Tragedia nelle acque di Spalato: il primo ufficiale rischia 15 anni

Velocità, precedenza e manovre tardive al centro dell’indagine della Procura. L’indagato 33enne respinge le accuse: «Ho fatto tutto il possibile»

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Tragedia nelle acque di Spalato: il primo ufficiale rischia 15 anni
Il catamarano Krilo Eclipse coinvolto nell'incidente mortale. Foto: Ivo Cagalj/PIXSELL

Ha passato una notte in cella il primo ufficiale del catamarano “Krilo Eclipse”, 33 anni, originario di Podstrana, ora al centro dell’inchiesta sulla drammatica collisione avvenuta domenica scorsa, 14 giugno, ytra le isole di Solta (Šolta) e Brazza (Brač). L’uomo è stato interrogato questa mattina 18 giugno, dalla Procura di Spalato e resta indagato per aver, secondo l’accusa, compromesso la sicurezza della navigazione causando un incidente con esito mortale.

Il giudice istruttore dovrà ora decidere sulla richiesta di custodia cautelare avanzata dal pubblico ministero. Il reato contestato è quello previsto dall’articolo 225 del Codice penale croato: violazione delle norme sulla sicurezza della navigazione con conseguenze letali. La pena prevista può arrivare fino a 15 anni di reclusione.

Lo scontro è avvenuto nel tratto di mare tra Solta e Brazza, uno dei corridoi marittimi più trafficati della Dalmazia centrale. Il catamarano, partito da Spalato e diretto sull’isola di Lesina (Hvar) con a bordo 118 passeggeri e sette membri dell’equipaggio, si è scontrato con una barca a vela battente bandiera francese, proveniente dalla direzione opposta, con a bordo otto cittadini cechi.

L’impatto è stato violentissimo. La barca a vela è affondata rapidamente, raggiungendo i circa 50 metri di profondità. Quattro persone hanno perso la vita: tre sono state recuperate subito, la quarta è stata trovata successivamente nella cabina del relitto.

La dinamica sotto la lente degli investigatori

Secondo la ricostruzione investigativa, entrambi i mezzi erano diretti verso Lesina, ma su rotte convergenti: il catamarano da Spalato, la barca a vela da Traù (Trogir). Una situazione di traffico intenso in cui, secondo gli inquirenti, la gestione della rotta e della velocità sarebbe stata determinante.

Al primo ufficiale viene contestato di non aver rispettato il diritto di precedenza della barca a vela, che si trovava sulla sua dritta, e di aver mantenuto una velocità non adeguata al contesto: circa 32 nodi per il catamarano, contro una velocità molto più ridotta del veliero, che procedeva a vela e quindi con capacità di manovra limitata.

L’accusa sottolinea inoltre che l’ufficiale aveva piena visibilità della situazione e avrebbe avuto il tempo di intervenire per evitare l’impatto, ma le manovre messe in atto sarebbero arrivate troppo tardi.

La difesa: «Sforzi fatti fino all’ultimo»

Il primo ufficiale, assistito dall’avvocata Zvjezdana Barić, sentita da index.hr ha respinto le accuse durante l’interrogatorio, sostenendo di aver fatto tutto il possibile per evitare la collisione. Secondo la sua versione, ripresa dal Dalmatinski portal, la barca a vela avrebbe cambiato più volte direzione, rendendo imprevedibile la traiettoria e impossibile una manovra efficace.

La difesa insiste anche sull’esperienza del 33enne, descritto come un marinaio competente e non alle prime armi, e sostiene che le decisioni prese in plancia siano state coerenti con le condizioni operative del momento.

Il ruolo del comandante e la catena di comando

Un elemento centrale dell’inchiesta riguarda la posizione del comandante del catamarano. Secondo fonti vicine alle indagini, sentite dal quotidiano Jutarnji list il capitano non è coinvolto nel procedimento.

Al momento del passaggio attraverso le Porte di Spalato, area che non è classificata come stretto particolarmente critico, il comandante non era sul ponte di comando ma nella propria cabina, avendo delegato la conduzione al primo ufficiale.

Una circostanza che, secondo gli investigatori, chiarisce la catena di responsabilità operativa al momento dell’incidente.

Le manovre e il tentativo di evitare l’impatto

Dai primi elementi raccolti emerge che, pochi istanti prima dello scontro, entrambi i comandanti avrebbero tentato manovre di emergenza: il catamarano avrebbe ridotto la velocità, mentre la barca a vela avrebbe cercato di cambiare rotta.

Ma lo spazio di manovra era ormai insufficiente. La differenza di velocità e la distanza ridotta hanno reso lo scontro inevitabile.

Anche il comandante del veliero, un 64enne che ha perso la vita nell’impatto, stava conducendo l’imbarcazione pur non essendo formalmente indicato come skipper principale al momento del noleggio. Tuttavia risultava abilitato alla conduzione.

Le indagini e le prove tecniche

La Procura di Split, insieme alla polizia marittima, ha acquisito tutte le immagini disponibili, comprese le riprese circolate online nelle ore successive alla tragedia.

Saranno inoltre analizzati i dati del VTS (Vessel Traffic Service), il sistema che monitora il traffico marittimo e fornisce assistenza alla navigazione, considerato uno degli elementi chiave per ricostruire con precisione traiettorie, velocità e tempi di reazione.

Gli investigatori intendono verificare anche la gestione complessiva del traffico in quel tratto di mare, notoriamente intenso nei mesi estivi.

Il bilancio della tragedia

Oltre alle quattro vittime, quattro persone sono state tratte in salvo e trasportate all’ospedale di Spalato con ferite di varia gravità. Il relitto della barca a vela è stato localizzato a circa 50 metri di profondità, dove le operazioni di recupero hanno richiesto l’intervento di squadre specializzate.

La dinamica, ancora al centro degli accertamenti, resta complessa: una combinazione di fattori tecnici, umani e di traffico marittimo che ora dovrà essere chiarita fino all’ultimo dettaglio.

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