Tra Kiev e Washington, la Nato rilancia da Zagabria

Rutte difende Trump e chiede più investimenti per la sicurezza: «Senza la sua pressione non avremmo aumentato la spesa per la difesa» dice il segretario generale dopo l'incontro con Plenković

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Tra Kiev e Washington, la Nato rilancia da Zagabria
L'abbraccio tra Plenković e Rutte alla caserma di Pleso, vicino a Zagabria. Foto: Igor Soban/PIXSELL

La Croazia è un alleato “forte e affidabile” dell’Ucraina e non si lascerà intimidire dalle minacce russe. È il messaggio ribadito con forza dal segretario generale della Nato, Mark Rutte, in visita ufficiale a Zagabria, dove ha incontrato il premier Andrej Plenković e i vertici istituzionali del Paese.

Parlando ai Banski dvori, sede del governo croato, Rutte ha sottolineato come Zagabria abbia dimostrato fin dall’inizio dell’invasione russa, nel febbraio 2022, una solidarietà concreta verso Kiev, stanziando oltre 300 milioni di euro in aiuti militari e civili. “La Russia vuole scoraggiarci dal sostenere l’Ucraina, ma non ci riuscirà”, ha affermato il segretario generale, richiamando l’attenzione sulla pressione crescente che il Paese sta subendo, soprattutto con l’arrivo dell’inverno.

Le parole di Rutte arrivano mentre Mosca ha confermato l’uso, nei giorni scorsi, di un missile a medio raggio Oreshnik contro obiettivi in Ucraina, un’arma che secondo analisti militari occidentali potrebbe essere in grado di trasportare testate nucleari. Nel frattempo continuano gli attacchi contro le infrastrutture civili, alimentando le preoccupazioni degli alleati.

Il premier croato ha ribadito che gli Stati Uniti stanno lavorando per creare le condizioni per la pace, ma che ogni accordo resta impossibile senza il consenso della Russia, definita senza ambiguità “l’aggressore sul territorio ucraino da quasi quattro anni”. Secondo Plenković, il nodo resta la sequenza dei passi: Mosca vorrebbe prima un accordo politico e solo dopo il cessate il fuoco, mentre per la cosiddetta Coalizione dei volenterosi la priorità deve essere l’interruzione immediata delle ostilità, seguita da negoziati di pace.

Il capo del governo ha inoltre chiarito che l’invio di soldati croati sul territorio ucraino “non è un’opzione”, pur assicurando che Zagabria continuerà a sostenere Kiev con altri strumenti.

La Croazia nella Nato

Rutte ha elogiato il ruolo della Croazia all’interno dell’Alleanza atlantica, ricordando che dall’adesione nel 2009 il Paese contribuisce in modo significativo alla sicurezza collettiva, dal fianco orientale ai Balcani occidentali. Ha citato anche l’impegno dei militari croati schierati in Polonia nell’ambito delle forze avanzate Nato, definendo “ispirante” il loro servizio lontano dalle famiglie durante le festività.

Dal primo gennaio di quest’anno, inoltre, la Croazia ha assunto il controllo del proprio spazio aereo con i caccia multiruolo Rafale, integrati nel sistema Nato di difesa aerea e missilistica.

Difesa, Trump e la spesa militare

Nel corso della conferenza stampa, Rutte ha espresso apprezzamento per l’azione del presidente statunitense Donald Trump, sostenendo che senza la sua pressione gli alleati non avrebbero raggiunto l’obiettivo del 2 per cento del Pil per la difesa, né concordato il nuovo traguardo del 5 per cento entro il 2035, includendo investimenti in sicurezza cibernetica, infrastrutture critiche e preparazione civile.

Alla domanda se la Nato stia attraversando una crisi, la risposta è stata netta: “Assolutamente no”.

La Croazia, dal canto suo, nel 2025 ha portato la spesa per la difesa al 2,08 per cento del Pil. Plenković ha ricordato come fino a pochi anni fa un simile salto fosse impensabile. Il governo ha avviato quattro grandi programmi di modernizzazione delle Forze armate, dalla fornitura di carri armati Leopard 2A8 e obici semoventi Caesar, fino ai nuovi camion tattici e ai sistemi antidroni.

Il dossier Artico e il caso Groenlandia

Un altro tema emerso con forza è quello della sicurezza nell’Artico, dove secondo Rutte la presenza sempre più attiva di Russia e Cina impone una risposta coordinata dei Paesi Nato che condividono quell’area. Plenković ha però voluto ribadire un principio politico chiaro: la Groenlandia è parte della Danimarca e questo dato deve essere rispettato da tutti gli alleati.

Le tensioni sono alimentate dalle dichiarazioni della Casa Bianca, che ha confermato come Trump stia valutando opzioni per assumere il controllo dell’isola artica, considerata strategica, senza escludere in teoria neppure l’uso della forza. Una prospettiva che ha provocato reazioni dure in Europa. In una dichiarazione congiunta, diversi leader europei hanno ribadito che la sicurezza dell’Artico deve essere garantita nel rispetto del diritto internazionale, della sovranità e dell’integrità territoriale.

La premier danese Mette Frederiksen è arrivata a dire che un’eventuale azione militare statunitense contro un altro Paese Nato segnerebbe di fatto la fine dell’Alleanza.

Un clima politico teso

La visita di Rutte si inserisce anche in un contesto di tensione interna. Alla vigilia dell’incontro, il presidente croato Zoran Milanović aveva criticato il segretario generale, sostenendo che “non è chiaro a nome di chi parli” e ricordando che non è lui a prendere le decisioni finali. Nonostante ciò, il programma della visita è proseguito con incontri istituzionali, una visita a una base militare e la deposizione di una corona al Monumento alla Patria.

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