Tamponi al confine sloveno: si muove la CNI

Il confine croato-sloveno di Rupa, alle spalle di Fiume

Le nuove disposizioni previste al confine con la Slovenia sono destinate ad arrecare disagi a non finire ai lavoratori transfrontalieri che dovranno inoltre accollarsi il costo tutt’altro che indifferente dei tamponi, oltre all’inevitabile perdita di tempo. Le nuove norme colpiranno pure molti appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana che lavorano a cavallo del confine e anche coloro che operano nelle istituzioni della CNI. Il provvedimento varato dalle autorità di Lubiana ha lasciato interdetti pure diversi esponenti della minoranza slovena nel Friuli Venezia Giulia, in quanto l’obbligo del tampone o del test antigenico rapido creerà difficoltà pure a cavallo della frontiera italo-slovena. C’è da attendersi pertanto un intervento da più parti nei confronti delle autorità di Lubiana, affinché rivedano delle disposizioni che mai finora, dall’inizio della pandemia, erano state tanto rigorose.
Il deputato della CNI, Felice Žiža, si era già mosso tre settimane fa per evitare chiusure nei confronti di chi viaggia per motivi sanitari o perché deve offrire assistenza e un risultato l’aveva ottenuto, ovvero la possibilità di recarsi oltreconfine per dodici ore senza l’obbligo del tampone. Il parlamentare della minoranza italiana aveva pure esortato con una missiva il premier Janez Janša a permettere il ritorno a scuola degli alunni fino alla quinta classe della scuola dell’obbligo nella regione carsico-costiera, in quanto i dati relativi ai ricoveri per Covid all’Ospedale di Isola (che peraltro è al servizio di un’area molto vasta che arriva fino a Postumia) nelle ultime settimane sono molto favorevoli. A quanto sembra l’Istituto per la salute pubblica sarebbe ora intenzionato a raccomandare le autorità di muoversi proprio in questa direzione. Dopo tanti segnali incoraggianti ieri mattina è arrivata la doccia fredda, ossia una disposizione che Felice Žiža ha definito sicuramente esagerata, in particolare nei confronti dell’Italia che è ora zona gialla. E nemmeno la Croazia presenta ora dati molto preoccupanti in fatto di contagi.

Contatti con il governo sloveno

Il deputato della CNI ha sottolineato che oggi invierà dapprima una missiva al ministro degli Interni, Aleš Hojs (e per conoscenza al premier Janša) e poi avrà un colloquio con lui. L’obiettivo è ovviamente quello di alleviare le nuove misure e ridurre al minimo l’uso del tampone e se possibile ritornare alle soluzioni precedenti. Secondo Felice Žiža è possibile che la Slovenia abbia deciso l’inasprimento delle norme dopo che l’Austria ha proceduto in questa direzione. In ogni caso non è rimasta inerte nemmeno la diplomazia di Roma, visto che molti imprenditori e lavoratori transfrontalieri italiani sono stati pure colpiti da queste norme. L’obiettivo a questo punto è innanzitutto differenziare le disposizioni allentando la stretta verso l’Italia e se possibile anche verso la Croazia. Già ieri il deputato della CNI, assieme al presidente della CAN costiera Alberto Scheriani, ha avuto i primi contatti politici. L’intento comune è di fare presente gli enormi disagi che il nuovo provvedimento comporta per tantissimi cittadini. Il presidente della CAN costiera ha annunciato il prossimo invio di una lettera congiunta al deputato al seggio specifico nella quale si chiederà il ritiro di questo provvedimento che colpisce in modo particolare la CNI.

L’intervento dell’UI

Il presidente dell’Unione Italiana, Maurizio Tremul, ha ricordato che l’UI si è già mossa in precedenza nei confronti dei governi per invitarli a considerare le specificità dei territori di frontiera dell’Alto Adriatico, anche alla luce dei buoni dati epidemiologici. L’invito al governo sloveno è di prendere pertanto in considerazione l’esigenza di non bloccare i collegamenti quotidiani per motivi di lavoro, studio e altre necessità.

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