Slovenia. Via l’obbligo del tampone

Il governo di Lubiana ha revocato ieri sera la disposizione che imponeva i test per i transfrontalieri. Soddisfatto Felice Žiža che era intervenuto per ottenere questo risultato

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Il governo di Lubiana ha allentato la stretta decisa alle frontiere allo scopo d’arginare la diffusione del Covid-19, perlomeno nel caso dei transfrontalieri che provengono dai Paesi dell’Unione europea con un quadro epidemiologico migliore, ovvero con un’incidenza più bassa del coronavirus nell’arco di 14 giorni su 100mila abitanti. L’allentamento della stretta vale per i lavoratori transfrontalieri e per altre categorie di cittadini che varcano quotidianamente la frontiera: dagli studenti di ogni ordine e grado, ai docenti e alle persone che devono varcare il confine per questioni di salute o per assistere i familiari malati.
Per ottenere questo risultato da più parti erano state esercitate pressioni a Lubiana. Si erano attivate la diplomazia italiana, le autorità regionali dell’FVG e anche le minoranze, sia quella italiana in Slovenia che quella slovena in Italia. Particolarmente incisiva era stata l’azione della CNI.
Già ieri pomeriggio, interpellato in merito alla questione, il parlamentare della CNI alla Camera di Stato della Slovenia, Felice Žiža, si era dichiarato fiducioso, anche in virtù degli sforzi profusi a tale scopo in coordinamento con l’Ambasciata italiana a Lubiana e con la CAN Costiera. “Stamane (ieri per chi legge) ho parlato al telefono, per quasi un’ora con il ministro degli Affari interni, Aleš Hojs. Prima ancora, sia ieri che oggi, mi ero sentito con l’Ambasciatore italiano a Lubiana, Carlo Campanile, a sua volta in contatto con il dicastero degli Interni”, aveva dichiarato Žiža. Il deputato aveva rilevato, inoltre, di aver apposto la propria firma accanto a quella di Alberto Scheriani, presidente della CAN Costiera, nella lettera indirizzata da quest’ultima al Ministero degli Affari interni di Lubiana per auspicare l’abolizione dell’obbligo del tampone alla frontiera.
“Innanzitutto – aveva proseguito il deputato – ho chiesto al ministro Hojs di spiegarmi le ragioni che hanno portato al nuovo regime ai valichi. Mi ha detto che si tratta di una scelta dettata dalla decisione delle autorità di Vienna di far sottoporre a tampone chiunque voglia accedere in Austria. Lubiana è solita valutare le misure varate in Austria e a replicarle quando le giudica sagge”. “Il ministro – aveva proseguito – mi ha spiegato anche che la Slovenia basa le sue valutazioni (epidemiologiche) sulla graduatoria dell’Istituto Robert Koch, in base al quale l’Italia è zona rossa. Tuttavia, abbiamo appurato che i dati forniti dall’organizzazione tedesca sono in ritardo di 10-14 giorni. Gli ho fatto presente che l’Italia è in zona gialla. In realtà si trovano in zona gialla pure l’Austria, la Croazia e l’Ungheria”. “Grazie all’aiuto del mio staff – ancora Felice Žiža – sono riuscito a risalire alla classificazione dell’Ufficio sanitario per la prevenzione delle malattie infettive dell’UE, aggiornata al 4 febbraio. Stando a questa tabella il numero dei nuovi casi infetti giornalieri su 100mila abitanti in Italia ammonta negli ultimi 14 giorni a circa 280, in Austria a 230, in Croazia a 180 e in Ungheria a 160. Nel caso della Slovenia il dato ammonta a 850. Per certi versi dovrebbero essere loro a temere la Slovenia, ma nessuno di questi, ad eccezione dell’Austria, è ricorso ai controlli. L’Austria lo ha fatto perché confina con la Slovenia e la Repubblica Ceca che sono rosse e con la Germania che penso sia arancione”.
Ieri sera Felice Žiža non ha fatto mistero della sua soddisfazione, per il fatto che l’obbligo dei tamponi per i transfrontalieri sia stato cancellato in tempi da primato. Stando ai dati a cui si è richiamato il deputato CNI, in zona gialla sono sia la Croazia, che l’Italia, con un’incidenza nel caso di entrambi i Paesi inferiore a 300. Ragion per cui da oggi dovrebbe decadere l’imposizione dei test, anche grazie all’impegno della Comunità Nazionale Italiana.

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