Il 2 giugno è una data importantissima per l’Italia. Si celebra la Festa della Repubblica, ovvero il referendum istituzionale del 2 e 3 giugno 1946, i cui risultati sancirono la creazione dell’odierna Repubblica italiana. Nel ricevimento offerto in occasione di questa ricorrenza l’ambasciatore d’Italia a Lubiana, Giuseppe Cavagna, assieme alla consorte Sabrina Feletig, ha accolto i rappresentanti del governo, dell’imprenditoria e della cultura sloveni nonché diversi esponenti giunti dall’Italia, nonché la Comunità nazionale italiana in Slovenia e Croazia. Presenti pure il presidente dell’Unione Italiana, Maurizio Tremul, e il deputato della CNI alla Camera di Stato Felice Ziza. Il ricevimento si è tenuto presso il Museo di architettura e design al Castello di Fužine della capitale slovena. Prima del discorso ufficiale, si è esibito il Coro misto giovanile “Emil Komel” di Gorizia composto da cantanti della Comunità Nazionale Slovena in Italia. Per primo, è stato cantato l’inno italiano, seguito da quello sloveno e, in conclusione, l”Inno alla gioia” dedicato all’Unione europea.

L’importanza dell’amicizia
A inizio discorso, la prima notevole differenza rispetto all’anno precedente è stata la lunga parte pronunciata in sloveno dall’ambasciatore Cavagna, nella quale ha ringraziato gli ospiti sloveni della loro partecipazione. Ha ringraziato l’ex presidente della Slovenia, Borut Pahor e la numerosa delegazione governativa che ha preso parte alle celebrazione. Un saluto speciale è stato dedicato ai rappresentanti di spicco del progetto Nova Gorica/Goriza Capitale europea della Cultura, Mija Lorbek e Romina Kocina. Ha fatto seguito la parte pronunciata in inglese, la “lingua franca” di tutti i presenti. “79 anni fa, dopo cinque anni di guerra atroce e dopo oltre vent’anni di dittatura, il popolo italiano, sia uomini che – per la prima volta nella nostra storia – donne, hanno scelto con un referendum libero e democratico di istituire una Repubblica. La nostra Repubblica. L’importanza di questa scelta fondamentale non è stata sminuita nel tempo. Il 2 giugno resta una data che unisce i cittadini italiani”, ha esordito Cavagna. Ha ribadito poi, nel suo discorso, l’importanza dell’amicizia: “L’amicizia è, davvero, il primo concetto che mi viene in mente quando penso ai rapporti attuali tra Italia e Slovenia. Un’amicizia profonda e solida che trova espressione nelle migliaia di sfaccettature di cooperazione che caratterizzano il nostro rapporto”. Il terzo tema di cui l’ambasciatore ha voluto parlare è la condivisione. “L’Italia e la Slovenia condividono un passato intensamente interconnesso, delle radici comuni e una presenza comune in una pezzo bellissimo di Europa”. Ultimo aspetto che ha sottolineato è l’unità. Oltre a un’unione costituita dal confine condiviso, dalle rispettive Comunità nazionali e dall’economia, quest’unione è presente anche nel convinto e fedele impegno a un futuro prospero nell’ambito del progetto europeo. C’è dunque una posizione comune sui fondamenti della politica estera, la difesa dei valori del multilateralismo, del rispetto della legge internazionale, della legge umanitaria internazionale, dei confini internazionalmente riconosciuti e un forte messaggio pro-europeo.

Riconoscimento alle etnie
Parlando dei grandi temi che affliggono il panorama mondiale, l’ambasciatore ha elencato i problemi più assillanti: prima di tutto la guerra tra Russia e Ucraina, poi la situazione a Gaza e come terzo punto il sostegno fermo all’integrazione dei Balcani occidentali nell’Unione europea. Successivamente, Cavagna ha ricordato nuovamente il messaggio portato da Gorizia e Nova Gorica, Capitale della Cultura e non è mancato il riconoscimento alle Comunità nazionali italiana in Slovenia e a quella slovena in Italia. Il discorso si è chiuso con una frase semplice, ma di grande effetto: “Viva l’Italia!”. La serata è proseguita con l’esibizione in italiano della cantante capodistriana Lea Sirk.



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