Slovenia. Il postCovid ora è un problema

Foto Željko Jerneić

La situazione epidemiologica in Slovenia migliora, ma resta seria. “Gli operatori sanitari stanno facendo un grande lavoro. Sono stremati e sotto pressione. Da più di un anno stanno affrontando una situazione difficile e alle volte vengono pure minacciati”. È quanto dichiarato dal direttore della Clinica universitaria per le malattie polmonari e le allergie di Golnik e membro del Consiglio di esperti per il Covid-19 istituito dal governo, Aleš Rozman, che ha voluto rivolgere un ringraziamento a medici e infermiere per il lavoro svolto in questi tempi caratterizzati dalla pandemia da coronavirus che non permette loro di usufruire delle ferie e quindi di potersi riposare e rigenerare mente e corpo. Sono in tanti ad avere ancora a disposizione metà o un terzo delle ferie dell’anno scorso. E dall’inizio del 2021 gli ospedali, o meglio il loro personale sanitario devono prendersi cura anche dei malati affetti dalla sindrome postCovid che colpisce il 15 per cento di coloro che sono usciti dall’infezione. Si tratta soprattutto di persone che hanno avuto un quadro clinico lieve e non hanno dovuto essere ricoverate. I sintomi che caratterizzano la sindrome postCovid sono diversi, ma i più comuni sono stanchezza cronica, parosmia (perdita parziale del senso dell’olfatto) e ipoageusia (perdita del gusto). “Sono situazioni nuove anche per i medici”, ha sottolineato Rozman. Attualmente negli ospedali del Paese i malati Covid sono 621 di cui 155 sono ricoverati in terapia intensiva. Nel corso della giornata di martedì, quando in Slovenia è stata celebrata la Giornata dell’Insurrezione ovvero della resistenza contro l’occupatore, è stato effettuato un minor numero di test per il Covid (2.007) che hanno confermato 398 casi di contagio, numero di gran lunga inferiore rispetto al giorno prima quando c’erano stati 807 nuovi infetti. I decessi riconducibili al coronavirus sono stati invece 15.

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