Ha avuto luogo stamattina, 9 gennaio, la commemorazione del 34esimo anniversario dell’eccidio di Podrute, tragico episodio avvenuto il 7 gennaio 1992 nel quale quattro militari italiani e uno francese rimasero uccisi in seguito all’abbattimento di un elicottero dell’Esercito italiano sul quale viaggiavano da parte di due aerei da caccia dell’Aeronautica federale jugoslava. Le vittime – il tenente colonnello Enzo Venturini, i sottufficiali Fiorenzo Ramacci e Silvano Natale, il sergente maggiore Marco Matta e il tenente di vascello della Marina francese Jean Loup Eychenne – erano impegnate nella missione di monitoraggio della Comunità Europea “ECMM”, lanciata nel giugno 1991 per seguire gli sviluppi dei conflitti scoppiati nell’area jugoslava. Alla commemorazione – tenutasi presso la cappella commemorativa della località di Podrute nel Comune di Novi Marof – hanno partecipato, tra gli altri, l’ambasciatore d’Italia in Croazia Paolo Trichilo insieme ad una delegazione dell’Ambasciata, l’inviato del presidente del Sabor Tomislav Zadro, la segretaria di Stato presso il Ministero degli Affari Esteri ed Europei ed inviata del presidente del Governo Andreja Metelko Zgombić, una delegazione dell’Ambasciata di Francia in Croazia capeggiata dall’incaricato d’affari Thibault Cornut-Gentille, il presidente dell’Assemblea della Regione di Varaždin Krunoslav Lukačić, il sindaco della Città di Novi Marof Siniša Jenkač e la deputata al Parlamento Europeo Sunčana Glavak. La cerimonia ha visto dapprima la deposizione delle corone e l’accensione di candele, seguite dall’esecuzione dell’inno croato. I presenti hanno quindi rispettato un minuto di silenzio per le vittime e dedicato loro una preghiera, guidata dal segretario del vescovo della diocesi di Varaždin Mišel Kovačević. Si sono poi susseguiti diversi discorsi commemorativi da parte di alcune delle autorità e personalità presenti.
Omaggio alle vittime
“La nostra presenza oggi testimonia che un sacrificio come quello avvenuto qui il 7 gennaio 1992 non sarà mai dimenticato”, ha dichiarato l’ambasciatore Paolo Trichilo, ricordando che “quel giorno un elicottero italiano disarmato fu abbattuto durante una missione di peacekeeping svolta per controllare il cessate il fuoco per conto della missione di monitoraggio dell’Unione Europea”. Trichilo ha quindi proseguito: “Desidero esprimere la mia gratitudine agli organizzatori della cerimonia e a tutti i presenti riuniti per rendere omaggio alla memoria delle vittime. Rinnovo alle loro famiglie sentimenti di profonda partecipazione, tristezza e commozione, nella consapevolezza che quelle attività rientrano nella storia del lungo e forte contributo dell’Italia alle missioni internazionali di pace in tutto il mondo attraverso le nostre Forze Armate”. Il diplomatico ha ricordato che “dalla fondazione della Repubblica italiana a oggi sono 186 i caduti nelle Missioni Militari Internazionali di Pace, in diversi Paesi oltre la Croazia: Eritrea, Somalia, ex Congo belga, Libano, Bosnia ed Erzegovina, Mozambico, Albania, Afghanistan, Kosovo, Macedonia del Nord, Iraq e Libia”. “Anche grazie a quel sacrificio, Italia e Croazia sono oggi stretti alleati, uniti nella tutela e promozione dei valori fondamentali nell’Unione Europea e nel mondo. I nostri soldati lavorano insieme anche all’interno di unità multinazionali per garantire sicurezza, pace e stabilità nel mondo”, ha concluso.
Un atto intenzionale
Il sindaco di Novi Marof Jenkač ha sottolineato che l’abbattimento dell’elicottero fu un atto intenzionale: “L’abbattimento dell’elicottero dell’allora forza di pace della Comunità Europea fu un crimine, è stato intenzionale e pianificato – ha affermato – Fu sostenuto dall’esercito jugoslavo, con un tentativo di scaricare la colpa sullo Stato croato, all’epoca ancora in fase di formazione. Fortunatamente la verità emerse molto rapidamente. L’episodio rappresentò forse un momento di chiarimento per l’allora Comunità Europea e per gran parte dell’opinione pubblica mondiale su chi era l’aggressore e chi la vittima. Non molto tempo dopo quell’atto criminale infatti seguì il riconoscimento internazionale della Repubblica di Croazia”, ha aggiunto il primo cittadino. Jenkač ha concluso dicendo che si tratta di una “data che ha un’importanza duratura per la storia della Guerra patriottica e della Repubblica di Croazia. Preservando la memoria, rendiamo omaggio alle vittime, ma siamo anche testimoni del percorso della Croazia da Stato attaccato e distrutto a membro a pieno titolo dell’Unione Europea e della NATO, che oggi partecipa a missioni di mantenimento della pace in tutto il mondo”.
Europa profondamente scossa
È intervenuto anche il presidente dell’Assemblea della Regione di Varaždin Lukačić: “Cinque osservatori persero la vita nello svolgimento del loro dovere. Erano spinti dal coraggio, dalla responsabilità e dal desiderio di trasmettere la verità sulla sofferenza della Croazia. La loro morte ha scosso profondamente l’Europa e ha accelerato la consapevolezza di chi fosse l’aggressore e chi la vittima della guerra. Pochi giorni dopo la tragedia, la Croazia fu riconosciuta a livello internazionale. Il loro sacrificio non è stato vano, è un promemoria permanente del prezzo della libertà, ma anche del potere della verità e della giustizia. Ci ricorda che la pace non ha alternative e che il male non deve mai essere messo a tacere. Sta a noi non dimenticarli mai e rispettare il loro sacrificio”, ha detto. L’inviata del presidente del Governo Metelko Zgombić nell’occasione ha dichiarato che “le vite di queste persone uccise sono indubbiamente radicate nelle fondamenta della Repubblica di Croazia indipendente, libera e democratica. Gli osservatori europei hanno svolto un ruolo significativo nel garantire che la verità su tutto ciò che stava accadendo in Croazia in quel momento raggiungesse l’opinione pubblica internazionale. Il terribile evento di Podrute ha contribuito a far sì che la verità raggiungesse il mondo”. L’incaricato d’affari dell’Ambasciata di Francia Cornut-Gentille ha ricordato invece che “la creazione di missioni come quella di monitoraggio della Comunità Europea nell’ex Jugoslavia è stata la prima del suo genere per il mantenimento della pace”, e che “negli ultimi 30 anni, sono state implementate e avviate molte altre missioni per stabilizzare le zone di crisi”.
Dopo una messa celebrata presso la chiesa della Regina della Pace a Podrute, la cerimonia di commemorazione si è conclusa con un rinfresco organizzato negli spazi della locale Scuola elementare.
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