è eletto sulla base di una legge particolare e per il tramite di elezioni specifiche. Non ha lo stesso peso degli altri sostituti”. Pavliček ha quindi illustrato il suo esempio, spiegando che lui per essere eletto vicesindaco di Vukovar ha dovuto ottenere 6.000 voti, mentre a Srđan Milaković, il vicesindaco eletto nelle file della minoranza nazionale serba sono state sufficienti 600 preferenze.
La manovra caldeggiata dal governo prevede un taglio al numero di funzionari a livello di Comuni, Città e Regioni, allo scopo di snellire il sistema d’autogoverno e di generare risparmi stimati attorno ai 100 milioni di kune all’anno. In Croazia esistono 428 Comuni, 127 Città e 20 Regioni, oltre alla Città di Zagabria che detiene lo status di Regione. Al momento si contano 745 tra vicesindaci e vicepresidenti di Regione (74 quelli provenienti dalle file delle minoranze nazionali). In base alla proposta governativa il loro numero dovrebbe scendere di oltre 100. Inoltre, il numero complessivo dei consiglieri delle Assemblee regionali e dei Consigli municipali e comunali (attualmente ne vengono eletti 8.254) verrebbe ridotto del 10 p.c.

«Razionalizzare le autonomie locali»

L’opposizione si dichiara scettica sull’efficacia della riforma, che ha definito cosmetica e suggerisce di procedere a una razionalizzazione del numero delle unità d’autogoverno. Un sollecito, quest’ultimo al quale il ministro della Giustizia e dell’Amministrazione Malenica ha replicato ricordando che le misure in discussione costituiscono la prima fase di un processo che in prospettiva punta all’unificazione funzionale delle unità d’autogoverno.

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