Trieste, ecco la statua della discordia (video)

È stata realizzata dallo scultore Alessandro Verdi e posta in piazza della Borsa

L'inaugurazione della statua in piazza della Borsa, a Trieste

Assorto, il Vate sta leggendo, il braccio appoggiato su una pila di volumi corposi, le gambe accavallate, nella statua realizzata dallo scultore Alessandro Verdi che ne ha firmate altre simili poste a Riva del Garda e al Vittoriale ed ora anche a Trieste in P.zza della Borsa, davanti alla Camera di Commercio. “Non c’è nulla di guerresco, nessun segnale altisonante, nessuna frase inneggiante…solo uno scrittore in una città che si candida a diventare la capitale della letteratura”. E’ un discorso accorato quello di Giorgio Rossi, Assessore alla Cultura del Comune di Trieste, affiancato dal Sindaco Roberto Dipiazza, dall’Assessore Angela Brandi e da Giordano Bruno Guerri, direttore del Vittoriale che a Trieste, solo qualche mese fa, ha portato la mostra Disobbedisco.
Un’operazione culturale che nelle polemiche innescate negli ultimi mesi si è trasformata in un confronto anche pesante tra chi considera legittima la statua perché la vede come un simbolo della destra e dei contrari che la leggono come una provocazione, adducendo che D’Annunzio poco c’entri con Trieste. C’è anche una terza corrente: sarebbe stato giusto mettere la statua a Fiume, come segno di distensione, intelligente interpretazione della storia, presa di coscienza di una vicenda che appartiene al passato e che oggi merita di essere studiata approfonditamente.

“Lo facciamo per i giovani” sottolineano Rossi-Dipiazza. “Siamo pronti a restituire a Fiume una copia della testa decapitata dell’aquila che troneggia sulla Torre”, aggiunge Guerri.
La piazza è gremita di pubblico, c’è tanta curiosità, qualche maglietta nera con “Fiume o morte” dei “reduci” di trenta o quarant’anni. Il Vate non ritorna, la storia è passato ma qualcuno cerca chiaramente la provocazione. L’altra sera sul palazzo che ospita il Consolato croato in P.zza Goldoni sono apparsi dei manifesti che chiedevano “l’italianità di Fiume”.
Sopravvive a tutto ciò l’indifferenza dei giovanissimi: “perché tanta gente mamma?”. “S’inaugura un monumento”. “Ah sì a D’Annunzio, non mi interessa”. Intervento di una signora anziana: “Studia, studia…altro che non m’interessa, generazioni di ignoranti…”.
L’indifferenza dei ragazzi, l’isteria degli anziani.
La statua intanto è pronta ad accogliere tutti i turisti che siederanno accanto al Vate per portarsi a casa una “cartolina” di Trieste. Magari hanno ragione loro, senza dietrologie, fotografano ciò che c’è. “E’ per questo che oggi si valorizza la figura di una persona che va al di là, che sapeva vedere nel futuro. E a chi polemizza dico che devono prevalere i nostri valori rispetto ai difetti, per guardare con ottimismo al Paese e rispondere alle nuove generazioni”, sottolinea ancora Rossi, “perché oggi – conclude – abbiamo bisogno di letterati e di filosofi perché dobbiamo riflettere su quello che è il nostro futuro, abbandonando quei tempi che ha vissuto d’Annunzio, quei conflitti ideologici che ci sono stati e talvolta ritornano”.

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