Vaiolo delle scimmie: sintomi, trasmissione, durata

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Vaiolo delle scimmie: sintomi, trasmissione, durata

Il vaiolo delle scimmie, sotto i riflettori  dopo il primo caso confermato in Croazia, non è ancora arrivato) è una malattia zoonotica, cioè frutto del passaggio del patogeno dall’animale all’uomo, provocata da un virus del genere Orthopoxvirus; si verifica principalmente nelle aree forestate dell’Africa Centrale e Occidentale, ma sempre di più anche nelle aree urbane della regione, secondo l’Oms. Diversi recenti casi registrati in Europa sono frutto di una trasmissione in loco.

Negli esseri umani, le caratteristiche cliniche del vaiolo delle scimmie sono simili a quelle del vaiolo. Circa 12 giorni dopo l’esposizione, la malattia si manifesta con febbre, mal di testa, dolori muscolari, mal di schiena, linfonodi gonfi, malessere generale, e spossatezza. Nell’arco di 1-3 giorni (talvolta anche di più) dall’insorgenza della febbre, il paziente sviluppa eruzione cutanea pustolare che appare solitamente prima sul volto, ma a volte anche su altre parti del corpo. Le lesioni si sviluppano in genere in diverse fasi prima di formare la crosta e cadere. La malattia generalmente dura da 2 a 4 settimane. In Africa il vaiolo delle scimmie è fatale in circa il 10% delle persone che contraggono la malattia. La mortalità per il vaiolo umano era di circa il 30% dei casi prima che la malattia fosse eradicata.

I sintomi ricordano quelli del vaiolo, un’altra malattia causata da un Orthopoxvirus che è stata dichiarata eradicata in tutto il mondo nel 1980, ma sono meno gravi. I vaccini contro il vaiolo danno un certo grado di protezione anche contro il vaiolo delle scimmie.

A differenza di quanto accadde all’inizio della pandemia di Covid-19, per questo virus esiste già un vaccino approvato e un farmaco antivirale per trattarlo. Il virus alberga naturalmente nei primati, ma anche in vari roditori come scoiattoli, ghiri e il ratto gigante del Gambia, uno dei roditori più grandi del mondo. Può arrivare a misurare 90 cm dalla testa alla coda e a pesare quasi 3 kg: un esemplare di questa specie addestrato dall’Ong belgo-tanzaniana Apopo, di nome Magawa, ha ottenuto nel 2020 una medaglia d’oro al valore per aver scovato in sette anni di carriera 39 mine antiuomo e 28 ordigni inesplosi in Cambogia.

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