Trieste. Riapre la chiesetta di San Rocco

Domenica, alle ore 17, Santa messa celebrata da mons. Crepaldi. Soddisfazione del sindaco Dipiazza

Notevole soddisfazione è stata espressa venerdì dal sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, alla vista delle opere da poco concluse per il completo restauro architettonico e strutturale della cappella di San Rocco, a Santa Croce, ricca storia e luogo fortemente identitario per la popolazione del borgo e, più in generale, per tutti gli sloveni del Carso e non solo. Chiesetta che ora potrà venir restituita al culto e che, dopo l’odierna visita del Sindaco, sarà ufficialmente inaugurata già domenica 22 settembre, alle ore 17, con la celebrazione di una Santa Messa da parte del Vescovo di Trieste mons. Giampaolo Crepaldi.
Dipiazza, che era affiancato dall’Assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi e dalla direttrice del Servizio edilizia pubblica del Comune Lucia Iammarin,o con i tecnici Massimo Mosca, Nicola Milani e Giovanni de Mottoni, grazie ai quali è stato possibile svolgere in proprio, in sede comunale, sia la progettazione che la direzione lavori, ha manifestato un vivo compiacimento per “il restauro di una significativa chiesetta storica, tra le più belle del nostro territorio, che, soprattutto con l’illuminazione serale, si presenta come un vero spettacolo, un piccolo gioiello”. Dipiazza ha voluto ringraziare “tutti coloro (gli Uffici comunali redattori del progetto, l’impresa esecutrice, la Regione e in special modo l’allora consigliere Stefano Ukmar particolarmente impegnato nel reperimento dei finanziamenti necessari) che in diversi modi hanno contribuito al raggiungimento di un risultato finale molto valido e interessante – ha detto Dipiazza – e al positivo superamento di alcune difficoltà e punti problematici, arrivando alla fine a un esito più che soddisfacente, anche perchè costantemente messo a punto tramite un continuo confronto con la locale Soprintendenza”.
Ringraziamenti che sono stati espressi anche dalla presidente della Circoscrizione Altipiano Ovest Maja Tenze, peraltro manifestando dei dubbi su alcuni aspetti della ristrutturazione, in particolare per la copertura del tetto per la quale sarebbero state in parte usate pietre diverse dalle tradizionali scandole di calcare lamellare, tipiche di queste antiche costruzioni carsiche.
Dubbi cui il Comune risponde spiegando – come hanno fatto nello specifico i tecnici intervenuti – come il manto di copertura esistente in scandole di pietra calcarea sia stato smontato, recuperato e rimesso in opera, per quanto consentito dalla qualità dei ‘pezzi’ (circa per il 50%), dopo essere stato restaurato, e ciò in stretto coordinamento con i tecnici della Soprintendenza, concordando con gli stessi anche di integrare il rivestimento mancante inserendo alcune lastre nuove in pietra d’Istria, con analoghe caratteristiche fisiche e geometriche, ma di pigmentazione diversa, stabilendo pertanto di utilizzare la tecnica della velatura superficiale per compensare la leggera differenza cromatica. Un lavoro che, secondo il Comune, ha dato appunto risultati più che soddisfacenti, consentendo anche di concludere l’appalto nei tempi prefissati.
Ma al di là di questo aspetto specifico e discusso come sopra detto, non vanno trascurate l’ampiezza e l’importanza decisiva degli altri lavori per il pieno recupero di un edificio di grande pregio e significato: in particolare a cominciare dal consolidamento strutturale dell’intero edificio, necessario e urgente a causa di un precedente e consistente dissesto statico della copertura e delle murature laterali, pure su questo punto operando in stretto coordinamento con gli uffici della Soprintendenza; rifacendo di conseguenza tutte le facciate esterne e i serramenti, restaurando puntualmente le parti lapidee esterne, compresi gli elementi che compongono la torre campanaria, nonché la cosiddetta – piuttosto famosa – statua del mendicante posta all’esterno della chiesa, sull’angolo sinistro dell’ingresso principale; analogamente restaurati il portone d’ingresso originale, sia nella parte lignea che nella ferramenta e le tre finestre; eseguita pure la manutenzione del gruppo campanario (con pulizia di muschi e licheni e asporto di tutte le ossidazioni) e installato un nuovo dispositivo elettrico di azionamento delle campane (adesso programmabili tramite una centralina); restaurato l’interno della chiesetta anche con la collocazione di una nuova illuminazione e con un’accurata pulizia e trattamento della pavimentazione in pietra; riqualificata inoltre la piazzetta antistante (anche tramite la messa in opera di una nuova pavimentazione in pietra di Aurisina) creando un piccolo sagrato.
I lavori, iniziati il 14 marzo 2018 e conclusi un mese fa (il 20 agosto), hanno comportato una spesa complessiva di 421.605,29 euro. La fase progettuale e quella esecutiva di direzione dei lavori è stata eseguita – come detto – sotto il diretto coordinamento del Servizio edilizia pubblica del Comune, interessando le seguenti ditte esecutrici: Raggruppamento temporaneo d’imprese ditta Rosso S.r.l. di Trieste (capogruppo) e ditta Vita Mauro di Roveredo in Piano (PN); Aprile Alessandro S.r.l. di Bagnaria Arsa (UD) e Opera Est Conservazione e Restauro S.a.s. di Claudia Ragazzoni di Trieste.
Paolo Rosso, titolare della Rosso Srl – Manutenzioni e Costruzioni Generali, ha voluto in particolare sottolineare la soddisfazione della ditta “per aver potuto dare una mano per restituire a Santa Croce un edificio che risultava chiuso da dieci anni. Nel nostro piccolo, cerchiamo di fare il possibile per attuare quello che vuol essere un impegno ben preciso nei confronti della città, e per questo ringrazio tutti coloro che si sono messi all’opera per portare a buon fine il lavoro”.
Parole di soddisfazione anche da parte del parroco Boris Čobanov, per l’ormai imminente riapertura al culto di questa storica chiesetta.

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