Tragedia del Lastovo. I dettagli dell’accusa

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Tragedia del Lastovo. I dettagli dell’accusa
Foto: Nel Pavletic/PIXSELL

La Procura di Stato di Fiume ha presentato a settembre un atto d’accusa contro il comandante, il primo ufficiale di coperta e il capo coperta del traghetto Lastovo della Jadrolinija, in relazione all’incidente marittimo in cui hanno perso la vita a Lussinpiccolo il timoniere Marko Topić, il capo macchinista Boško Kostović e il marittimo Denis Šarić.
L’accusa è stata mossa contro Goran Đolonga (37 anni), Davor Zagorac (32 anni) e Predrag Vulić (49 anni), e li imputa di reato contro la sicurezza pubblica che ha comportato la morte di più persone. Secondo il Codice penale della Repubblica di Croazia, i tre marittimi rischiano una pena detentiva da che va da uno a otto anni, riporta Index.

La condanna, che verrà inflitta dal tribunale, dipenderà dalle circostanze attenuanti e aggravanti per ciascuno degli imputati, tra cui il loro ruolo nell’incidente, l’assenza di precedenti penali, le condizioni familiari e il loro atteggiamento nei confronti del reato. Il procedimento è in corso presso il Tribunale di Fiume.

Le dinamiche dell’incidente

Quel giorno, l’equipaggio aveva notato una piccola quantità d’acqua durante la navigazione, il che indicava un possibile problema con la guarnizione di tenuta della rampa d’imbarco anteriore. Il comandante Goran Đolonga decise di controllare personalmente la guarnizione dopo l’attracco a Lussinpiccolo. In seguito allo sbarco dei passeggeri e dei veicoli, l’equipaggio iniziò a sollevare la rampa per l’ispezionare. Tuttavia, questa non fu assicurata con i perni di blocco.

Secondo l’atto d’accusa, il capo coperta Predrag Vulić non impartì l’ordine al timoniere di bloccare la rampa con tali perni. Il primo ufficiale Davor Zagorac non sorvegliò le operazioni sul ponte, come era suo dovere. Inoltre, il comandante Goran Đolonga spense il sistema idraulico anche se la rampa non era stata ancora fissata.

La parola agli esperti

Sempre secondo l’accusa, quando il comandante Đolonga scese nel garage e avvertì il capo coperta che la rampa non era assicurata, Vulić gli rispose: “La rampa non può andare da nessuna parte.” Il comandante non prese abbastanza sul serio l’avvertimento, si legge nell’atto d’accusa.

Gli esperti della Facoltà di Ingegneria Meccanica e Navale dell’Università di Zagabria hanno stabilito che il portellone d’imbarco può restare sollevato solo se la pompa idraulica è in funzione oppure se è bloccato con i perni di sicurezza. La valvola del motore idraulico serve infatti per alzarlo e abbassarlo in modo controllato, ma non è in grado di mantenerlo sollevata.

Un tecnico della società “MAG Sistem”, che si occupa della manutenzione dei sistemi idraulici a bordo, ha spiegato che se l’impianto idraulico fosse rimasto acceso, la rampa non sarebbe caduta, poiché il flusso d’olio avrebbe mantenuto il sistema in pressione, impedendone l’abbassamento.

“La rampa doveva essere assicurata. Era il Vangelo.”

Durante l’indagine, sono stati ascoltati numerosi membri attuali ed ex dell’equipaggio del traghetto Lastovo. Tutti hanno dichiarato concordemente che l’assicurazione della rampa con i perni di bloccaggio era considerata una regola inviolabile , “come il Vangelo”, e che chiunque lavorasse sul ponte sapeva che la rampa doveva essere fissata quando era in posizione sollevata.

Un ex comandante del traghetto ha confermato che il portellone non viene mai mantenuto solo con il sistema idraulico, aggiungendo: “Non mi è mai passato per la mente di testare se l’idraulica potesse reggere la rampa.” Un altro testimone che aveva seguito la formazione del comandante Đolonga sul traghetto ha confermato di averlo istruito su tutte le procedure, comprese quelle relative alla messa in sicurezza del portellone con i perni. “Non era mai successo che qualcuno decidesse di non bloccare la rampa,” ha dichiarato.
Un dipendente del parcheggio ha assistito al momento in cui la rampa è caduta. Ha testimoniato la reazione di un membro dell’equipaggio, “visibilmente scosso e disorientato, che camminava dicendo: ‘Oh no, cosa ho fatto, è colpa mia’”. Successivamente si è stabilito che si trattava del capo coperta Predrag Vulić.

Gli imputati si dichiarano innocenti

Durante l’indagine, tutti e tre gli imputati hanno dichiarato di non ritenersi colpevoli e hanno fornito dettagliate difese. Il comandante Goran Đolonga ha affermato che non gli era mai stato detto che i perni di bloccaggio dovevano essere inseriti e che nessuno gli aveva detto di non spegnere l’idraulica. Ha sottolineato che a bordo non era presente documentazione tecnica sul sistema idraulico né procedure scritte per l’uso del portellone. Ha aggiunto di aver avvertito il capo coperta Vulić che questo non era fissato, ma il collega avrebbe risposto: “Capitano, non può andare da nessuna parte, non succederà niente.”
Il primo ufficiale Davor Zagorac ha dichiarato che, secondo il piano di lavoro, non aveva il compito di controllare il capo coperta, compito che spettava al comandante. Ha affermato di non sapere e non poter sapere che i perni non erano stati inseriti. Quando il comandante lo chiamò al cellulare, Zagorac era già sotto la rampa. Il capo coperta Predrag Vulić ha dichiarato di aver atteso che qualcuno assicurasse la rampa con i perni, ma che a un certo punto l’idraulica fu spenta. Ha subito chiesto al comandante perché avesse spento il sistema, e questi avrebbe risposto: “Non succederà niente in cinque minuti.” Vulić ha cercato di correre fuori per avvertire le persone di allontanarsi, ma era ormai troppo tardi. Ha sottolineato che il comandante non avrebbe dovuto spegnere l’idraulica e che doveva accorgersi che la rampa non era assicurata.

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