Sissano. Pedalare in amicizia (foto)

Prima edizione della «Pedalata dell’amicizia» promossa dalla locale Comunità degli Italiani con il supporto dell’Unione Italiana

Non è certo il Giro d’Italia, ma quello di una Comunità Nazionale Italiana di Croazia e Slovenia volenterosa di dimostrare la propria essenza-presenza e il legame dei suoi appartenenti alla comune radice identitaria senza dover sempre e a ogni costo salire in vetta con proponimento di eventi di carattere artistico-culturale, scientifico-formativo o divulgativo. La nostra è presenza incisiva. Ma, a volte la semplicità di un raduno ricreativo, comunque abbinato a momenti di apprendimento in grado di far apprezzare ambiente, storia e tradizioni locali, basta per esprimere il volto migliore, più spontaneo e genuino di un’etnia ancora in grado di tenere duro. E, detto nel linguaggio del ciclismo, bruciare le tappe per farsi valere e riconoscere senza mai rinunciare al traguardo e alle proprie finalità.
Obiettivo centrato
La kermesse ciclistica di ieri dall’entroterra al mare, ben studiata dalla Comunità degli Italiani di Sissano in collaborazione con l’Unione Italiana, ha davvero centrato l’obiettivo proponendo una splendida “Pedalata dell’amicizia” a sostegno della coesione e dello spirito di gruppo, sfidando la calura pomeridiana dell’ancora superstite anticiclone estivo. Hanno vinto la simpatia, la voglia di divertirsi, le battute dialettali, le “remenade”, la maravea, il finto agonismo, la baldanza, l’orgoglio dell’appartenenza, di sventolare la bandiera delle singole Comunità degli Italiani di provenienza, che messe tutte assieme hanno creato compattezza, hanno creato la CNI su due ruote e in sella a un bel successo. La cronaca dell’evento parte dal benvenuto alla cinquantina di partecipanti, dalla consegna delle biciclette, dalle indicazioni generali e, via. Tutti in bici con caschetto, l’omaggio della borraccia con acqua fresca, in partenza dalla CI per arrivare fino alla spiaggia, fermarsi davanti al Monumento ai caduti dell’esploratore Cesare Rossarol, sentirne la storia raccontata da Luca Covella.
Incoraggiati per il futuro
Il tragitto di 12 chilometri, prevalentemente pianeggiante, ha comunque “imposto” la salita al Monte Madonna, tratti di strada asfaltata e sterrata, impolverata e invasa da “spini de samer”. Ed ecco la parte istruttiva: il complesso di Monte Madonna, il progetto di valorizzazione del territorio boschivo lungo lo stupendo litorale sissanese e la toponomastica locale, illustrati da guide professioniste: Helena Pola e Claudio Grbac. Quest’ultimo e Antonio Dobran, hanno proposto quello che è il motivo d’orgoglio della gente autoctona il canto della mantignada “Quando saremo sun monto Madonna…”. Infine, la soddisfazione di avercela fatta, il ritorno, diradati, contenti, sudaticci e paonazzi in viso, chi primo chi ultimo non importa e il recupero delle energie perse: la cena con il buono assegnato dall’UI assieme all’ospitale CI sissanese. “È la prima volta – ha detto Paolo Demarin, presidente della locale CI e dell’Assemblea UI, nei panni di ciclista partecipante – che si è proposto qualcosa del genere. Visto come è andata, siamo incoraggiati a programmare un nuovo giro”. E dire, che l’inizio, era sembrato poco promettente: start sonnolento commentato da Antonio Dobran tra le risate generali (“iera meo che i ve dava qualche bossa de vin e no acqua”). In mezzo al gruppo anche Marin Corva, presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana, in versione pimpante maglia arancione, che ha rinunciato alla bici elettrica e accettato la semplice mountain bike resistendo con gli altri per tutto il tragitto.

 

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