Slovenia. I vertici dello Stato si vaccinano con AstraZeneca

Vaccino anche per il premier Janez Janša. Foto Twitter/VladaRS

In Slovenia crescono nuovamente i contagi e le ospedalizzazioni con quest’ultime che riguardano soprattutto le persone over 55. Lo ha avvertito l’epidemiologa Mateja Logar a capo del gruppo di esperti per il Covid-19 istituito dal governo.
Soffermandosi invece sulla vaccinazione, Mateja Logar ha ribadito l’importanza dell’immunizzazione onde evitare ricovero in ospedale e decesso. “In Slovenia si riprende con la somministrazione del vaccino AstraZeneca che è sicuro ed efficace in quanto evita di sviluppare forme più gravi della malattia e di morire”, ha detto l’epidemiologa.
Oggi a sottoporsi alla vaccinazione con il siero anglo-svedese, per dare il buon esempio e contribuire ad accrescere la credibilità del preparato, sono stati i vertici dello Stato. Le prime dosi del vaccino AstraZeneca sono state somministrata al Presidente della Repubblica Borut Pahor, al premier Janez Janša, al presidente della Camera di Stato, Igor Zorčič e a quello del Consiglio di Stato, Alojz Kovšca. “Abbiamo fiducia nella scienza e negli esperti che ci esortano a vaccinarsi”, è stato il messaggio su Twitter del Presidente Borut Pahor.
Tornando ai contagi, da rilevare che nelle ultime 24 ore sono stati registrati 937 nuovi infetti a fronte di 5.502 test molecolari eseguiti. Il tasso di positività è del 17 per cento. Si sono avuti pure 10 decessi per complicazioni dovute al coronavirus. Sono 485 i malati Covid ricoverati negli ospedali (+32 rispetto al giorno prima, il numero più alto di ricoveri giornalieri da febbraio) di cui 88 si trovano in terapia intensiva. “Cresce la pressione sugli ospedali. Le misure antiCovid vanno rispettate e bisogna vaccinarsi. Soltanto così potremo evitare che i contagi aumentino e di conseguenza anche i ricoveri”, ha sottolineato Mateja Logar, secondo la quale l’incremento del numero dei nuovi infetti e delle ospedalizzazioni si deve alla presenza delle nuove varianti del coronavirus, soprattutto di quella britannica che si diffonde più velocemente, e non alla riapertura di scuole, bar e ristoranti. “Non ci sono focolai del virus negli istituti scolastici o nei locali”, ha spiegato l’epidemiologa, aggiungendo che si denota un aumento dei contagiati tra le persone rientrate dall’estero, in primo luogo tra coloro che hanno fatto visita ai parenti residenti “nell’area dell’ex Jugoslavia”.

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