“Lunedì scorso si sono svolte le cerimonie di commemorazione di una terribile pagina della storia d’Italia: quella strage di civili inermi, in gran parte giovani e bambini, morti sulla spiaggia polesana di Vergarolla, il 18 agosto 1946, in una giornata di festa e sport che doveva contribuire a regalare un sorriso e un momento di spensieratezza, in una situazione di angoscia e incertezza sul futuro di quelle terre. Un pezzo di memoria troppo a lungo derubricato dall’immaginario collettivo, un dolore sordo, aumentato dal mancato riconoscimento di quanto accaduto, che ha ancor più aumentato per decenni, lo strazio delle famiglie che in quell’esplosione hanno perso i propri cari”, si legge nel comunicato della Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani Fiumani e Dalmati (FederEsuli).
“A Pola, c’erano tutti o quasi: FederEsuli, Associazioni e istituzioni italiane e locali che, accanto ai cittadini, hanno voluto testimoniare con la loro presenza, la necessità di non dimenticare, restituendo finalmente alla verità storica, un atroce atto di violenza. È stata una mattinata di ricordo e dolore, dove tutti gli interventi hanno cercato di evidenziare il valore della pace e il senso della memoria, oltre i nazionalismi e le ideologie. La commozione era palpabile in Chiesa, come davanti alla stele e alla spiaggia. Sono rimbalzate alcune polemiche, soprattutto per questioni politiche prettamente croate, ma che certamente rattristano e non fanno bene: sono inutili e dolorose prese di posizione ‘ostinate e contrarie’, che non servono a ricordare i morti, neppure confortano la memoria dei vivi, il cui unico scopo è ancora dividere, creando dolorose contrapposizioni, figlie di un’idea di politica urlata e non consapevole della necessità di giungere presto ad una definitiva legittimazione della storia di queste terre, da far conoscere ai giovani. È ora che la strage di Vergarolla venga riportata ufficialmente dai libri di storia, è ora che la memoria del sacrificio del dottor Geppino Micheletti, che non smise di operare nonostante la perdita dei suoi due figli e del fratello, venga definitivamente ascritta agli onori nazionali, come dimostrato dall’onorificenza attribuitagli dal Presidente della Repubblica e dal Ministro della Salute, e dal Premio in suo onore conferito a medici meritevoli, consegnato lo scorso luglio durante una cerimonia alla Camera dei Deputati”, prosegue la nota di FederEsuli. ““Avevo, credo, tredici anni quando mio nonno, portatomi giù in cantina, che era il suo regno, mi raccontò la storia di Vergarolla – ha spiegato nel suo intervento il vicesindaco di Pola, Vito Paoletić –. Da adolescente curioso e sensibile quale ero, il suo racconto mi scosse non poco, anzi, direi di averne fatto tesoro e ritengo Vergarolla, questo risonante toponimo con il peso che esso comporta, sia diventato non semplicemente un elemento integrante, bensì una componente costitutiva della mia identità, che è sì definita da orizzonti europei, ma consapevolmente e saldamente legata alle nostre radici locali. Non tutti hanno avuto la fortuna di avere un nonno in casa, di averne uno attento e severo come il mio, ed è perciò che spetta a tutti noi, sia come enti ed autorità nonché come comuni mortali – genitori, amici, vicini di casa, colleghi di lavoro – divulgare la storia di Vergarolla, ponendola sì nel contesto storico dell’epoca, ma interpretandola in chiave moderna e facendo trasparire un chiaro ed inevitabile messaggio di pace, per niente scontata in questi tempi odierni, segnati da conflitti bellici permanenti e imminenti”.
Lo stesso Paoletić, a seguito delle polemiche sorte durante la commemorazione, afferma: “In un’atmosfera non tesa, ma comunque carica di emozioni, poche parole, forse non appropriate e non ben ponderate, ma espresse comunque con convinzione e sincerità, sono purtroppo rimbombate in modo più forte di ciò che noi tutti avevamo certamente maggiormente a cuore in quel mesto momento: ricordare le vittime, porgerci la mano gli uni agli altri, e lanciare un chiaro messaggio di pace”, si rileva nel comunicato.
“Per lo studioso Davide Rossi presente a Pola, “molto prima di Piazza Fontana e di Ustica, di Piazza della Loggia o dell’Italicus, della Stazione di Bologna, la strage con più vittime civili nella storia dell’Italia repubblicana fu compiuta proprio qui, a Vergarolla, la spiaggia dei polesani, il luogo di serenità di tante donne e bambini. Ed esattamente come quelle stragi che si sono citate hanno contrassegnato la storia della Repubblica italiana, così Vergarolla rappresenta un crinale fondamentale per il confine orientale italiano. Colpire l’anima di Pola significava colpire il cuore dell’Istria, togliere l’ossigeno al simbolo e al capoluogo di questa regione. La strage, lo abbiamo ripetuto più volte, con più vittime civili nella storia dell’Italia repubblicana. La strage che da qualche anno vede le Autorità locali croate promuovere commemorazioni, coinvolgendo gli esuli e la comunità italiana autoctona, perché il dolore di una città non ha colore o appartenenze. La strage per cui le associazioni degli esuli istriani intendono sostenere l’Istituzione di una Commissione di studiosi italiani e croati – magari grazie anche all’interessamento delle Istituzioni polesane – per far luce su quanto accadde, perché per ricordare bisogna prima conoscere. E poco o nulla si sa di questa tremenda tragedia”. Un capitolo ancora da scrivere in merito alle responsabilità, troppo a lungo rappresentate in modo volutamente confuso, senza una vera e propria inchiesta per far luce sui fatti, che diedero decisamente impulso alla componente italiana di Pola, a lasciare definitivamente una città che stava per diventare jugoslava”, si legge nella nota di FederEsuli.
““Usare vecchie terminologie, ci porta indietro nel tempo, – dichiara, infine, Fabio Tognoni, vicepresidente di FederEsuli e dell’Associazione delle Comunità Istriane – vanificando i risultati raggiunti. Partecipare per la prima volta, ad una commemorazione delle vittime di Vergarolla, su invito del Comune di Pola, è cosa che pareva impensabile fino a poco tempo fa. Mantenere toni consoni al gettare le basi di future collaborazioni, non basate su una completa condivisione storica, impossibile da realizzare, ma che preveda un dialogo e un riconoscimento rispettoso nei confronti delle vittime, è fondamentale. Di fronte ad eventi tragici, la gravità del fatto è data dalle vittime, da chi è rimasto mutilato, dal pianto delle famiglie che sono state private della presenza dei propri cari. È l’approccio verso tali avvenimenti che ci deve far pensare: nella sostanza, il riconoscimento delle vittime e il rispetto per chi non c’è più o è sopravvissuto alle morti. Andare alla ricerca di mandante e di artefice della tragedia – continua Tognoni – costituisce indubbiamente un fattore storico, come la condanna inesorabile e senza discussione alcuna, nei confronti del comunismo come di tutti i totalitarismi. Continuare ad esacerbare gli animi, contribuisce ad allontanarsi dalla legittimazione storica dei fatti, vanificandone l’inserimento ufficiale nella memoria condivisa, nel sapere comune. Dobbiamo ricordare chi non c’è più, ricercando il confronto sui metodi di insegnamento della storia e sui suoi contenuti, a vantaggio delle giovani generazioni””, conclude il comunicato di FederEsuli.
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