Il capo dell’Ispettorato di Stato croato, Andrija Mikulić, ha trascorso la notte in carcere, dopo che ier, giovedì 27 novembre, è finito sotto indagine da parte della polizia e della Procura anticorruzione USKOK, nell’ambito di un’inchiesta legata a presunti episodi di corruzione. Oggi sarà interrogato nella sede dell’USKOK che deciderà se procedere con l’indagine e se proporre la custoria cautelare. Data le pesanti accuse nei suoi confronti, si prevede che i giudici del Tribunale di Zagabria decreteranno un mese di fermo preventivo.
La notizia ieri è arrivata quasi in contemporanea con la comunicazione del governo croato, che ha confermato la rimozione di Mikulić dall’incarico durante la parte della seduta svoltasi a porte chiuse.
Presunto giro di tangenti
Fonti vicine all’indagine riferiscono che la polizia, su ordine di USKOK, avrebbe avviato un’operazione per arrestare almeno quattro persone sospettate di “aver dato o ricevuto tangenti”.
Mikulić, già presidente del comitato cittadino di Zagabria dell’HDZ e membro della direzione nazionale del partito, ricopriva il ruolo di capo dell’Ispettorato di Stato dal 2019.
Le indagini riguarderebbero, secondo media croati e fonti non ufficiali, la presunta connessione con il grande affaire sullo smaltimento illecito di rifiuti pericolosi a Gospić. I sospetti di corruzione emergerebbero proprio dal contesto dell’inchiesta che, all’inizio dell’anno, aveva portato all’arresto dei coniugi Josip e Monika Šincek.
Gli Šincek e altri indagati sono sospettati di aver “illegalmente depositato decine di migliaia di metri cubi di rifiuti medici e plastici”, importati da Italia e Slovenia, e provenienti anche da aziende croate. I materiali sarebbero stati smaltiti in maniera irregolare nelle aree di Varaždin, Gospić e Benkovac, con gravi rischi ambientali e sanitari.
Le accuse: denaro e beni in cambio di «protezione»
Il sito di 24sata, citando fonti ben informate, riporta che Mikulić e il suo presunto associato Dragan Krasić — ex capo del settore minerario del Ministero dell’Economia e recentemente in pensione — avrebbero ricevuto 120.000 euro e anche forniture di carne come tangente. Anche due imprenditori sarebbero tra gli arrestati.
Secondo informazioni pubblicate da Index, Josip Šincek avrebbe incontrato Mikulić più volte in un bar di Gospić. Sempre secondo quanto riportato dai media, Šincek avrebbe dichiarato agli inquirenti che Mikulić gli avrebbe chiesto 500.000 euro per evitare controlli ispettivi che avrebbero ostacolato il proseguimento delle attività illecite di smaltimento.
Stando a queste ricostruzioni, Šincek non avrebbe però avuto la possibilità di pagare la cifra richiesta e, dopo le presunte richieste di denaro, la sua azienda si sarebbe vista revocare le autorizzazioni per la gestione dei rifiuti.
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