Tensione a Split per l’arrivo del traghetto italiano “Moby Drea”, un’imbarcazione lunga 183 metri e costruita negli anni ’70, che trasporta a bordo pannelli contenenti amianto. Il traghetto era stato trainato nelle acque prospicienti il capoluogo dalmata con l’intenzione di essere sottoposto a lavori di manutenzione e rimozione dei materiali pericolosi presso il cantiere navale Brodosplit. Tuttavia, secondo fonti non ufficiali, l’operazione potrebbe essere bloccata per motivi di sicurezza.
Secondo quanto riferito dall’agenzia Hina, funzionari dell’Ispettorato statale e della dogana dovrebbero ispezionare il “Moby Drea” all’arrivo nel porto del cantiere navale. L’ispezione potrebbe concludersi con il divieto di permanenza in porto, proprio a causa del carico classificato come pericoloso: pannelli contenenti amianto, usati all’epoca della costruzione per la compartimentazione antincendio di classe A60.
Il traghetto, ieri mattina, si era diretto temporaneamente verso l’isola di Solta (Šolta): 1uesto movimento sarebbe legato al riposizionamento del veliero “Golden Horizon”, che era ormeggiato nella parte più profonda del porto del cantiere e che è stato spostato per lasciare spazio al “Moby Drea”, che ha un pescaggio troppo profondo per le altre aree del porto.
L’arrivo del traghetto ha generato un’ondata di preoccupazione nella cittadinanza. Nei giorni scorsi, numerosi abitanti di Split hanno manifestato contro l’attracco dell’imbarcazione, preoccupati per i possibili rischi ambientali e sanitari. Martedì scorso si è svolta una protesta davanti ai cancelli di Brodosplit, a cui hanno partecipato cittadini, attivisti, esponenti politici locali e lo stesso sindaco Tomislav Šuta.
A preoccupare i residenti è soprattutto la presenza dell’amianto e l’ipotesi che venga gestito all’interno del centro urbano, in una città che ha già un passato doloroso legato all’uso di questo materiale, come dimostra il caso della fabbrica Salonit a Vragnizza (Vranjic). L’uso dell’amianto in Croazia è vietato dal 2006, ma le sue conseguenze continuano a pesare sulla memoria collettiva.
In risposta alle proteste è nata ieri la “Iniziativa civica Spalato sana”, che ha raccolto in poche ore oltre mille firme per chiedere la partenza immediata del “Moby Drea” e per opporsi a qualsiasi trattamento dell’amianto all’interno del territorio cittadino. I promotori dell’iniziativa sottolineano la mancanza di trasparenza e denunciano l’assenza di comunicazioni preventive alle autorità locali.
Un elemento che ha contribuito ad alimentare dubbi e critiche è il fatto che l’arrivo del traghetto non sarebbe stato notificato alla Capitaneria di porto, che inizialmente non aveva autorizzato l’ancoraggio. Anche questo dettaglio ha rafforzato i sospetti dei cittadini, già allarmati dall’opacità delle informazioni.
Dal cantiere navale Brodosplit è arrivata una rassicurazione: i lavori sarebbero stati affidati a una ditta specializzata e autorizzata per la gestione dell’amianto, mentre il materiale rimosso sarebbe stato smaltito da un’impresa con regolare concessione per il trattamento di rifiuti pericolosi. Tuttavia, non è stata fornita alcuna indicazione sulla destinazione finale dell’amianto né su eventuali misure di sicurezza ambientale da adottare durante le operazioni.
Il caso è diventato rapidamente politico e simbolico: riguarda non solo la tutela della salute pubblica, ma anche la trasparenza nelle decisioni che coinvolgono la comunità e l’ambiente. In attesa della decisione finale delle autorità ispettive, il futuro del Moby Drea resta incerto, così come la fiducia della cittadinanza nella gestione di una vicenda che ha riaperto ferite mai del tutto rimarginate.
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