Vakula ha detto: «Sopra la media fino a luglio»

Uno tra i più noti e autorevoli meteorologi croati è stato ospite nel Centro Gervais di Abbazia in occasione del 163º anniversario della nascita di Andrija Mohorovičić

Il meteorologo Zoran Vakula parla al numero pubblico. Foto Željko Jerneić

Ogni anno tra le parole più ricercate sul web c’è il tempo. Inteso come quello meteorologico, che spesso e volentieri precede alcuni social network, ma anche i cliccatissimi siti a luci rosse. Strano? Sorprendente? Impensabile? Niente affatto. Anzi. Pensateci bene: il meteo condiziona la nostra vita molto più di quanto non crediamo. In base alle condizioni atmosferiche decidiamo in che periodo programmare le ferie oppure dove andare in vacanza, ma anche aspetti più banali come l’abbigliamento da indossare o quando stendere il bucato. Ecco allora che i risultati delle ricerche in rete sono tutt’altro che sorprendenti.
E proprio la meteorologia è stata protagonista nel Centro Gervais di Abbazia che, in occasione del 163º anniversario della nascita di Andrija Mohorovičić, ha visto un ospite d’eccezione, Zoran Vakula, uno tra i più noti e autorevoli meteorologi croati, oltre che uno dei volti più amati della tv nazionale. Una scelta quasi scontata dal momento che lo scienziato di Volosca non era solamente un grande sismologo e geofisico, ma pure un rinomato meteorologo.
A riprova di come Vakula sia uno degli esperti più apprezzati, è stata la cornice di pubblico che ha gremito la grande sala del Gervais, al punto che lo stesso ospite originario di Virovitica è rimasto colpito nel vedere tutta quella gente giunta per assistere alla sua conferenza.
“Grazie per essere arrivati in un numero che… non avevo messo in conto nelle mie previsioni”, ha esordito scherzando, per poi spezzare una lancia in favore dei suoi colleghi, spesso accusati di fare del terrorismo meteorologico anche se, a essere onesti, sono più i giornalisti con i loro titoloni apocalittici (freddo polare, caldo infernale, bombe d’acqua…) a creare isteria nel tentativo di accaparrarsi qualche click in più.
“Fosse per noi meteorologi, non ci sarebbe tutto questo clamore legato alle previsioni – spiega Vakula –. Spesso sul servizio di avviso Meteoalarm capita di vedere allerte di colore giallo, arancione e talvolta anche rosso. A emettere l’allerta non sono persone qualsiasi, ma esperti del DHMZ (Istituto idrometeorologico nazionale, nda) che lanciano avvisi quando c’è un elevato rischio di condizioni meteo avverse, anche se alle volte sanno essere effettivamente un po’ troppo prudenti”.
Quando si parla di previsioni, guai a cercare risposte dai satelliti. “I satelliti non rivelano come sarà il tempo. Quelli che ruotano attorno alla Terra fotografano le nuvole dall’alto. Di contro, invece, ci sono radar che fanno la stessa cosa, ma dalla Terra, ai quali si aggiungono poi le stazioni meteo e soprattutto gli osservatori, persone molto preziose in quanto forniscono aggiornamenti in tempo reale sullo stato dell’atmosfera. Una volta raccolti tutti i dati, questi vengono inviati nei vari centri dove vengono elaborati, predisposti i modelli meteo e calcolate le previsioni attraverso complessi sistemi di calcolo”.
Una strana telefonata
Come sottolineato in apertura, la meteorologia condiziona diversi ambiti della nostra quotidianità e non solo. “Volenti o nolenti è così. L’informazione meteorologica, non necessariamente la previsione vera e propria, può tornarci molto utile nella vita di tutti i giorni. Ricordo ancora quando agli inizi della mia carriera un signore telefonò in estate al DHMZ chiedendo informazioni sull’inverno successivo. Gli chiesi perché, dato che le previsioni a lungo termine non sono sempre affidabili. Rispose che ci seguiva da anni e che il nostro servizio era attendibile, ma soprattutto che gli avevamo fruttato guadagni importanti. Non capivo. Disse di avere una società che importava cemento e che nel caso le previsioni indicassero un inverno mite, avrebbe ordinato più cemento perché si sarebbe costruito di più. Quella telefonata è rimasta impressa nella mia mente”.
Fenomeni sempre più estremi
Con le allerte meteo c’è poco da scherzare e vanno prese sempre sul serio, specialmente quando siamo di fronte a eventi estremi. “Qualcuno potrebbe molto semplicisticamente dire che d’estate fa caldo e d’inverno fa freddo. Ed è così, ma la vera domanda è quanto fa caldo d’estate? Molto caldo o insopportabilmente caldo? E d’inverno? Molto freddo o estremamente freddo? È proprio in queste situazioni che è necessario mettere in guardia le persone. I dati dal mondo indicano come un’alta percentuale di decessi sia legata direttamente a prolungati periodi di caldo estremo. Una delle conseguenze è poi lo scioglimento dei ghiacci che apre sì delle nuove rotte commerciali, con molteplici benefici sull’economia, ma dal punto di vista ambientale questa è una catastrofe che porta a fenomeni sempre più estremi. Di anno in anno. Di decennio in decennio. A livello globale, il 2018 è stato il quarto anno più caldo da quando vengono effettuate le rilevazioni, ossia dalla metà dell’Ottocento. A breve verranno aggiornati anche i dati sul 2019, che con ogni probabilità si inserirà al secondo posto tra le annate più calde a livello mondiale, subito dietro al 2016. Ciò non sarebbe un problema se si trattasse di un’eccezione, ma purtroppo non lo è”.
Verso l’era glaciale
Qualcuno tuttavia continua a sostenere che il riscaldamento globale sia una bufala montata ad arte. “Questa tendenza non solo la osserviamo su scala mondiale, ma altresì pure a livello locale. L’anno scorso a Zagabria la temperatura media annua è stata la più alta in assoluto. Qui qualcuno potrebbe controbattere dicendo che sia normale per una grande città in seguito a smog, gas serra, automobili e via dicendo. OK, ci può stare… Ma prendiamo ora il caso di Zavižan: zero industrie e zero forme d’inquinamento. Eppure, la tendenza è la stessa. Anzi, addirittura leggermente superiore che a Zagabria”.
Dal riscaldamento globale all’era glaciale il passo può essere alquanto breve.
“Lo scioglimento delle calotte polari, l’innalzamento del livello dei mari, più nuvole in atmosfera, un flusso ridotto dell’energia solare… ed ecco l’era glaciale! Ebbene sì, quelli che sostengono che stia arrivando l’era glaciale hanno ragione. Il problema è che non sappiamo quando. Certamente non tra un anno, due o dieci, ma probabilmente tra qualche centinaio“.
Attendibili o no, Vakula non poteva esimersi infine dall’anticipare le previsioni a lungo termine. “Alla fine siete qui per questo, giusto? È altamente probabile che temperatura media per le prossime quattro settimane sarà più alta della media. Lo stesso discorso vale anche per il periodo febbraio-aprile e con ogni probabilità sarà così fino a luglio. Ovviamente avremo qualche giorno/periodo più freddo, ma sarà di breve durata. Se i valori saranno sopra la media, viceversa, la quantità di precipitazioni sarà sotto la media in quanto avremo una prevalenza dell’alta pressione”, ha concluso Zoran Vakula.

Facebook Commenti