Tremul: «Tuteliamo gli interessi della CNI»

Maurizio Tremul, presidente dell’Unione Italiana, sulle sfide attuali dettate dalla pandemia, sui diritti acquisiti, sui progetti per il futuro e sul dialogo con gli esuli

Maurizio Tremul. Foto: Željko Jerneić

Il 2020 sarà ricordato come l’anno dell’emergenza sanitaria e della cosiddetta nuova normalità che ne è conseguita. Impegnati a combattere il nuovo coronavirus e a individuare le modalità più adatte a ridurre il rischio di contagio ci siamo lasciati alle spalle abitudini e certezze che davamo per scontate. La pandemia ci ha imposto di reinventarci la quotidianità, in ogni suo aspetto. Non ne siamo stati colpiti soltanto come singoli, anche le realtà aziendali e istituzionali hanno dovuto superare una sorta di curva a gomito. Per quanto riguarda l’Unione Italiana una conferma in tal senso ci giunge dal presidente Maurizio Tremul che spiega: “C’è voluto un po’ di tempo per metabolizzare la necessità di tenere un atteggiamento molto prudente. L’UI è stata tra i primi a invitare i connazionali, le istituzioni e le CI ad assumere forme di attività diverse per contenere la diffusione dell’epidemia da Covid-19. È stato uno shock per tutta l’umanità e le comunità minoritarie ne sono state colpite ancora di più. La CNI era abituata a operare in un contesto di confini permeabili, a un ritmo scandito da contatti quotidiani anche transfrontalieri e si è scontrata con la chiusura dei confini. Per noi che abbiamo sempre pensato alla CNI come a una realtà unica in una dimensione transfrontaliera, Croazia-Slovenia-Italia – e sottolineo siamo gli unici a farlo – è stato un serio problema. Come UI abbiamo proposto un’azione di comunicazione con videomessaggi, sui social media e via e-mail per informare i connazionali e per dare indicazioni su come poter fare attività. Abbiamo ritenuto fondamentale dare ai connazionali un segnale di vicinanza e i riscontri positivi non sono mancati”.
Riscontri positivi anche sul piano dell’operatività?
“Sia l’Unione Italiana sia molte CI hanno sfruttato le nuove tecnologie e mantenuto così le attività. Ne è nato anche un aspetto positivo; adesso sappiamo di avere a disposizione degli strumenti che potremo utilizzare anche in futuro. Le difficoltà non sono mancate, molte cose non si sono potute fare o sono state fatte in una forma diversa, spesso ridotta e virtuale, ma si è cercato di mantenere dove possibile le attività programmate adeguandole alle nuove circostanze e rendendole idonee ad avvicinare le persone pur senza un contatto fisico e la presenza in sala. È la dimostrazione di un’importante vitalità e della capacità di adattarsi ai cambiamenti, ma anche di quell’innovazione che tornerà utile anche in futuro consentendo di ampliare la platea dei fruitori e di creare dei contenuti permanenti sul web. La CNI ha reagito bene e ha dimostrato ancora una volta che noi ci siamo, che l’identità, la cultura e la lingua italiana sono presenti sul territorio. In tal senso desidero rivolgere un plauso a tutti coloro che si sono impegnati per questo risultato.”
L’emergenza epidemiologica ha dunque fatto emergere, ancora una volta, la resilienza della nostra Comunità, almeno sulla parte formale. Ma per quanto riguarda i contenuti, qui sembra sia stato mantenuto un atteggiamento più conservatore…
“Siamo rimasti sull’attività tradizionale che è comunque importante perché contribuisce a formare l’identità e ad affermare la nostra presenza. Qualche innovazione c’è stata ma, è vero, con qualche difficoltà. C’è stata però molta attività politica, ci siamo rivolti ai governi croato, sloveno e italiano e alle autorità locali e regionali richiamando al rispetto del bilinguismo anche per le informazioni sulle misure antiCovid. Su quest’aspetto è intervenuto successivamente anche il Consiglio d’Europa che ha ricordato che le minoranze sono particolarmente a rischio. In un contesto in cui venivano reimpostati i Bilanci abbiamo invitato a mantenere nei limiti del possibile le risorse a favore delle nostre Comunità e nel momento in cui venivano limitati gli spostamenti abbiamo invitato le istanze competenti ad adottare eccezioni tali da mantenere il più possibile i contatti tra i connazionali e le istituzioni anche tra i due Paesi. In questo siamo stati anche ascoltati.”
L’azione politica, in Croazia, ha riguardato anche gli aspetti amministrativi legati alla riforma dell’assetto delle unità d’autogoverno locale per quanto attiene ai vicepresidenti di Regione e ai vicesindaci….
“Questo è un punto sul quale siamo intervenuti in fortissimo coordinamento con l’On. Furio Radin realizzando un buon margine di successo sia come UI sia come rappresentanza parlamentare. Il nostro obiettivo era mantenere i vicesindaci e vicepresidenti di Regione italiani e abbiamo avuto conferme in tal senso. Ora l’auspicio e l’invito alle Città e ai Comuni che non hanno previsto un vice eletto in rappresentanza della CNI è di farlo, modificando le norme statutarie. Le riforme sono importanti, ma noi dobbiamo fare in modo che non si perdano i diritti acquisiti. Ci siamo occupati però anche di altri aspetti: in Slovenia abbiamo partecipato ai dibatti pubblici sulla legge sui media, sulla RTV, sulla legge elettorale slovena e su altri punti fondamentali. A mio avviso è importante farlo perché in un momento in cui tutta l’attenzione è rivolta alle misure di contenimento della pandemia c’è il rischio che ci sia una disattenzione su altri elementi del nostro vivere quotidiano, in questo senso l’aspetto politico della nostra azione come Unione Italiana è fondamentale.”
Torna dunque attuale la richiesta di un ruolo anche politico dell’Unione Italiana…
“Già in sede di dibattito sul nuovo assetto dell’UI era emersa forte la richiesta di un ruolo politico dell’UI, una richiesta che in alcune occasioni non ha mancato di provocare reazioni opposte e contrarie, ma noi in realtà con questo ruolo non minacciamo nessuno, bensì facciamo gli interessi della CNI e quelli istituzionali ed etici dell’italianità in questi territori. Ne abbiamo parlato in occasione del recente importante incontro avuto a Zagabria con il ministro Luigi Di Maio, che ha dimostrato l’inconsistenza delle tesi incentrate su una presunta marginalità dell’UI. Il titolare della Farnesina ci ha dato rassicurazioni importanti dicendo che il sostegno all’UI non è messo in discussione e che il sostegno alla CNI continuerà ad esserci. C’è un impegno politico, poi ovviamente dovremo dare corso ad alcune cose, ma il segnale è importante: per quasi un’ora con il ministro Di Maio abbiamo avuto un dialogo molto attento che testimonia la grande considerazione che l’Italia ha nei nostri confronti.”
Questo ci riporta alla necessità di creare nella realtà CNI la giusta consapevolezza sulla necessità di partecipare in modo attivo alla gestione della società; un tema che si lega anche alla formazione dei quadri…
“Sono orgoglioso di poter dire che sono aspetti ai quali ho riservato grande attenzione già negli anni pregressi. Ho sempre puntato molto sull’inclusione dei giovani, sull’attività di formazione della leadership e sono lieto si prosegua su questa strada. Credo che questa sia un percorso fondamentale da seguire. C’è da recuperare un po’ di tempo perduto, ma guardando alla situazione oggi, penso al rinnovamento della dirigenza UI, vediamo che qualcosa è stato fatto anche in questo campo. Dobbiamo però guardare anche più in là e trovare il modo di riprendere in forma adeguata il dibattito sui temi generali che riguardano la CNI, consentendo la partecipazione dei connazionali che vanno coinvolti nelle riflessioni strategiche sui temi più rilevanti. La prossima sfida in questo senso è trovare le modalità giuste e rispettose della situazione dettata dal Covid per coinvolgere i connazionali riguardo al 30º anniversario dell’Unione Italiana e al censimento della popolazione del 2021: sarà questo un test significativo e dobbiamo comunicare in modo chiaro l’importanza di dichiarare l’appartenenza alla Comunità Nazionale Italiana: questo incide in modo diretto sui nostri diritti”.
Cambiamo argomento. Lo Statuto affida le competenze riguardanti i rapporti con esuli al presidente dell’UI. A riguardo di recente ci sono state delle importanti novità…
“Individuare un percorso di iniziative congiunte tra Federesuli e UI è fondamentale: questo popolo diviso dalla storia persegue gli stessi obiettivi. In una fase così delicata della nostra esistenza poter fare un percorso congiunto è importantissimo. Di recente ci siamo incontrati in videoconferenza e abbiamo stabilito una road map molto concreta e operativa. Ci siamo trovati immediatamente d’accordo su alcuni punti ai quali collaborare. Oserei parlare di decisioni ’storiche’ in quanto non si tratta soltanto di proseguire con il dialogo, ma di mettere in atto azioni concrete comuni che riguardano la celebrazione comune del Giorno del ricordo, le azioni di tutela dei cimiteri, la tutela dei diritti degli italiani in Croazia e Slovenia, ma anche dei diritti degli esuli in Croazia, Slovenia e Italia. Ora siamo impegnati nei passaggi operativi che ci consentiranno di passare rapidamente dalle dichiarazioni politico-istituzioni all’attuazione delle attività. Davanti a noi si apre una nuova strada, la collaborazione è sempre esistita anche in passato, ora siamo a un punto di svolta contraddistinto da un’ampia condivisione e da un rafforzato comune sentire: la necessità di lavorare uniti per fare in modo che si conservi da un lato la memoria e dall’altro la realtà effettiva della presenza italiana in Croazia e Slovenia. Ecco, sotto quest’aspetto è fondamentale lo slancio ulteriore emerso nei recenti incontri e dai colloqui con il nuovo presidente della Federesuli, Giuseppe de Vergottini, ferma restando l’ottima collaborazione e intesa avute con il suo predecessore Antonio Ballarin, che colgo l’occasione per ringraziare.”

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