Slovenia, 136 nuovi contagi. Casi a Pirano e Isola

Una panoramica di Pirano

In Slovenia, nelle ultime 24 ore sono stati effettuati 2.616 test per la diagnosi  del Covid-19. I risultati parlano di 136 casi, cifra che si avvicina al record assoluto da quando è iniziata l’emrgenza sanitaria. Presso gli istituti ospedalieri sono in cura 65 pazienti, di cui 10 si trovano in terapia intensiva. Un paziente affetto da coronavirus è morto. Tre persone sono state dimesse oggi in terapia domiciliare. Un totale di 4.694 infezioni sono state confermate in Slovenia dall’inizio dell’epidemia e 143 pazienti con il nuovo coronavirus sono morti. Nel Paese ci sono attualmente 1.383 persone attivamente infette.
I nuovi contagi sono stati confermati nei seguenti comuni: Lubiana (21, dove ci sono circa trecento i casi attivi), Maribor (9), Slovenj Gradec (8), Litija (6), Slovenske Konjice (5), Kranj (4), Slovenska Bistrica (4). Tre infezioni a Črna na Koroškem, Dravograd, Gorenja vas – Poljane, Kamnik, Medvode, Rogatec e Velenje. Nel frattempo Bohinj si è unito ai comuni con almeno un caso confermato finora. A Pirano e Isola, è stato confermato un nuovo contagio a testa.
Mario Fafangel, capo del Centro per le malattie infettive dell’Istituto nazionale per la  salute pubblica, sta diventando un interlocutore mediatico sempre più popolare sul tema coronavirus. In una delle sue ultime interviste, ha anche parlato del motivo per cui gli epidemiologi si fidavano ancora di chi avesse avuto contatti dopo esser stato infettato. Le persone possono, naturalmente, avere molte ragioni per nascondere i loro contatti. Dall’essere preoccupato per la privacy, per il lavoro  e la sicurezza sociale, fino al non voler infastidire altre persone. “Come epidemiologo, posso dire che li capisco. Tutti abbiamo contatti che non vogliamo che escano pubblicamente o che altri ne sappiano. Permettetemi di fare un esempio: le case pubbliche saranno riaperte in Germania, e gli epidemiologi hanno, naturalmente, avvertito che in questo caso risalire ai contatti sarà estremamente problematico e delicato. Ma c’è sempre la possibilità che la persona infetta con cui è stata in contatto, forse intimamente, in una conversazione faccia a faccia, sia avvisata di essere infettata e che ci sia stato un contatto rischioso. In questo modo si ottiene lo stesso effetto di un’app, ad esempio. Perché quando scoprirai di essere stato in contatto con qualcuno che è stato infettato, sicuramente ti comporterai in modo diverso, e personalmente, come epidemiologo, è sufficiente. Ripeto, non vogliamo che le persone ci nascondano i loro contatti perché hanno paura della reazione che questo potrebbe suscitare. Come categoria non vogliamo che qualcuno resti in quarantena, ma sicuramente cerchiamo di fare di tutto per responsabilizzare le persone”.

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