Tragedia del «Lastovo»: nel febbraio 2026 l’udienza preliminare

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Tragedia del «Lastovo»: nel febbraio 2026 l’udienza preliminare
Foto: Nel Pavletic/PIXSELL

L’udienza del collegio giudicante del Tribunale comunale di Fiume, chiamato a valutare la fondatezza dell’atto d’accusa nei confronti dei tre marinai del traghetto Lastovo della compagnia di navigazione Jadrolinija di Fiume, imputati per grave reato contro la sicurezza pubblica in relazione all’incidente in cui persero la vita tre membri dell’equipaggio, è stata fissata per il 4 febbraio 2026. Il Tribunale comunale di Fiume ha ricevuto l’atto d’accusa il 26 settembre, assegnando il fascicolo alla giudice Manon Juravić. La Corte ha precisato che l’udienza del collegio giudicante non sarà pubblica.
Il collegio ha la facoltà di confermare l’atto d’accusa, respingerlo oppure restituirlo alla Procura per ulteriori modifiche e integrazioni. La Procura di Stato di Fiume aveva presentato a settembre l’atto d’accusa contro i tre marittimi del Lastovo, ritenuti responsabili di un grave reato contro la sicurezza generale. L’iniziativa fa seguito all’indagine sul tragico incidente avvenuto nel porto di Lussinpiccolo l’11 agosto 2024, nel quale morirono tre membri dell’equipaggio della Jadrolinija e un quarto rimase gravemente ferito.
Secondo l’accusa, il comandante della nave (allora 37enne), il primo ufficiale di coperta (33enne) e il capo coperta (50enne) avrebbero agito in violazione delle norme di sicurezza a bordo, delle procedure operative apprese e delle regole professionali del servizio marittimo. Il giorno dell’incidente, intorno alle 15, il traghetto Lastovo, di proprietà della Jadrolinija, era ormeggiato al molo di Lussinpiccolo. I tre imputati sono accusati di aver sottovalutato il rischio, pur sapendo che tre membri dell’equipaggio stavano lavorando sotto la rampa di carico sollevata. Quest’ultima non sarebbe stata adeguatamente assicurata con i perni di bloccaggio previsti, e gli accusati — si legge nel capo d’imputazione —“hanno ritenuto con leggerezza che il loro operato non avrebbe messo in pericolo la vita e l’integrità fisica dei membri dell’equipaggio”.

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