Tesi opposte a confronto

Ieri il dibattimento dinanzi alla Corte di giustizia dell’Unione europea sulla denuncia slovena nei confronti della Croazia per la mancata attuazione della sentenza del Tribunale d’arbitrato sul contenzioso confinario

Dusko Marusic/PIXSELL

LUSSEMBURGO | Alla Corte di giustizia dell’Unione europea, a Lussemburgo, si è tenuto ieri il dibattimento per stabilire se questo Tribunale sia competente a deliberare in merito alla denuncia della Slovenia circa il mancato rispetto della sentenza della Corte d’arbitrato sul contenzioso confinario. I rappresentanti di Croazia e Slovenia hanno avuto a disposizione venti minuti di tempo a testa per esporre le loro tesi; poi i giudici e l’avvocato indipendente hanno potuto porre loro domande. Infine i rappresentanti di ogni Paese hanno avuto cinque minuti di tempo a testa per le conclusioni e per replicare alle posizioni espresse dalla controparte. A rappresentare Zagabria dinanzi alla Corte di giustizia è stata l’aiuto ministro degli Esteri Gordana Vidović Mesarek e la legale britannica, Jemima Stratford. A difendere le tesi slovene è stata Maje Menard, affiancata dal legale Jean-Marc Thouvenin.

Il parere illustrato il 6 novembre

Il giudice relatore al dibattimento relativo alla denuncia slovena è il britannico Christopher Vajda. Fra i magistrati vi sono pure lo sloveno Marko Ilešič e il croato Siniša Rodin. Il presidente della Corte è il belga Koen Lenaerts. Fra i quindici membri del collegio guidicante vi sono pure il vicepresidente, lo spagnolo Rosario Silva de Lapuerta, il bulgaro Aleksander Arabadžiev, il lussemburghese Francois Biltgen, il ceco Jirži Malenovsky, lo slovacco Daniel Švaby, il lituano Irmantas Jarukaitis, il francese Jean-Claude Bonichot, l’olandese Alexandra Prechal, il polacco Marek Safjan, l’italiana Lucia Serena Rossi e l’austriaco Andreas Kumin. L’avvocato generale, l’estone Priit Pikamäe, ha annunciato che presenterà le sue conclusioni il 6 novembre.
Nell’insieme il dibattimento, iniziato verso le 14,30, si è protratto per circa due ore. La Corte ha invitato a partecipare alla discussione anche la Commissione europea. Stando a fonti ufficiose, lo ricordiamo, il servizio giuridico dell’Esecutivo comunitario avrebbe ravvisato un legame tra la sentenza d’arbitrato che la Croazia si rifiuta di attuare e il diritto europeo. Il collegio dei commissari invece avrebbe confermato che la controversia è una questione attinente al diritto internazionale, per cui spetta agli Stati risolverla.
Nella sua denuncia, Lubiana propone alla Corte di giustizia di stabilire che la Croazia ha violato gli articoli 2 e 4 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, riguadanti il rispetto dello Stato di diritto e la leale collaborazione tra i Paesi dell’UE. Inoltre, Lubiana accusa Zagabria di violare le disposizioni sulla politica comune della pesca, le regole Schengen sulla libera circolazione delle persone e la direttiva sulla pianificazione territoriale marittima. La Croazia, invece, in linea con il ricorso presentato lo scorso dicembre nei confronti della denuncia slovena, ritiene che il Tribunale del Lussermburgo non sia competente a deliberare in merito all’arbitrato, in quanto sui confini tra gli Stati, secondo Zagabria, valgono le norme del diritto internazionale e non di quello comunitario. Il segretario di Stato del Ministero degli Affari esteri ed europei, Andrea Metelko Zgombić, ha sottolineato a questo proposito che le controversie di carattere frontaliero non si dirimono dinanzi alla Corte di giustizia dell’Unione europea, bensì con altri mezzi di risoluzione pacifica dei contenziosi, previsti dal diritto internazionale. Naturalmente Zagabria, come ha lasciato intendere Andrea Metelko Zgombić, è pronta a ogni evenienza: sia al fatto che la Corte si dichiari competente, sia non competente a deliberare sulla denuncia slovena, com’è negli auspici della diplomazia croata. La dirigente della squadra di esperti giuridici slovena, Maja Menard, si è detta, da parte sua, ottimista sul buon esito del procedimento, alla pari del rappresentante del Ministero degli Esteri di Lubiana, Marko Vrevc, secondo il quale la causa avviata dal suo Paese sarà coronata da successo, in quanto gli argomenti addotti a sostegno della stessa sono validi.

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