Trump invita Plenković nel Comitato per la pace

La Croazia riflette sul nuovo organismo che sfida l’Onu

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Trump invita Plenković nel Comitato per la pace
Il premier Andrej Plenković. Foto Roni Brmalj

Dopo una lunga serie di leader mondiali, tra cui Vladimir Putin e il premier sloveno Robert Golob, l’invito della Casa Bianca è arrivato anche sulla scrivania del primo ministro croato Andrej Plenković. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, lo ha ufficialmente chiamato a far parte del nuovo il Comitato per la pace appena istituito dall’amministrazione americana.

Per ora, però, da Zagabria non è arrivata alcuna risposta definitiva. Il governo croato non ha ancora fatto sapere se Plenković intenda accettare o meno l’invito. Una cautela che accomuna anche altri Paesi: la Cina ha confermato di aver ricevuto la proposta, ma senza chiarire le proprie intenzioni. Anche la Slovenia è stata invitata, come ha reso noto lo stesso Golob.

Un’adesione che divide l’Europa

Non tutti, però, sembrano pronti a salire a bordo. La Francia, secondo una fonte vicina al presidente Emmanuel Macron, sarebbe orientata a rifiutare l’adesione in questa fase. Un segnale che riflette le crescenti perplessità europee attorno a un’iniziativa che appare tanto ambiziosa quanto controversa.

Trump aveva annunciato per la prima volta l’idea del Comitato per la pace lo scorso settembre, presentandolo come uno strumento per porre fine alla guerra a Gaza. Da allora, però, il progetto si è ampliato fino a includere, almeno nelle intenzioni, tutti i principali conflitti globali.

Una «nuova Onu» a guida americana

Secondo una bozza della carta istitutiva, visionata da Reuters e da altri media internazionali, l’organismo potrebbe assumere un mandato molto ampio, tale da porsi come una vera alternativa alle Nazioni Unite. Il documento non menziona esplicitamente Gaza, ma insiste sulla necessità di un’istituzione “più agile ed efficace” per la costruzione della pace, lasciando intendere un raggio d’azione globale.

Il Comitato, che sarebbe presieduto dallo stesso Trump, nasce attorno a un organismo di supervisione per Gaza, ma potrebbe estendere la propria influenza ad altri scenari di crisi, inclusa la guerra in Ucraina. Un’ipotesi che suscita forti timori in Europa, dove l’idea di aggirare o svuotare il ruolo dell’Onu viene vista con crescente diffidenza.

Il prezzo dell’ingresso: un miliardo di dollari

A rendere il progetto ancora più divisivo è la struttura finanziaria. La bozza di statuto prevede che i Paesi membri versino un contributo di un miliardo di dollari in contanti per ottenere un’adesione superiore ai tre anni. In caso contrario, la partecipazione sarebbe limitata nel tempo e subordinata al gradimento del presidente del Comitato.

Il meccanismo decisionale appare formalmente democratico – un voto per ogni Stato membro – ma con una clausola chiave: tutte le decisioni devono essere approvate dal presidente. In altre parole, l’ultima parola spetterebbe sempre a Trump.

Poteri senza precedenti

Il testo attribuisce al presidente dell’organismo poteri raramente visti nelle istituzioni internazionali: dalla scelta degli Stati da invitare alla definizione dell’agenda, fino alla possibilità di nominare il proprio successore. Trump avrebbe inoltre il controllo diretto dei fondi, del sigillo ufficiale dell’organizzazione e il diritto di convocare riunioni quando lo ritenga opportuno.

L’espulsione di uno Stato membro sarebbe possibile su sua iniziativa, con una revoca ammessa solo attraverso un voto contrario dei due terzi dei Paesi aderenti. Una concentrazione di potere che ha già sollevato critiche severe tra diplomatici e analisti.

Le resistenze europee

In dicembre alcuni leader europei avevano espresso apertura verso un Comitato per Gaza, dichiarando la disponibilità dell’Unione europea a collaborare. Ma quella posizione appare oggi sempre più fragile. Secondo Bloomberg, diversi governi considerano l’attuale versione della carta “inaccettabile” e starebbero coordinando una risposta comune per respingere la proposta.

Le tensioni transatlantiche, aggravate di recente da nuove dispute commerciali e dal contenzioso su Groenlandia e dazi, rendono ancora più difficile immaginare un’adesione europea a un organismo dominato da Washington. Diverso l’atteggiamento di alcuni Paesi mediorientali: l’Arabia Saudita ha già fatto sapere di guardare con favore all’iniziativa.

La scelta di Plenković

In questo contesto complesso, la decisione di Andrej Plenković assume un peso politico non secondario. Accettare significherebbe sedersi a un tavolo che promette influenza globale, ma pone interrogativi profondi su equilibrio dei poteri e multilateralismo. Rifiutare, invece, vorrebbe dire schierarsi apertamente con l’Europa più scettica e con l’Onu, in un momento di forti tensioni internazionali. Per ora, da Zagabria, silenzio e prudenza.

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