La vendemmia in Istria quest’anno profuma di normalità e di grandi speranze. Dopo gli estremi climatici che nel 2024 avevano portato alla raccolta più precoce di sempre, il 2025 è una stagione vitivinicola “standard”: i vigneti sono carichi, gli indici qualitativi molto promettenti e i produttori parlano di un’annata potenzialmente memorabile.
Uno dei pionieri del rinascimento enologico istriano, Ivica Matošević, racconta tuttavia di una raccolta che si sta prolungando a causa delle piogge frequenti: “Ogni settimana abbiamo precipitazioni abbondanti e la vendemmia si è allungata. La qualità delle uve è buona, sarebbe stata eccellente senza tutta questa pioggia”, ha detto per l’agenzia Hina. La malvasia, simbolo della regione, sopporta meglio il maltempo rispetto ad altre varietà. Nei suoi vigneti il raccolto delle uve bianche terminerà questa settimana, mentre quello delle uve rosse entro la prossima.
Il problema della manodopera
Anche lui intravede un’annata di qualità superiore con rese nettamente più alte rispetto al 2024. Sul fronte della manodopera, però, Matošević si affida ormai alle agenzie per trovare i vendemmiatori, dal momento che “i locali questo lavoro non lo fanno quasi più”. In cantina, invece, spiega, lavora una squadra stabile e rodata: “Con la parte tecnica non abbiamo mai problemi”.
Spostandosi verso la Slavonia, nella parte est della Croazia, il celebre produttore Vlado Krauthaker sottolinea come il quadro sia diametralmente opposto a quello dello scorso anno, segnato da siccità e malattie delle viti: “Quest’anno abbiamo una vendemmia normale, in condizioni normali. Stiamo calibrando il momento ottimale per ogni varietà, i vigneti sono molto più produttivi rispetto alle ultime stagioni”. Nel 2024 la raccolta si era conclusa già il 6 settembre; nel 2025, invece, la chiusura è prevista intorno al 1° ottobre, “un tempo a cui eravamo abituati da decenni”.
Il vino, osserva Krauthaker, avrà gradazioni alcoliche più basse (12-13%), in linea con le richieste del mercato per prodotti più leggeri. Ma avverte: “Ora il grosso del lavoro si farà in cantina: bisogna rispettare le procedure al massimo”.
Come in Istria, anche in Slavonia la carenza di manodopera è un problema strutturale. “Ogni anno è difficile trovare vendemmiatori, quest’anno molti arrivano dal Nepal e dall’India. Li paghiamo 9 euro l’ora”, racconta il vigneron.
Dalla Dalmazia arrivano conferme simili. Dubravko Ćuk, enologo della società Badel, racconta che nelle tenute dell’azienda la vendemmia procede a ritmo differenziato a seconda delle zone: a Benkovac è quasi finita. “È stata un’annata standard, con parametri molto buoni. Se in cantina si lavorerà bene, i vini potranno essere eccellenti”. Dopo quattro anni di estremi climatici, conclude Ćuk, il 2025 rappresenta un ritorno a condizioni normali, con rese paragonabili a quelle del 2020 e del 2021.
In sintesi, dalla penisola istriana alle colline del nord fino ai vigneti dalmati, il refrain è lo stesso: la Croazia del vino archivia un ciclo di vendemmie difficili e guarda con fiducia a un’annata che potrebbe restare negli annali. A patto che, dopo il lavoro nei filari, si continui con la stessa cura in cantina.
Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.
L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.











































