La ministra della Salute, la polese Irena Hrstić, traccia il bilancio dei primi dodici mesi alla guida del dicastero: “Processi complessi, ma i cambiamenti sono in corso”. E annuncia criteri più rigidi sul doppio lavoro dei medici.
Un anno alla guida del ministero non è molto, soprattutto in un settore “complesso e lento” come la Sanità, sottolinea Hrstić in un’intervista rilasciata all’agenzia Hina. Eppure, la ministra rivendica un elenco fitto di interventi: dalla riforma del sistema di assicurazione sanitaria all’aumento delle indennità di congedo, passando per l’abolizione del tirocinio in quasi tutte le professioni e per l’atteso varo della legge sulla logopedia.
Sul fronte delle infrastrutture, Hrstić ricorda la riapertura di un calinica a Zagabria, il completamento dell’ospedale Merkur e l’avvio di nuovi cantieri, tra cui la terza fase del Centro clinico ospedaliero di Zagabria e il progetto del futuro ospedale pediatrico nazionale. “Sono processi che non si vedono subito, ma che cambiano il sistema”, afferma. Il voto che si dà per il primo anno? «Un +3 (buono). Per il 5 (ottimo) servirebbe un sistema perfetto, e in Sanità non esiste”.
Perché allora una parte della popolazione percepisce che sia stato fatto poco? “Perché esiste un solo indicatore: le liste d’attesa. Se non migliorano, tutto il resto sembra invisibile”, risponde la ministra. Ma la soluzione, precisa, non arriva dall’acquisto di macchinari: servono linee guida cliniche, responsabilità dei pazienti e uso efficiente delle risorse ospedaliere.
Le prime linee guida sono già state integrate nei sistemi informatici dei medici di base, altre sono pronte per risonanze e diagnostica senologica. “Per vedere un cambiamento stabile servirà tempo e lavoro costante. Le soluzioni rapide non funzionano”, avverte Hrstić, ricordando che i tempi di attesa erano stati abbassati sotto i 270 giorni, salvo poi tornare a salire anche per le numerose assenze dei pazienti agli appuntamenti.
Doppio lavoro dei medici: criteri pronti
Sul tema spinoso del doppio lavoro pubblico-privato, la ministra conferma che i criteri sono stati definiti. Uno su tutti: se in un reparto le attese superano i 150 giorni, i medici non potranno svolgere privatamente la stessa prestazione. Resta aperta la scelta dello strumento – un regolamento vincolante o una semplice direttiva ai direttori sanitari – ma l’obiettivo è partire entro il 1° gennaio.
Anche senza normative formali, sottolinea Hrstić, è possibile definire quante visite debbano essere eseguite in un turno: basta guardare i dati interni. “Se un medico ne fa 20 e un altro 2, il valore realistico è 10”, spiega. Decisivo, secondo la ministra, sarà collegare tutti i privati al sistema informatico CEZIH, obbligo che scatterà con il nuovo anno e che dovrebbe portare piena trasparenza sul lavoro svolto dentro e fuori l’ospedale.
La crisi dei medici di famiglia
Come rendere più attrattiva la medicina di famiglia? “Riducendo la burocrazia”, risponde Hrstić. Via libera, quindi, a supporto amministrativo, potenziamento infermieristico, consulenze e nuove tecnologie diagnostiche nei centri di base. “Devono poter fare i medici, non gli impiegati”, dice. Tra le ipotesi, anche il ritorno alla discussione sulla successione delle ambulatori, ma “non è il problema principale”.
Medici dall’estero? «Una misura estrema»
Sul possibile ricorso a medici da Paesi terzi, Hrstić è netta: “Non dovremmo nemmeno pensarci, è troppo delicato”. L’arrivo di professionisti da Bosnia ed Erzegovina o Macedonia del Nord non viene considerato “vero import”, ma per medici che non parlano la lingua la ministra è chiara: “Dobbiamo evitarlo”.
Ospedali indebitati: 534 milioni di euro
Capitolo finanze: le obbligazioni scadute degli ospedali ammontano a 534 milioni di euro. Di questi, 150 milioni sono stati appena distribuiti per coprire parte dei debiti, mentre la metà delle spese correnti viene ora pagata regolarmente. Con l’introduzione dei “cartellini finanziari” per controllare scorte e spese, Hrstić spera in una maggiore disciplina amministrativa: “I primi risultati sono incoraggianti”.
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