Un poker d’assi tutto d’oro

I campioni olimpici Lino Červar, Giovanni Cernogoraz, Abdon Pamich e Federico Roman, che hanno scritto la storia dello sport italiano e croato, si sono ritrovati a Cittanova

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Un poker d’assi tutto d’oro

Che cosa hanno in comune Lino Červar, Giovanni Cernogoraz, Abdon Pamich e Federico Roman? Risposta scontata: sono tutti e quattro dei campioni olimpici. L’umaghese Červar ha guidato la Croazia di pallamano al trionfo ad Atene 2004 superando nella finalissima la Germania; il cittanovese Cernogoraz si è rivelato al mondo conquistando la medaglia d’oro nel trap a Londra 2012 piegando allo shoot-off l’amico-rivale Massimo Fabbrizi; il fiumano Pamich ha sbaragliato la concorrenza vincendo la 50 km di marcia a Tokyo 1964 dopo il bronzo messo al collo quattro anni prima a Roma; il triestino (ma cittanovese di origini) Roman festeggiò una doppia medaglia nell’equitazione a Mosca 1980: oro nel concorso individuale e argento nel completo a squadre assieme al fratello Mauro (oltre a Marina Sciocchetti e Anna Casagrande).

Nelle loro fulgide carriere sono anche arrivate medaglie da Mondiali ed Europei, trionfi in Coppa del Mondo, record e titoli nazionali, ma è grazie a quegli ori a cinque cerchi che Lino Červar, Giovanni Cernogoraz, Abdon Pamich e Federico Roman sono diventati immortali, entrando di diritto tra le leggende dello sport internazionale. Perché le Olimpiadi sono la massima espressione dello sport e dei suoi valori. Vincere una medaglia d’oro ai Giochi olimpici è un’impresa che garantisce un posto nella storia e la popolarità che i campioni olimpici acquistano a livello globale lascia anche in dote un’importante eredità, e cioè quella di ispirare le generazioni future e di avvicinare i giovani allo sport. Ma i loro successi non si misurano semplicemente con medaglie e record perché spesso le loro gesta vanno ben oltre la mera vetrina sportiva, contribuendo alla promozione dei rispettivi Paesi, oltre a favorire il dibattito su temi sociali e politici di rilevanza globale.

Il videomessaggio di Mario Andretti

Questo poker d’assi, che ha scritto pagine indelebili dello sport croato e italiano si è ritrovato a Cittanova per l’incontro denominato “Oro istriano”, organizzato dal musicista connazionale Francesco Squarcia. Un’occasione unica per ricordare e celebrare le imprese firmate ad Atene, Londra, Tokyo e Mosca, ma è stato anche e soprattutto un ritrovo cordiale tra amici di vecchia data che hanno fatto grande lo sport di questo territorio. Assieme a loro anche il fiumano Sergio Machin, storica bandiera del Rijeka degli anni ’70, che da anni risiede a Cittanova.

Dopo una breve visita guidata della chiesa di San Pelagio, la delegazione ha fatto tappa al Museo del Mare, con il sindaco Anteo Milos a fare da guida. Qui c’è stato il tempo di un intermezzo musicale di Francesco Squarcia, accompagnato da Aleksandar Valenčić e dallo stesso Abdon Pamich. Squarcia ha anche colto l’occasione per ricordare altri tre indimenticabili campioni quali Nino Benvenuti, Mate Parlov e Luciano Sušanj. È seguita la visita alla locale Comunità degli Italiani con la presidente Cristina Fattori a fare gli onori di casa e a introdurre il videomessaggio di un altro gigante dello sport istriano, il montonese Mario Andretti, campione del mondo di Formula 1 nel 1978 con la Lotus, il quale si è detto orgoglioso delle sue radici istriane. Poi è stata la volta della visita al poligono della società di tiro a volo Gusar, con Giovanni Cernogoraz e il papà Valter a illustrare le regole e i segreti di questa disciplina.

Un’impresa clamorosa

“Un onore stare accanto a campioni come Abdon Pamich, Lino Červar e Federico Roman. È bellissimo ritrovarsi qua e un sentito ringraziamento va agli organizzatori. Che cosa ricordo di Londra 2012? L’ultimo piattello che mi ha portato a fare lo shoot-off con Massimo Fabbrizi per l’oro”, sorride Giovanni Cernogoraz. Per Lino Červar è stata l’occasione di ritrovare l’amico Abdon Pamich, che aveva fatto parte del suo staff mentre era alla guida della nazionale italiana di pallamano negli anni ’90. “L’esperienza con la nazionale azzurra è stata stupenda perché non solo siamo riusciti a portare per la prima volta l’Italia a un Mondiale, ma lì abbiamo giocato alla pari con le squadre più forti al mondo, Francia, Svezia, Danimarca… A mio avviso quella qualificazione fu ancor più clamorosa della vittoria della Jugoslavia all’Europeo di basket del 1997. Quello che dico sempre è che anche i ‘piccoli’ possono raggiungere grandi risultati. E una cosa simile la feci anche con la Croazia. Assunsi l’incarico quando la squadra era tra le ultime in Europa, però poi nell’arco di 18 mesi abbiamo vinto prima il titolo mondiale nel 2003 e poi l’oro olimpico ad Atene l’anno dopo. Però il merito è dei ragazzi: io ero la mente, ma poi sono loro che andavano in campo”.

Ostacoli superati

Anche per Abdon Pamich è stata una sorta di ritorno alle origini. “Sono fiumano di origini istriane e l’Istria la tengo nel cuore. Conosco Lino Červar da 29 anni. Dopo l’esperienza con la nazionale italiana ci siamo un po’ persi di vista ed è bello ritrovarci ora qui a Cittanova. L’oro di Tokyo? Ricordo soprattutto quella crisi intestinale che avrebbe potuto farmi perdere quella gara”, scherza il sempre vispo e arzillo Pamich, che un mese fa ha spento 92 candelline. Una giornata speciale anche per Federico Roman, triestino trapiantato a Roma ma con Cittanova nel cuore. “Per me tornare a Cittanova, dove sono stato da ragazzino e dove ho trascorso la mia prima estate di vacanza dopo sette anni di ritiro nel centro del Coni prima della Olimpiadi di Mosca, è speciale. Essere qui quasi mi commuove e suscita una forte emozione. Con Abdon ci siamo conosciuti quando l’avevo invitato alla Barcolana 2018, l’edizione del cinquantenario. E poi ci vediamo spesso a Roma. Se penso a Mosca 1980 penso soprattutto agli ostacoli superati. Non solo a quelli in gara, ma anche a quelli politici dovuti al boicottaggio di quell’edizione. La difficoltà era sfidare una situazione dove c’era poco da guadagnare e tanto da perdere perché il governo italiano e la mia federazione erano contrari, mentre invece soltanto il Coni ci ha sostenuto fino in fondo”, ha rivelato Roman.

La lunga giornata è terminata con un pranzo tutti insieme e con la promessa di tornare presto a ritrovarsi.

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