Spalato, una serata di cultura trasformata in paura: le reazioni

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Spalato, una serata di cultura trasformata in paura: le reazioni
Una camionetta della polizia davanti alla sede in cui si è verificato l'incidente. Foto: Ivo Cagalj/PIXSELL

Lunedì sera, 3 novembre, una cinquantina di giovani vestiti di nero, molti con il volto coperto, hanno interrotto con violenza la “Serata del folklore serbo” a Spalato, manifestazione organizzata nell’ambito delle “Giornate della cultura serba”. L’evento, previsto nelle sale del Consiglio di quartiere Blatine, ha dovuto essere sospeso dopo che gli aggressori hanno minacciato gli artisti e il pubblico, costringendoli a lasciare i locali tra urla e cori nazionalistici, tra cui il saluto “Za dom spremni” (“Per la Patria pronti”, il saluto ustascia usato durante la Seconda guerra mondiale).

Secondo i testimoni, il gruppo ha ordinato ai presenti di interrompere la manifestazione, sostenendo che nel mese di novembre, dedicato alla memoria di Vukovar, “non sarebbe stato appropriato” organizzare eventi legati alla cultura serba.

«Come ostaggi»

Il presidente della società culturale serba “Prosvjeta”, Nikola Vukobratović, ha parlato di un episodio “scioccante e organizzato”, sottolineando che l’evento interrotto era un semplice spettacolo di folklore, con la partecipazione di bambini e di un coro di pensionati. “Non c’è stato scontro fisico, ma la sensazione era quella di essere in ostaggio. È inaccettabile che in un Paese europeo, nel 2025, la sicurezza di cittadini e artisti debba dipendere dall’umore di gruppi estremisti”, ha dichiarato Vukobratović a N1.

Il presidente di “Prosvjeta” ha inoltre denunciato la mancanza di prevenzione e vigilanza da parte delle autorità. “È incomprensibile che la polizia non sapesse dell’arrivo di oltre cento persone organizzate e mascherate in un luogo pubblico. Ciò indica che esiste un clima sociale che normalizza queste aggressioni e prepara il terreno all’odio”, ha dichiarato Vukobratović, aggiungendo che l’associazione continuerà a promuovere la cultura e le attività della minoranza serba “nonostante la paura”.

SDP: «Tutta colpa del premier»

L’episodio ha suscitato dure reazioni politiche e istituzionali. Il Partito socialdemocratico (SDP) ha definito l’aggressione “una vergogna per la Croazia, per uno Stato che si vanta di essere democratico ed europeo, ma in cui bande di teppisti con passamontagna sfilano liberamente urlando saluti fascisti e perseguitando le minoranze, mentre il governo tace”.

Nel suo comunicato, l’SDP accusa direttamente il premier Andrej Plenković, definendolo “un codardo che non osa riconoscere l’evidenza: tutto questo accade perché per mesi ha chiuso gli occhi davanti alla radicalizzazione della società”. Secondo i socialdemocratici, la tolleranza verso l’estrema destra e la continua minimizzazione degli episodi di odio hanno creato “un clima di oscurantismo e paura”.

La condanna del sindaco 

Il sindaco di Spalato, Tomislav Šuta, ha espresso una condanna netta, affermando che “Spalato deve restare una città di sicurezza, tolleranza e rispetto per tutti i cittadini e gli ospiti, indipendentemente dalla loro nazionalità, religione o appartenenza”. Ha ricordato che proprio in novembre, mese dedicato al ricordo delle vittime di Vukovar, “sono necessari unità, dignità e pace, non divisioni e intolleranza”.

Anche la deputata centrista Marijana Puljak ha chiesto una reazione immediata del sindaco e della polizia: “Spalato è sempre stata una città di cultura, diversità e libertà, non un luogo di paura e violenza”.

Dal movimento Možemo! è arrivata un’analoga richiesta di fermezza: “L’attacco al gruppo culturale Prosvjeta è una vergognosa pagina della vita cittadina. Spalato deve dimostrare di essere una città che non tollera violenza e intolleranza e che protegge tutti i suoi cittadini”.

Il consigliere comunale Bojan Ivošević ha riferito di essersi recato personalmente sul posto “per sostenere persone che sono state prese di mira solo per la loro nazionalità”.

L’ex premier Kosor: «Paese diviso tra civiltà e intolleranza»

La ex premier Jadranka Kosor ha commentato l’episodio sui social: “Mentre a Zagabria si celebrava la cultura all’apertura di una nuova scena del Teatro nazionale, a Spalato persone mascherate con saluti fascisti impedivano un evento della minoranza serba. Una doppia immagine della stessa Croazia, divisa tra civiltà e intolleranza”.

Una serie di episodi

L’aggressione di lunedì sera è solo l’ultimo di una serie di episodi che, negli ultimi mesi, hanno alimentato il dibattito sulla recrudescenza del nazionalismo radicale in Croazia. Gli appelli alla calma e alla responsabilità si moltiplicano, mentre cresce la preoccupazione per la sicurezza delle minoranze e la tutela dei valori costituzionali.

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