Turismo Croazia, bufera sull’etichetta «Local Host»: «Discriminazione»

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Turismo Croazia, bufera sull’etichetta «Local Host»: «Discriminazione»
Foto Patrik Macek/PIXSELL

In Croazia è scoppiata una dura polemica attorno alla nuova iniziativa del Ministero del Turismo e dell’Ente nazionale croato per il turismo (HTZ), che ha lanciato l’etichetta “Local Host”, destinata a premiare una parte degli affittacamere privati per la qualità dell’ospitalità offerta. Ma quello che avrebbe dovuto essere uno strumento di valorizzazione si è presto trasformato in una miccia accesa nel settore dell’accoglienza extra-alberghiera. Al centro della protesta ci sono i criteri selettivi con cui viene assegnato il marchio, che lasciano fuori decine di migliaia di piccoli locatori, facendo esplodere un’ondata di accuse di esclusione, discriminazione e incostituzionalità.

Secondo le disposizioni attuali, per ottenere l’etichetta “Local Host” l’affittacamere deve risiedere nella stessa regione in cui si trova l’immobile affittato, non può gestire unità in condomìni plurifamiliari né possedere quattro o più appartamenti registrati nello stesso edificio. Una decisione che, di fatto, taglia fuori circa 65.000 operatori su un totale di 125.000, ovvero più della metà del comparto.

Secondo il Ministero, l’obiettivo dell’iniziativa è quello di premiare la qualità e l’impegno diretto degli host che vivono nei pressi delle strutture che affittano, favorendo così un rapporto più autentico con i turisti e una gestione più responsabile delle proprietà.

La reazione da parte dell’associazione “Spasimo male obiteljske iznajmljivače” (Salviamo i piccoli affittacamere famigliari), che rappresenta una larga fetta dei piccoli affittacamere familiari, non si è fatta attendere. In una lettera aperta indirizzata al presidente della Repubblica e al Difensore civico, l’associazione ha denunciato quella che definisce una “segregazione istituzionale” nel settore turistico, scrive l’agenzia Hina.

I rappresentanti dell’organizzazione contestano l’idea stessa di dividere il mercato tra “buoni” e “cattivi” host sulla base di criteri che, a loro dire, nulla avrebbero a che fare con la reale qualità del servizio offerto. Non è tanto il marchio in sé a preoccupare, quanto piuttosto il messaggio che esso veicola: che chi non lo possiede sia automaticamente considerato un operatore di serie B.

Il malcontento si è ulteriormente acuito dopo che il Ministero ha evitato di rispondere in maniera diretta alle critiche, limitandosi a ribadire che l’etichetta nasce con intenti costruttivi e non escludenti. Ma secondo l’associazione, l’introduzione di un marchio selettivo potrebbe avere conseguenze devastanti, sia economiche sia reputazionali. In particolare, gli affittacamere non certificati temono di essere penalizzati sulle principali piattaforme di prenotazione online, come Airbnb o Booking.com, dove i riconoscimenti ufficiali hanno un impatto significativo sulle decisioni dei viaggiatori. Inoltre, molti piccoli operatori temono che la loro offerta venga percepita come meno affidabile o addirittura irregolare, con un danno d’immagine difficilmente recuperabile.

In un momento in cui il turismo croato sta vivendo una fase di crescita – con un incremento degli arrivi internazionali stimato attorno al 7% rispetto al 2024 – le tensioni generate da questa misura rischiano di compromettere l’armonia del settore alla vigilia della stagione estiva. Alcuni osservatori si chiedono se non fosse più opportuno rimandare l’introduzione dell’etichetta o ampliare i criteri di inclusione per evitare una spaccatura netta all’interno del comparto ricettivo.

Il dibattito è ormai aperto e si preannuncia infuocato. L’associazione ha annunciato l’intenzione di valutare un ricorso alla Corte costituzionale per violazione dell’articolo 14 della Costituzione, che sancisce il principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Nel frattempo, i piccoli affittacamere continuano a chiedere un incontro urgente con il governo per rivedere una misura che, se non corretta, rischia di trasformare un’iniziativa di marketing turistico in una crisi istituzionale di ampia portata.

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