Turismo croato, esplode il caso prezzi: operatori contro il ministro

Albergatori e imprenditori del settore contestano l’appello del governo a praticare sconti fino al 20%

0
Turismo croato, esplode il caso prezzi: operatori contro il ministro
Turisti a Ragusa (Dubrovnik). Foto: Grgo Jelavic/PIXSELL

L’invito del ministro del Turismo Tonči Glavina, a ridurre i prezzi delle offerte turistiche dal 10 al 20 per cento ha aperto un duro confronto con gli operatori del settore. Le dichiarazioni rilasciate domenica scorsa 10 maggio dal ministro, che aveva chiesto a hotel, campeggi, affittuari e ristoratori di abbassare margini e aspettative per affrontare una stagione turistica definita “particolare”, non sono state accolte con entusiasmo dal comparto.

Le prime reazioni sono arrivate sia dall’industria alberghiera sia dalle associazioni degli imprenditori, che contestano soprattutto l’idea di fissare pubblicamente percentuali di sconto in un momento in cui i costi continuano a crescere.

«I prezzi li decide il mercato»

Tra i più critici c’è Veljko Ostojić, direttore dell’Associazione croata del turismo, che riunisce i principali gruppi alberghieri e turistici del Paese.Secondo Ostojić, parlare apertamente di sconti tra il 10 e il 20 per cento è “inutile” e rischia di creare un messaggio sbagliato sul mercato.

“La politica dei prezzi è una decisione che spetta a ogni singola azienda”, ha dichiarato, ricordando che gli sconti sono già uno strumento normalmente utilizzato dagli operatori quando l’occupazione cala, come accaduto anche negli anni precedenti.

Dal settore alberghiero fanno sapere che, al momento, il quadro delle prenotazioni per hotel e campeggi viene giudicato “molto buono” e che non si registrano cancellazioni significative né riduzioni dei soggiorni dai mercati principali.

L’obiettivo, spiegano gli operatori, resta quello di mantenere nel 2026 risultati simili a quelli dello scorso anno almeno sul piano delle presenze turistiche.

Costi in aumento e margini in calo

Gli operatori ricordano però che l’incremento dei prezzi negli ultimi anni è stato legato soprattutto all’aumento dei costi operativi. Secondo Ostojić, nel 2026 gli adeguamenti tariffari sono stati generalmente allineati all’inflazione, mentre le spese continuano a crescere più rapidamente: dal costo del lavoro all’energia, fino ai servizi comunali.

Su quest’ultimo fronte, alcuni rappresentanti del settore parlano apertamente di “follia” da parte di alcune amministrazioni locali per gli aumenti applicati ai costi dei servizi pubblici destinati alle imprese turistiche.

Anche i margini di profitto, sostiene l’associazione, sarebbero sotto pressione. Negli ultimi tre anni il comparto alberghiero avrebbe registrato una riduzione dell’EBITDA margin, segnale di una redditività sempre più compressa.

Gli imprenditori chiedono analisi economiche

Critica anche la posizione dell’UGP, l’associazione Glas poduzetnika (La Voce degli imprenditori), che rappresenta micro, piccole e medie imprese. L’organizzazione ha chiesto formalmente al Ministero del Turismo su quali basi economiche siano state formulate le richieste di riduzione dei prezzi.

“Non contestiamo la necessità di rafforzare la competitività del turismo croato”, precisano gli imprenditori, “ma le aspettative pubbliche rivolte alle aziende dovrebbero basarsi su analisi economiche trasparenti e su valutazioni concrete degli effetti sull’economia”.

L’associazione sottolinea che le imprese del turismo e della ristorazione stanno affrontando forti aumenti dei costi del lavoro, dell’energia, delle forniture, degli affitti e della logistica, chiedendo quindi un confronto più approfondito sulla sostenibilità economica del settore.

Il timore per la competitività
Dietro l’insistenza del governo croato c’è però una preoccupazione sempre più evidente, come riporta Poslovni dnevnik: la perdita di competitività internazionale della destinazione Croazia.

Negli ultimi due anni la crescita degli introiti turistici è stata molto limitata. Nel 2025 il Paese ha registrato circa 15,3 miliardi di euro di entrate dal turismo, appena 300 milioni in più rispetto all’anno precedente, un incremento che in termini reali equivale a un calo.

Anche i dati europei mostrano una crescita dei prezzi più rapida rispetto a molti concorrenti mediterranei. Secondo Eurostat, tra il 2022 e il 2024 i prezzi di hotel e ristoranti in Croazia sono passati dall’84 al 96 per cento della media dell’Unione europea.

Nello stesso periodo, la Spagna si è fermata all’84 per cento della media Ue, il Portogallo al 75, la Grecia all’87 e Cipro e Slovenia attorno all’89 per cento.

Mentre altri governi puntano su sostegni fiscali o strategie di qualità, Zagabria sembra quindi orientata a chiedere direttamente al settore uno sforzo immediato sui prezzi per preservare la competitività della stagione estiva.

Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.

L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.

No posts to display