“Per anni hanno fatto notizia gli assenti, ora che per Vergarolla, nella mattinata del 18 agosto 2025, erano tutti riuniti davanti al cippo di Pola, a fare notizia sono le polemiche, per una parola, per una sfumatura nell’interpretazione dei fatti, per il colore del nastro, per…per…per…”. Inizia così il comunicato stampa diffuso dall’Associazione Fiumani Italiani nel Mondo (AFIM) pochi giorni dopo la commemorazione delle vittime della strage di Vergarolla svoltasi a Pola il 18 agosto scorso, a 79 anni dal tragico evento che cambiò la storia della città.
“C’erano tutti: Comune, regione, le autorità consolari d’Italia, le associazioni locali e degli esuli dall’Italia, tanta gente che non ha mancato di dedicare una giornata di un caldo agosto alla condivisione della “pietas”, la gente che osserva e non parla, attende un segnale che non arriva. L’elenco delle vittime non si può aggiungere all’esistente monumento (un cippo sul prato a lato della chiesa) e neanche altri passi richiesti, auspicati, magari necessari”, prosegue la nota.
“Il Presidente dell’AFIM, Franco Papetti, in una missiva inviata alla Presidente dei “polesani” esuli ha scritto: “La strage colpisce direttamente tutti noi giuliani in quanto dimostrò l’impossibilità di restare nelle nostre terre e di conseguenza ci costrinse all’esodo. Ancora oggi le circostanze della strage non sono chiare e ci duole che la Repubblica italiana non ricordi con la dovuta solennità questo evento che rappresenta la più grave strage in Italia dal dopoguerra fino ad oggi. Da parte di noi fiumani vi saremo vicini nel chiedere al Governo una commissione d’inchiesta che, anche se tardivamente, approfondisca gli eventi che portarono ad un episodio così grave e doloroso. Ricordiamo con partecipazione e rispetto le 64 vittime innocenti e le centinaia di feriti; in un tema di riconciliazione sarebbe auspicabile che l’ospedale di Pola fosse dedicato a Geppino Micheletti eroe e nello stesso tempo vittima di quel terribile pomeriggio del 18 agosto 1946” – si legge nel comunicato stampa dell’AFIM –. Ma i testi dei messaggi non sono stati letti per il dilungarsi della cerimonia alla quale tante persone hanno voluto intervenire. La parola pace è rimbalzata da un discorso all’altro ma senza costrutto, ognuno la sua pace, singola, intoccabile. Sindaco e Presidente del Consiglio comunale hanno abbandonato la cerimonia nel momento in cui è stato detto che c’era “un disegno di sostituzione etnica della popolazione perpetrata dalla polizia segreta jugoslava e deciso ai vertici”. Una considerazione acquisita, tante volte riportata nei libri di storia, anche locale, che improvvisamente scatena indignazione. Giustamente è stato rilevato che il discorso in questione era stato inviato per tempo al Comitato incaricato del Protocollo, la reazione quindi era prevista, preordinata? Non si sa”.
“Ciò che più colpisce è che i morti, all’improvviso, sono stati dimenticati, da ottant’anni attendono risposte che non verranno perché nessuno si occupa di loro, quasi che il presente chieda una pietra tombale sulla quale ognuno possa posare un fiore del colore che preferisce, magari in solitudine, ognuno le sue ragioni o come s’usa dire, non senza tristezza ‘ognuno per sé Dio per tutti’, il che significa rinunciare ad un confronto civile in vista dell’Ottantesimo anniversario del 2026, nascondere la testa sotto la sabbia, abdicare di fronte alla mancanza di volontà di ‘piangere’ insieme quelle povere vittime – conclude la nota dell’AFIM –. È chiaro che la storia non si può condividere, ma si può rispettare ed è una cosa che ancora non si riesce a fare. I Polesani se ne sono andati in massa? Vero. Ma spiegarne i motivi sembra ancora un tabù. E poi ci sono le polemiche che si scatenano ovunque, in particolare sulla stampa e sui social, la gente ha bisogno di dare fiato alle proprie frustrazioni ampliando a dismisura l’esistente e l’immaginato, in un processo assurdo alle intenzioni. La politica si aggrappa al momento per proporre leggi e provvedimenti che nessuno accetterà o se lo farà sarà non una conquista civile ma un fiore all’occhiello di una singola formazione politica, in eterna campagna elettorale. Poveri morti di Vergarolla, non si meritano tali pensieri, meglio il silenzio, l’eterno riposo, il presente non è degno del loro sacrificio”, conclude l’AFIM nel comunicato.
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